Campidoglio, sottosegretario per Roma: la Raggi ora teme di essere commissariata

Venerdì 28 Agosto 2020 di Mario Ajello
Campidoglio, sottosegretario per Roma: la Raggi ora teme di essere commissariata

Il timore di venire commissariata. Il sospetto, forse, di un’intesa tra grillini - non tutti la amano, come si sa - e dem per superare la sua candidatura su cui lei ha forzato prendendo in contropiede tanti anche in M5S e di creare un sottosegretario per Roma che in prospettiva potrebbe anche essere il candidato rossogiallo per il Campidoglio. Di fatto, davanti alle indiscrezioni del Messaggero a proposito dell’istituzione di una figura che da Palazzo Chigi si possa occupare del destino della Capitale, Virginia Raggi si arrocca. E lo fa così: «Non serve un sottosegretario ad hoc per Roma. Io i poteri speciali per il sindaco li chiedo ormai da 4 anni a tutti i governi che si sono succeduti. Se davvero questa è l’intenzione di qualche esponente del Pd che si riempie la bocca di queste parole ma poi quando è al governo e in Parlamento non fa nulla, ci dessero la dimostrazione della loro volontà e iniziassero a lavorare. Siedono al governo e hanno la maggioranza in Parlamento, credo questo sia il momento giusto per farlo». Non sta tranquilla la sindaca, insomma. Non vuole finire sotto tutela.

Il piano del governo: un sottosegretario con poteri su Roma

Sabino Cassese: «Il rafforzamento del Campidoglio deve essere un interesse dello Stato»

Se più poteri Roma deve avere, e deve averli, dateli a me: ecco il contropiede della Raggi. La stessa, però, che governa o sgoverna Roma da quatto anni e non è riuscita a stabilire un dialogo fecondo, per dare a Roma il ruolo che si merita - Roma come una sorta di regione-capitale, e basta guardare Berlino per capire che si può anzi si deve - anzitutto con il presidente del Lazio Zingaretti («I due hanno creato uno stallo che pagano i romani», denuncia uno dei plenipotenziari di Berlusconi e Salvini su Roma, il senatore Francesco Giro). E totale incomunicabilità con i quattro esecutivi nazionali che si sono alternati in questo lasso di tempo. C’era Renzi a Palazzo Chigi, e niente. Poi Gentiloni, poi Conte 1 e ora Conte 2, e sempre la stessa storia: Virginia non è riuscita a creare una sintonia, per il bene dell’Urbe, con chi ha avuto e ha le redini della nazione. Ricorda qualcosa, tanto per fare un altro esempio, la chiusura della sindaca rispetto al tavolo su Roma che fu caro all’allora ministro Calenda?

LA RIPARTENZA
L’ipotesi di Palazzo Chigi che riguarda Roma dunque è preoccupante, per l’attuale inquilina del Campidoglio, anche perché prevede la possibilità di riattivare un Dipartimento che fu istituito nel lontano 1990 da Giulio Andreotti allora premier, dotato oltretutto di fondi per lo sviluppo infrastrutturale della Capitale. Ogni anno questo Dipartimento doveva elaborare un «Programma di interventi per Roma Capitale». Ma piano piano, anche per effetto del nordismo via via imperante e dell’ipoteca di Bossi sull’intera politica italiana a cui la sinistra non ha saputo opporre altro che cedevolezze pseudofederaliste (fino e oltre la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001), questo dipartimento e il fondo corrispondente sono stati definanziati e di fatto soppressi. Si può ripartire da lì e dalla necessità di maggiori poteri del Campidoglio, per esempio sul trasposto pubblico e sulla pianificazione territoriale? La Raggi vuole avere più poteri per Roma, cioè per lei: e per questo chiude all’ipotesi sottosegretario. Ma c’è anche chi dice, dentro i 5 stelle, che invece l’ipotesi sottosegretario sotto sotto vada bene a Virginia, purché quel sottosegretario possa essere lei, una sorta di commissaria di se stessa per rilanciare la propria ricandidatura. La morale della storia, è che su Roma occorre fare reset e ricominciare tutto daccapo.
 

Ultimo aggiornamento: 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA