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La decennale battaglia del signor Berger per ripristinare le festività religiose soppresse, Palazzo Chigi: «bisognerebbe cambiare il Concordato»

Sabato 14 Maggio 2022 di Franca Giansoldati
Paul Berger e il cardinale austriaco Christof Schoenborn

Città del Vaticano - Per rivedere il Concordato occorre il benestare del Vaticano. L'ultima risposta da parte di un governo risale a qualche giorno fa, ma il signor Paul Berger, di Bolzano, testardo come tutti i montanari, non si arrende e continua la sua martellante campagna intrapresa da più di dieci anni per far tornare in Italia le festività religiose soppresse, vale a dire la festa di San Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, Venerdì Santo, i santi Pietro e Paolo e il Lunedì di Pentecoste.

«Sono significative e di alta tradizione popolare. È stato un errore toglierle. L’abolizione non ha giovato all’economia» annota Berger che si rigira tra le mani la mail proveniente da Palazzo Chigi con la quale perorava la causa di sostenere le iniziative legislative ferme in Parlamento sul recupero delle festività religiose cancellate nel 1984.

«Nell'esprimerle vivo apprezzamento al suo impegno per tale questione le ricordo che trattasi di materia che beneficia di copertura concordataria, la quale prevede la bilateralità della normativa che ne deriva per ogni eventuale modifica» si legge. Il che significa che per un passo del genere Italia e Santa Sede si dovrebbero rimettere ad un tavolo per rivedere la revisione pattizia che fu firmata nel 1984 dall'allora segretario di stato vaticano, cardinale Casaroli e dall'allora Presidente del Consiglio, Craxi. Si tratterebbe di modificare l'articolo 6 dove viene stabilito che la Repubblica italiana riconosce come giorni festivi «tutte le domeniche e le altre festività religiose determinate d'intesa tra la Parti». Al momento le feste riconosciute sono: tutte le domeniche, il primo gennaio, il 6 gennaio, il 15 agosto, il primo novembre, l'8 dicembre, il 25 dicembre e il 29 giugno (per il solo comune di Roma).

«Una revisione unilaterale darebbe luogo ad una violazione delle disposizioni di origine pattizia». A firmare la missiva è il l'Ufficio del Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma di lettere di questo genere il signor Berger ne mostra altre, a riprova di un percorso tenace che non intende mollare. 

Berger spiega, infatti, che tanti Paesi in Europa (Austria, Germania, Svizzera) hanno conservato queste festività com’era un tempo. E che in Italia sarebbe importante fare altrettanto visto che sul suo territorio vive il Papa e si trova il Vaticano. Per tale motivo, aggiunge, l’Italia necessita di giornate festive religiose più di qualsiasi altra nazione. Il ripristino gioverebbe alla economia: «non sono uno svantaggio dal punto di vista economico se si pensa al turismo».

In passato diversi cardinali, tra cui Camillo Ruini, avevano risposto alle sollecitazioni di questo altoatesino molto cattolico, e speso una lancia a favore dell'iniziativa, poi però tutto è sempre finito nel dimenticatorio perchè dalla Santa Sede non è mai arrivata la volontà di procedere alla revisione concordataria. C'era stata persino una analisi da parte del settimanale Famiglia Cristiana che al signor Berger spiegava che il ripristino delle feste cancellate non avrebbe di sicuro fatto crescere nella fede gli italiani e che il trend della secolarizzazione non sarebbe stato di certo bloccato. «Noi credenti non dovremmo dimenticare di vivere ogni giorno da cristiani, per rendere davvero onore al Signore e ai suoi santi» scriveva il settimanale cattolico più diffuso nelle parrocchie. Berger, però, con la tenacia dei montanari non molla e spera che Papa Francesco, tanto devoto a San Giuseppe, possa tenere in considerazione questo appello.

 

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