GIUSEPPE CONTE

M5S, processo a Conte: ira di Beppe Grillo e Raggi, gruppi parlamentari in subbuglio

Giovedì 7 Ottobre 2021 di Mario Ajello
M5S, processo a Conte: ira di Beppe Grillo e Raggi, gruppi parlamentari in subbuglio

«Io mollo». È il sussurro, ma potrebbe diventare grido, che dilaga tra le fila dei 5 stelle al Senato (meno) e alla Camera (molto di più). E si accompagna allo slogan coniato da Di Battista che spopola tra i suoi ex colleghi di movimento: «Eravamo francescani, siamo diventati franceschini».

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M5S, esodo dai gruppi?

E tutto parla di un processo a Conte, accusato di aver perso le elezioni, imputato di voler ridurre il Movimento 5 Stelle a portatore d’acqua del Pd, ad ascaro dei dem, ad amico dell’odiato De Luca in Campania come si vede nella foto con don Vincenzo il governatore e Di Maio e Fico che festeggiano con lui il risultato di Napoli. Insomma? Potrebbero andare via in venti parlamentari dai gruppi stellati. Più tutto l’esodo dai territori. Più Grillo che non sopporta Conte. Più, anzi soprattutto, la Raggi che si è sentita (non a tutto) abbandonata da Conte in campagna elettorale e scaricata subito dopo il tonfo. E ci sono big come l’ex ministro Spadafora  e come il genovese Battelli e come diversi presidenti di commissioni parlamentari - per non dire del raffreddamento di importanti opinion maker filo-grillini -  che non sopportano la ”sudditanza” contiana al Nazareno e la vedono così: «Ma se diventiamo la mini copia sbiadita del Pd a che cosa serviamo più?».

È lo sbandamento di un partito che sfiorava il 40 per cento e ora si vede ridotto al 4. La crisi scoppierà davvero il giorno dopo dei ballottaggi perché M5S che è andato  malissimo ovunque e in gran parte d’Italia non ha neppure avuto la forza di presentare le liste,  è ancora in corsa in alcuni comuni siciliani e infatti Conte è laggiù tentando un mini recupero. Che non cambierà però il quadro.


La Raggi è infuriata con Conte e quel 19 per certo di voti che ha preso a Roma, record nel panorama italiano 5 stelle,  sono suoi e non dell’ex premier. Il quale ha pensato bene di abbandonate Virginia al proprio triste destino nella sera della sconfitta, ed è corso a Napoli a cointestarsi la vittoria corposa di Manfredi. Sgarbo non rimarginabile e contestato nelle chat dei parlamentari. 

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Il subbuglio in casa M5S avrà una prima conseguenza per Conte. Se volesse davvero occupare il seggio parlamentare Pd eventualmente lasciato libero da Gualtieri a Roma, se Gualtieri vincesse il ballottaggio, non potrà essere lui a occuparlo con la casacca grillo/dem perché i grillini glielo impedirebbero. Considerandolo il segno dell’ennesimo cedimento all’amore nazarenico e alla svendita dell’identità originaria e ortodossa. 
La situazione è tale che fioccano gli abbandoni.

Ecco lapidare Conte e lasciare il partito  Marina Forte, presidente della Commissione Anti Mafia in Lombardia: «Voi dovete essere convinti del nuovo corso... mi dovete seguire... dovete essere in sintonia con me... se c’è qualcuno che non è convinto, è meglio perderlo perché quello crea una zavorra interna. Caro Presidente Conte, ebbene, non sono convinta. E lungi da me il voler diventare una zavorra interna, per questo lascio. Non sono convinta perché questa non è l’evoluzione del Movimento 5 Stelle, questo è il nuovo partito di Conte che, a iniziare dallo Statuto e continuando con la comunicazione e con la gestione delle amministrative, nulla ha a che vedere con il Movimento 5 Stelle».

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Dopodiché ecco infierire sullo statista appulo pure Valentina Sganga, candidata perdente a Torino che annuncia: «Saremo comunque all’opposizione, difenderemo i buoni risultati di questi anni a partire da ambiente, giovani e periferie. Se ho sentito i vertici M5S? No, mi è dispiaciuta la presenza solo a Napoli, secondo me per ripartire bisogna mettere la faccia anche nelle città dove si perde, come Torino e Roma”. Di Battista da fuori incalza: “M5S sembra l’Udeur». Conte è il democristianino un po’ mastellato e un po’ lettiano nell’immagine che molti hanno di lui. E ora vede l’abisso. Non è impresa facile perdere una media del 68 per cento degli elettori rispetto alle performance pentastellate del 2016. Calabria- 85%, Napoli -81%, Roma -65%, Trieste -85%, Cerignola -95%: per il M5S, democraticamente e geograficamente, a livello di flessione in percentuale elettorale, è stato un bagno di sangue. E non è facile per Conte tentare d’insufflare speranza ai suoi: «I dati non possono compromettere il nuovo corso del Movimento 5 stelle», continua  a dire. 


A questa storia del nuovo corso strombazzato neanche fosse la nuova frontiera kennedyana non ci crede più nessuno. Non è un caso che, in questo ora, stia girando via web la petizione Change.org  per spingere verso le «dimissioni di Giuseppe Conte da capo politico del M5S». E le motivazioni derivano dalla vecchia guardia del Movimento: l’aver tradito gli ideali di democrazia dal basso di Gianroberto Casaleggio e il “meschino, interessato, supporto elettorale ad un altro partito (il Pd) che il Movimento voleva combattere». 

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Godono quelli di Alternativa c’è, il gruppo parlamentare che raccoglie ex grillini: «Si prevedono nuovi ingressi». In più c’è Grillo che proclama via Twitter: «Dodici anni fa abbiamo fatto l'impossibile. Ora dobbiamo fare il necessario!». Che magari significa rispolverare le radici e liberarsi di Giuseppe l’alieno.

Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre, 00:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA