Referendum, la paura del contagio entra nell'urna: per i sondaggisti voto verso il flop

Lunedì 31 Agosto 2020 di Mario Ajello
Referendum, la paura del contagio entra nell'urna: per i sondaggisti voto verso il flop

Un italiano su tre andrà a votare per il referendum sul taglio del numero dei parlamentari, e secondo alcuni sondaggisti anche meno. E guai a stupirsi. Non siamo più, mentre infuria la paura da Covid, questione di vita o di morte, di quarantena o di vita normale, di terapia (anche intensiva) o di libertà, all'epoca in cui pareva che l'esistenza e la buona salute di un Paese, il nostro, potesse dipendere dalla quantità di autoblù, o dal numero di onorevoli da pagare, e che la medicina salva-nazione fosse il vaffa alla casta. No, è cambiata l'aria.

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E' il fatto che i report dicano che solo il 30 per cento degli elettori il 20 e 21 settembre diranno sì o no nelle urne referendarie alla riduzione degli inquilini del Palazzo - «Guardate che saranno anche meno, circa il 25 per cento, secondo i nostri studi», tiene a precisare Nicola Piepoli, veterano di questa scienza o pseudoscienza - è un segnale di come la società italiana abbia avuto un cambiamento profondo, una discontinuità importante, da quando è comparso il virus tra di noi. Non eravamo quelli abituati a ragionare per indignazione e a trovare nei politici la causa di tutti i mali? Ora sembra passato un millennio da quando l'Italia era quella Italia.
 

E Alessandra Ghisleri, titolare di Euromedia Research, studiosa seria dei trend collettivi, la mette così a meno di un mese dall'appuntamento per il sì o per il no o per il me ne infischio: «La mente dei cittadini non è occupata dal tema dei 200 deputati in meno e dei 100 senatori da dimissionare. E' concentrata viceversa su caos della riapertura delle scuole che avviene pochi giorni prima del referendum e che avrà i suoi ovvi strascichi nelle settimane a seguire. E c'è l'ansia da Covid a occupare per intero o quasi, e il quasi sta a significare che l'interesse per il voto delle Regionali e delle Comunali invece c'è, perché riguarda la vita pratica degli elettori, l'attenzione dei nostri connazionali».

LE VERE URGENZE
Ancora la Ghisleri: «Voglio dire che la paura di finire in un assembramento, stando in fila per entrare nella cabina elettorale, fungerà da deterrente per la partecipazione al referendum». E insomma, dove si voterà anche per il Comune e per la Regione, la spinta per esserci è una cosa, mentre dove - per esempio in pezzo d'Italia cruciali e popolosissimi come il Lazio, la Lombardia e la Sicilia - il referendum dovrà giocare da solo la sua partita il discorso sarà un altro e la presenza nei seggi anche. Correre il pericolo d'infettarsi pur di dire la propria su un tema che non è il Mes - cioè aiuti sanitari contro la seconda ondata in arrivo o che già c'è - e che sembra riguardare le diatribe tra partiti e dentro i partiti più che la qualità e la sanità della vita individuale e collettiva che è il tema dei temi mentre tutto il resto è politica o politicantismo?

Guarda caso un leader che molto più di altri, per antica consuetudine commerciale, sa tastare il polso ai sentimenti della «gente», e stiamo parlando di Berlusconi, ieri sul referendum ha fatto una frenata clamorosa. Si è accorto che il tema non sfonda più come un tempo e ha detto così il Cavaliere (guadagnandosi il plauso di Andrea Cangini che guida i forzisti per il no): «Sto riflettendo molto sul taglio dei parlamentari. Fatto così, come lo vogliono i grillini, rischia di essere solo un atto di demagogia». Berlusconi non considera ultra pop l'argomento e questo gli deriva - lo stesso vale per la paura di Di Maio, a cui non bastano pochi votanti e vuole molti no - dallo studio attento dei sondaggi in corso. A cominciare da quelli della stimatissima Ghisleri.

I calcoli di Piepoli dicono questo: «Più si avvicina il D-Day e più i tassi di partecipazione, perché saranno tutti un po' più informati, un minimo saliranno. Ma niente di che. L'affluenza generale per il referendum, calcolando dove si vota anche per le amministrative e dove invece no, sarà tra il 25 e il 33 per cento, cioè tra un quarto e un terzo di coloro che hanno diritto al voto. Il fatto è che il Covid si è appropriato di noi e se devo votare i rappresentanti civici o regionali che mi difendono da questa malattia per la quale rischio la pelle, lo faccio subito e volentieri. Ma non distraetemi con altre cose, please!».

Ultimo aggiornamento: 11:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA