Prescrizione, Renzi: Bonafede può andare a fare il dj. Io in Parlamento ci torno, loro al governo no

Martedì 11 Febbraio 2020 di Emilio Pucci
Prescrizione, Renzi: Bonafede può andare a fare il dj. Io in Parlamento ci torno, loro al governo no
ROMA «Il Pd ha pensato di fregarmi sulla tattica parlamentare ma non mi conoscono bene...». Altro che sì al voto di fiducia al Milleproroghe con dentro il lodo Conte bis sulla riforma della prescrizione.

A metà pomeriggio Renzi è categorico: «Se vanno avanti così si rovinano da soli. A quel punto confida - non butto giù il governo, butto giù il ministro Bonafede, un promettente dj che così potrà tornare a fare quel mestiere a Firenze».

LE CONDIZIONI
Nessun passo indietro. Anzi. Il leader di Iv ha chiesto ai suoi di vedere quali sono i numeri su una eventuale sfiducia al Guardasigilli: «Se poi i 5Stelle vogliono la crisi sarà colpa loro, non mia. Sapendo che se si torna a votare io in Parlamento ci torno, loro palazzo Chigi invece se lo scordano per sempre. Tanto poi sarà il governo di centrodestra a fare una prescrizione breve, sul modello di una mini Cirielli». Il documento che mette nel mirino il responsabile di via Arenula è già pronto. Verrà tirato fuori dal cassetto se l'accordo tra M5S, Pd e Leu dovesse tramutarsi in un emendamento. Renzi è convinto che al Senato sulla riforma della prescrizione non si appaleserà alcun responsabile di FI e che anche tra i senatori del Pd emergeranno coloro che non vogliono morire giustizialisti.

Per l'ex premier la soluzione migliore è rinviare tutto di un anno. Oppure stoppare la prescrizione dopo la seconda condanna in appello. Quest'ultima strada è stata indicata più volte al presidente del Consiglio e al responsabile della Giustizia. Ma niente. Eppure per Iv sarebbe stato il percorso migliore: il Movimento 5Stelle potrebbe intestarsi lo stop alla prescrizione, il Pd la mediazione e Italia Viva avrebbe evitato l'insurrezione dei penalisti e di tutti gli addetti ai lavori. «Per tre giorni si sfoga ancora Renzi ci hanno infamati e presi in giro. Ma ora basta».

IL SUMMIT
Ieri sera l'ex presidente del Consiglio ha riunito i suoi a palazzo Giustiniani. Per tenere il punto. I canali per ora sono interrotti, «a questo punto sul serio c'è il rischio che crolli tutto», spiega un senatore di Iv. Difficile che si possa arrivare in tempi stretti ad una mediazione. Le carte sul tavolo potrebbero cambiare qualora Pd, M5S e Leu non riuscissero a superare i nodi tecnici sull'emendamento. Ovvero se il lodo Conte bis non fosse ammesso e si arrivasse solo ad una sospensione della Bonafede nel Milleproroghe.

In ballo c'è pure il lodo Annibali che punta al rinvio di un anno della norma entrata in vigore il 1 gennaio. «Se non passa ci si rivede in Aula la promessa di Renzi con il ddl Costa». La battaglia in caso di ulteriore impasse si giocherebbe soprattutto a palazzo Madama. Renzi oltre alla sfiducia al ministro Bonafede potrebbe in quel caso presentare un ddl per ripristinare la riforma Orlando.

LA BATTAGLIA
«Voglio vedere il Pd che vota contro. Non si scappa, i numeri parlano chiaro», la sua tesi. E' una battaglia identitaria da giocare fino in fondo. «Perché noi afferma un altro big di Italia Viva non ci stiamo a perdere la faccia. Vogliono dimostrare che non servono i numeri di Italia Viva? Facciano pure, ne trarremo le conseguenze».

Siamo al gioco del cerino, insomma. Far cader il governo? «Voglio vedere se hanno il coraggio», ripete il leader di Iv. E poco importa se il Pd chiede ora un chiarimento definitivo e rimarchi come nella delegazione renziana si punta a spostare l'attenzione su altri temi come il lavoro per non tirare troppo la corda.

NESSUN CEDIMENTO
Il senatore di Rignano punta dritto. E coinvolge anche Conte che dovrebbe mediare «e invece fa il giustizialista», dice un altro dirigente renziano. «Ci trattano da sempre come alleati di serie B ma stanno giocando con il fuoco», il ragionamento. C'è chi già prevede la possibile nascita di un governo di transizione dopo il referendum ma i pontieri torneranno a studiare un punto di caduta, «che - però - non può essere né l'emendamento al Milleproroghe né un decreto». © RIPRODUZIONE RISERVATA