Reddito di cittadinanza, 170.000 disoccupati senza Green pass: scoppia il caso

I percettori del sussidio che potrebbero lavorare non hanno l’obbligo del Qr Code

Lunedì 11 Ottobre 2021 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, 170.000 disoccupati senza Green pass: scoppia il caso

Un nuovo caso sta scoppiando sul 1 milione e passa di percettori del reddito di cittadinanza che deve trovare un lavoro; di questi, almeno 170mila sarebbero senza Green pass perché non ancora vaccinati. Il fatto è che i beneficiari del sussidio che accetteranno un’offerta di impiego dopo il 15 ottobre, ma che poi non saranno in condizione di fornire la prestazione lavorativa perché privi del certificato verde, non perderanno il diritto al sussidio voluto dai Cinquestelle. La loro assenza ingiustificata dal lavoro, anche se prolungata per tutto il periodo del contratto, costerà loro lo stipendio (come per tutti gli altri No-pass) però non verrà considerata al pari di un rifiuto a lavorare: com’è noto dopo il terzo no a un’offerta congrua di lavoro scatta lo stop al sussidio di cittadinanza.

 

Reddito di cittadinanza, i beneficiari sono quasi 1,2 milioni

I beneficiari del reddito ritenuti occupabili, secondo gli ultimi dati Anpal, sono poco meno di 1,2 milioni. Di questi, alla luce dei dati sulla campagna di vaccinazione in corso è possibile stimare che i non immunizzati, quindi privi di Green pass, siano circa il 15 per cento (i 170mila indicati). A meglio precisare la loro situazione è il consigliere nazionale di Unimpresa con delega al Lavoro e al Welfare Giovanni Assi: «Alla luce dei numeri della campagna di vaccinazione in atto è possibile in effetti stimare tra 150mila e 200mila i percettori di reddito di cittadinanza attivabili non vaccinati. Nel caso in cui, una volta chiamati a lavorare, questi dovessero decidere di non munirsi del certificato verde, nemmeno tramite tampone, risulteranno comunque assunti a livello giuridico, anche se non percepiranno lo stipendio per tutto il periodo di occupazione previsto dal contratto. In questo modo non perderanno il diritto al sussidio, pur continuando di fatto a non lavorare». E già questo è un punto che fa discutere.

 

 

Lo scenario

Peraltro, il mancato obbligo di green pass per i percettori del reddito di cittadinanza ritenuti occupabili rischia di creare un cortocircuito. Una situazione anomala, cioè, che potrebbe danneggiare pure le aziende con 15 dipendenti o meno per le quali è prevista la possibilità di rimpiazzare per un periodo di tempo limitato (10 giorni) i dipendenti senza Green pass e che potrebbero pescare i sostituti, con l’aiuto dei centri per l’impiego, proprio dalla platea dei percettori del reddito di cittadinanza ritenuti occupabili. Tra questi, circa un terzo del totale ha sottoscritto i patti per il lavoro nei centri per l’impiego e dunque risulta al momento arruolabile: parliamo di quasi 400mila persone.

A sollevare per primo la questione del mancato obbligo di certificato verde per le persone raggiunte dal sussidio è stato, nei giorni scorsi, il Codacons. Per l’associazione per la tutela dei diritti degli utenti e dei consumatori sarebbe «corretto estendere l’obbligo di Green pass a coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza». Una proposta sulla quale per il momento il ministero del Lavoro non ritiene però opportuno attuare intervento alcuno.

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Sempre dal ministero guidato da Andrea Orlando fanno notare che chi prende il reddito non è comunque esonerato dall’obbligo del Green pass quando questo è necessario, quindi nel caso in cui per esempio un percettore dovesse accettare un impiego dopo il 15 ottobre, data di entrata in vigore dell’obbligo diffuso di certificato verde. Resta il fatto che chi è senza “lasciapassare” e accetterà un lavoro perché ha già due rifiuti alle spalle, e non può fare altrimenti se non vuole rinunciare all’aiuto, avrà una scappatoia per continuare a non lavorare senza incorrere in sanzioni: gli basterà, a contratto firmato, dare la schiena al certificato anti-contagio, quindi a vaccini e tamponi. 

 

La platea

Nel mese di agosto 2021 i nuclei percettori del reddito di cittadinanza hanno raggiunto quota 1 milione 220 mila, mentre i percettori della pensione di cittadinanza hanno sfiorato 135mila unità, per un totale di quasi 1 milione 360mila nuclei raggiunti dalle due prestazioni di sostegno e oltre 3 milioni di persone coinvolte nel complesso. Prevalgono i nuclei composti da tre e quattro persone, rispettivamente 646mila e 673mila. I nuclei con minori sono quasi 443mila, con un numero di persone coinvolte pari a oltre 1 milione 640mila, mentre le famiglie con disabili sono quasi 231mila, con oltre 536mila persone coinvolte.

L’importo medio erogato a livello nazionale in agosto è stato di 576 euro per quanto riguarda il solo reddito di cittadinanza. La platea dei percettori del reddito e della pensione di cittadinanza è composta da 2 milioni 580mila cittadini italiani, 318mila cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno Ue e 119mila cittadini europei. La distribuzione per aree geografiche vede 592mila beneficiari al Nord e 427mila al Centro, mentre al Sud e nelle isole si superano i 2 milioni di percettori. Nei primi otto mesi del 2021 il beneficio messo in campo dallo Stato è stato revocato a 83mila soggetti. Le decadenze, sempre nei primi otto mesi di quest’anno, sono state oltre 230mila.

 

Ultimo aggiornamento: 13 Ottobre, 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA