«Soldi al Nord Africa». La Ue sceglie di pagare per fermare i migranti: sul tavolo 8 miliardi

Venerdì 25 Giugno 2021 di Marco Conti
«Soldi al Nord Africa». La Ue sceglie di pagare per fermare i migranti: sul tavolo 8 miliardi

A distanza di tre anni si torna a parlare in Consiglio Europeo di migranti e di sbarchi. Nella riunione precedente Mario Draghi aveva chiesto venisse messo all’ordine del giorno dell’ultimo appuntamento a Bruxelles prima dell’estate e così è stato. I Ventisette ne hanno discusso ieri pomeriggio nella prima riunione del Consiglio, subito dopo aver fatto il punto sulla pandemia e le campagne vaccinali.

 

La cifra

Nelle conclusioni del vertice ci sarà traccia di quell’approccio molto pragmatico secondo il quale la Commissione entro ottobre dovrà presentare un pacchetto di proposte tese a bloccare gli attraversamenti illegali e riorganizzare le procedure di rimpatrio. Una linea caldamente sostenuta dal presidente del Consiglio durante il suo recente incontro a Berlino con la Cancelliera Angela Merkel. Si lavora, quindi, sulla dimensione “esterna” del fenomeno dopo anni nei quali il tema era di fatto “in sonno” per le profonde spaccature tra i Ventisette e i conseguenti riflessi interni nei singoli stati. 


Torna quindi l’Europa accanto agli Stati più esposti, con l’obiettivo di trattare direttamente con i Paesi di origine e di transito. Per tutto ciò la Commissione ha a disposizione otto miliardi, dal prossimo anno, solo per la frontiera mediterranea. Una cifra consistente anche se gli accordi sono ancora tutti da definire a differenza di ciò che accade sulla rotta balcanica per la quale è stato deciso di rinnovare l’accordo già siglato con la Turchia da tre miliardi e mezzo. Nel comunicato finale si legge anche l’impegno a lavorare «sui rimpatri, sulle riammissioni e sulle cause profonde delle migrazioni». Si esce dalla dimensione bilaterale che in questi anni ha reso complicato arrivare ad intese con i singoli stati africani. Stavolta si muove l’Europa e il maggior impegno comunitario è stato sottolineato dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli secondo il quale la “dimensione esterna” delle migrazioni è «essenziale», ma da sola «non basta» per gestire i fenomeni migratori a livello Ue. Sassoli ha anche definito scandaloso il meccanismo «volontario» sui ricollocamenti e ha anche criticato «che la sorte delle persone sia legata alle vicende elettorali nei nostri Stati membri». 
Il riferimento è alle imminenti elezioni in Germania e alle presidenziali francesi del prossimo anno. Soprattutto a Berlino si guarda con preoccupazione l’aumento dell’immigrazione sulla rotta balcanica. «I numeri dei migranti» che arrivano in Lituania dalla Bielorussia, spiega il presidente lituano Gitanas Nauseda, «nell’ultimo mese sono aumentati molto: dobbiamo affrontare» questo fenomeno «e possiamo farlo solo insieme». Nauseda punta il dito su Minsk sostenendo che «iraniani, siriani e iracheni arrivano in aereo in Bielorussia per poi passare in territorio Ue». La “scoperta” del fenomeno da parte dei Paesi del Nord Europa rende più forte la spinta dell’Italia che nelle conclusioni del Consiglio vede riconosciuta la necessità di «una vigilanza continua e di un’azione urgente».


«Il Consiglio europeo - si legge - ha discusso la situazione della migrazione sulle varie rotte. Sebbene le misure adottate dall’Ue e dagli Stati membri abbiano ridotto i flussi irregolari complessivi negli ultimi anni, gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un’azione urgente». Nel documento finale si specifica anche l’obiettivo delle partnership e della cooperazione con i Paesi di origine e transito, finalizzata a «sostenere i rifugiati e gli sfollati nella regione, sviluppare capacità di gestione della migrazione, sradicare» il traffico di esseri umani, «rafforzare il controllo delle frontiere, cooperare in materia di ricerca e soccorso, affrontare la migrazione legale nel rispetto delle competenze nazionali, e garantire il rimpatrio e la riammissione».

 

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