No vax, il flop delle piazze: da Roma a Milano fiaccolate (quasi) deserte

Giovedì 29 Luglio 2021 di Camilla Mozzetti
No vax, il flop delle piazze: da Roma a Milano fiaccolate (quasi) deserte

Si accendono a Roma e in altre undici piazze italiane le fiaccole dei detrattori del Green pass ma non riescono a contrastare neanche la luce dei lampioni. Non tanto per l'intensità di ogni singola torcia in sé quanto più per lo scarso numero di chi le tiene in mano.
Vanno avanti la proteste di chi dice no al certificato verde - dal 6 agosto in vigore in tutto Paese - ma l'adesione ai vari sit-in, che in rete e sui social era stata annunciata come «scrosciante» al grido di «saremo centinaia di migliaia», si ferma a questo: una speranza disattesa. Le piazze regalano un'altra immagine, quella di una minoranza accalorata ma composta, disorientata pure nella battaglia che porta avanti e contrastante anche nei pensieri.

No vax senza mascherine

 

«Non siamo no vax - diceva ieri uno degli organizzatori del sit-in a piazza del Popolo a Roma - ma non tolleriamo che ci venga detto cosa fare. Il Covid uccide ma se viene preso in tempo si può curare basta fare attenzione e attenersi all'igiene e alle distanze». Poi però parla al microfono senza mascherina, intorno a lui le distanze non vengono garantite, un gruppo di persone lo applaude ma nessuna ha il volto coperto.

 


I NUMERI
Roma vive così il suo secondo giorno di protesta dopo quella decisamente più colorata dei manifestanti del movimento Io apro, capitanato da un gruppo di ristoratori che pur in numero ridotto (dai 50 mila annunciati per martedì erano poi 600 secondo la Questura) hanno provato a sfilare per il Centro creando qualche disagio alla circolazione. Ieri da Milano a Palermo, da Torino a Bologna, da Roma a Padova a manifestare contro il Green pass gli aderenti e i sostenitori del Comitato libera scelta, un gruppo nato spontaneamente sui social che sempre in rete si dichiara apolitico e apartitico.

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«Giù le mani dai bambini», «Nessuno ha il diritto di gestire la mia vita», «Sono sana fino a prova contraria». Alcuni degli slogan che si sono rincorsi da Nord a Sud del Paese. Ma nelle piazze sono in pochi: neanche un migliaio a Roma, qualche centinaia a Torino (dove appare anche Forza Nuova), una cinquantina a piazza Fontana a Milano. A tenere tra le mani i cartelli con gli slogan che contano anche «Green pass misura dittatoriale» e «unità contro ogni discriminazione», uomini e donne con un'età compresa tra i 40 e 60 anni. Coloro i quali che, stando ai report delle varie Regioni e della cabina del ministero della Salute, rifuggono ancora oggi la vaccinazione principalmente per timori o posizioni ideologiche. A piazza del Popolo non ci sono i giovani e non ci sono gli anziani. I primi nel Lazio stanno correndo a vaccinarsi i secondi sono già immunizzati da mesi. Ci sono invece - in gran numero - le forze dell'ordine ma fortunatamente resteranno a guardare senza dover intervenire per sedare disordini o tafferugli. Ci sono i politici, diversamente da quanto accaduto in altre città. A Roma arriva Vittorio Sgarbi: «Non abbiamo nessuno certezza che il vaccino sia stato testato», Claudio Borghi deputato leghista: «Sono qui per esprimere solidarietà per una causa che è la nostra, per la libertà di scelta», dice mentre un manifestante gli risponde urlando: «al governo e all'opposizione! Al governo e all'opposizione!». Con lui altri esponenti di partito da Alberto Bagnai a Simone Pillon fino ad Armando Siri: «Non è vero che chi non si vaccina muore». C'è anche l'ex M5s Gianluigi Paragone.

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LE FIRME
Tanto a Milano quanto a Roma i manifestanti spendono parole e un minuto di silenzio per ricordare lo pneumologo di Mantova Giuseppe De Donno, morto suicida, che nella prima fase della pandemia avviò la cura con il plasma iperimmune lasciata poi decadere nella gestione dei malati ospedalizzati. Ma l'attenzione nella Capitale è riservata - con ben altri toni - anche a Roberto Burioni. Poche ore prima sempre a piazza del Popolo nel sit-in promosso da Edoardo Polacco e precedente a quello di Comitato libera scelta sono state raccolte una cinquantina di firme per una querela contro il virologo. I cori passate le 21 cambiano decisamente tenore: cadute le recriminazioni contro il Green pass si passa agli insulti - per mezzo di una dialettica propria di certe manifestazioni - contro chi il certificato verde l'ha varato.
 

 

Ultimo aggiornamento: 30 Luglio, 12:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA