ENRICO LETTA

Pd e M5S, patto (a metà) per le elezioni di ottobre

Martedì 31 Agosto 2021 di Alberto Gentili
Pd e M5S, patto (a metà) per le elezioni di ottobre

L'impegno è solenne e ripetuto. Enrico Letta e Giuseppe Conte si sono giurati, a più riprese, fedeltà da qui al 2023 per fronteggiare «le destre». «Inizia un percorso comune», disse il segretario dem a fine aprile. E il nuovo capo a 5Stelle non si sottrasse, pur usando il condizionale: «Contro Salvini e Meloni il MoVimento potrebbe rivelarsi una forza di sinistra progressista». Ma, a conti fatti, è riuscito a metà il patto tra Pd e M5S in vista delle elezioni comunali del 3 e 4 ottobre a Roma, Milano, Napoli e Bologna e per le suppletive a Siena e nel quartiere romano di Primavalle.

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A pesare sull'intesa promessa, su quel «campo largo» ipotizzato da Letta e Conte, è lo scontro per il Campidoglio. A Roma il MoVimento non ha voluto rinunciare a Virginia Raggi e il Pd, dopo aver cannoneggiato per anni la sindaca grillina, ha deciso di puntare sull'ex ministro dell'Economia Roberto Gualtieri in una partita senza esclusione di colpi. Con una speranza: riesumare l'alleanza al ballottaggio, nel caso (probabile) che la sfida finale fosse riservata al candidato del centrodestra voluto da Giorgia Meloni, Enrico Michetti, e a Gualtieri. Tant'è, che già c'è chi parla di rappresentanti 5Stelle nell'ipotetica giunta dell'ex ministro dem.

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Altrove, invece, il patto in fieri già si vede. Alle suppletive per un posto di deputato a Siena, Letta si è candidato alla guida di un'alleanza di cui i 5Stelle sono parte integrante. Ma per evitare maldipancia, il segretario dem ha rinunciato a presentarsi con il simbolo del Pd. Diverso, ma non troppo, il discorso per Primavalle. Qui i dem hanno deciso di far correre il segretario cittadino Andrea Casu e i 5Stelle, spiazzati dall'autocandidatura dell'ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta, alla fine hanno rinunciato a presentare un proprio candidato. Dunque la partita per il seggio della Camera sarà tra Casu, Trenta, l'ex magistrato Luca Palamara e il rappresentante del centrodestra Pasquale Calzetta, ex presidente dell'11° municipio.

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Lo schema di Siena è stato adottato, dopo tanti tormenti, anche a Napoli, dove Pd e 5Stelle sostengono l'ex ministro e rettore dell'università Federico II, Gaetano Manfredi. A Bologna, città nella quale i grillini hanno deciso di convergere su Matteo Lepore, vincitore delle primarie del centrosinistra. E in Calabria: dopo il passo indietro di Maria Antonietta Ventura, Conte e Letta hanno scelto Amalia Bruni, direttrice del Centro regionale di neurogenetica. Insomma, per trovare una via di uscita, sono stati scelti candidati senza (Siena e Bologna a parte) etichette di partito.
«Il risultato è ottimo. Appena due anni fa non c'era un solo accordo tra noi e i 5Stelle», dice Francesco Boccia, responsabile Enti locali del Pd, «a ottobre invece i due partiti si presenteranno assieme a un centrosinistra unito a Napoli, Bologna, Calabria e in almeno una trentina di Comuni oltre i 15mila abitanti».

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DESISTENZA MASCHERATA
Per il resto la scelta è stata quella di non farsi troppo male. E' il caso di Torino e di Milano. Nella città della Mole la sindaca grillina Chiara Appendino con ogni probabilità dovrà lasciare il Comune a Paolo Damilano (centrodestra) o a Stefano Lo Russo (Pd): l'impalpabile candidata 5Stelle Valentina Stanga è data praticamente per spacciata. Stesso schema a palazzo Marino, dove i pentastellati hanno cercato inutilmente di essere imbarcati nella coalizione che sostiene il sindaco uscente Beppe Sala, per poi ripiegare su Layla Pavone, manager considerata senza possibilità di vittoria.

 


 

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