Migranti, stop dei vertici militari: «Inapplicabili le multe a chi li soccorre»

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di Valentina Errante

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I trattati internazionali e le prerogative dei ministeri della Difesa e delle Infrastrutture sono due i fronti aperti del decreto Sicurezza bis, diffuso, in bozza, ieri dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il provvedimento stride innanzi tutto con il diritto. A cominciare dalle multe previste per chi soccorra i migranti in mare, ultima offensiva del ministro dell'Interno contro le ong. Così se dal punto di vista politico crea l'ennesima crepa nella fragile architettura del governo gialloverde, sono i tecnici dei ministeri, toccati dal decreto, e non solo, a sostenere che il testo non possa passare il vaglio del Consiglio dei ministri, ed eventualmente della Corte Costituzionale. E «inapplicabile» lo definiscono anche i vertici militari. «Sanzionare qualcuno per un'azione umanitaria compiuta in acque internazionali, non viola solo i trattati ma anche che il diritto del mare, spiegano. Tanto più che bisognerebbe colpire anche imbarcazioni battenti bandiera di stati esteri».
Del provvedimento, che fa acqua dal punto di vista giuridico e attribuisce al Viminale le competenze divise già tra due dicasteri sul controllo del mare, anche l'ufficio legislativo del ministero dell'Interno era all'oscuro.

LE MULTE
Il primo articolo della bozza del decreto, quello che prevede sanzioni amministrative tra 3.500 e 5mila euro per ogni migrante salvato e in casi più gravi o reiterati la sospensione da uno a dodici mesi, ovvero la revoca della licenza all'attività delle imbarcazioni, non fa cita trattati internazionali. Per i vertici militari le norme non possono trovare applicazione. Sia per il diritto del mare sia per le convenzioni, sottoscritte dall'Italia in materia di salvataggio e ricerca. Principi che devono essere rispettati e che renderebbero difficile l'applicazione delle norme. Soprattutto qualora le sanzioni riguardassero imbarcazioni battenti bandiera straniera, che non possono certo essere multate, se non per violazioni amministrative da stati terzi. Alla base c'è anche la convenzione di Montego Bay, alla quale, l'articolo 2 del decreto fa riferimento: «Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l'equipaggio o i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo; Proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui ci si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa». Competente per le sanzioni, che vengono definite amministrative, sempre secondo il decreto, tra l'altro, dovrebbe essere il comando delle Capitanerie di porto, alle quali spetterebbe dunque la salvaguardia della sicurezza in mare, dal momento che il divieto dei salvataggi è alla minaccia terroristica. Una competenza che, all'articolo successivo, il decreto sottrae alla Marina (dalla quale dipende la Guardia costiera) e al ministero delle Infrastrutture che, con lo stesso decreto Salvini esclude dalla competenza. Ma anche sull'aspetto giuridico di sanzione amministrativa la questione diventa complicata.
La complessa situazione libica, che potrebbe portare a nuove partenze, e il rischio che tra i profughi si nascondano foreign figheters, non può giustificare misure straordinarie come quelle previste dal decreto. Dal punto di vista giuridico deve sussistere una minaccia concreta per procedere. Salvini fa riferimento « a peculiari rischi per l'ordine e la sicurezza pubblica» che scaturiscono dall'attuale contesto internazionale.

LE COMPETENZE
Le competenze sulla sicurezza sono precedenti alla Costituzione. Regi decreti hanno attribuito al ministro dell'Interno la responsabilità sul territorio nazionale e alla Marina il controllo del mare. Di certo, con il nuovo governo i ruoli si sono più volte sovrapposti, proprio sulla questione sbarchi e immigrazione, ma gli uffici legislativi della Difesa e delle Infrastrutture, responsabile del trasporto in mare e dei porti, nessuno è stato avvertito del nuovo decreto che punta a stravolgere le competenze. Proprio la Guardia costiera, braccio della Marina, che finora, nel compito di sorveglianza marittima, ha avuto una dipendenza funzionale dalle Infrastrutture, dovrebbe rispondere al Viminale.
Domenica 12 Maggio 2019, 09:47
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