Regionali, M5S si presenta. Choc Pd: adesso un'alleanza

Venerdì 22 Novembre 2019 di Mario Ajello

ROMA «Lo ammetto: siamo in difficoltà. Abbiamo dei problemi», aveva detto nel pomeriggio Di Maio. Più che un problema però, in serata, è scoppiato un problemone. Piove l'esito del voto su Rousseau - partecipare o non alle elezioni in Emilia e in Calabria? - e il 70 per cento dei votanti sconfessa la linea di Di Maio e non si allinea, ed è la prima volta, ai voleri dei vertici del movimento, compreso Grillo. Sia lui che Di Maio si sono battuti perché M5S si tenesse fuori dalle due competizioni perse in partenza (il 5 per cento vengono quotati i 5 stelle in Emilia, ma qualcuno li dà al 10) e invece no. Gli attivisti hanno ribaltato non solo i pronostici ma anche i desiderata del leader politico e del fondatore. Anche se Di Maio obietta: «Io sfiduciato? Macché».

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«Rousseau? Il quesito trae in inganno». Rabbia degli eletti M5S: noi traditi

LO SCONQUASSO
Sconquasso dentro M5S, dove Di Maio è assediato da fronde, faide e insubordinazioni ma anche nel Pd la legnata di Rousseau ha lasciato subito i lividi. Al Nazareno, appena è arrivato il verdetto, c'è chi è sbottato: «Nooooo». Chi ha scosso la testa: «Ora è finita per Bonaccini, Salvini prende anche l'Emilia e deve ringraziare i grillini». E via così. Nel testa a testa che si sta già profilato tra Bonaccini e la Borgonzoni, il soccorso grillino anche se limitato avrebbe aiutato assai il candidato democrat. Ora quell'aiutino viene meno. Dice Bonaccini: «Sono convinto di poter vincere». Ma subito cerca l'alleanza con M5S: «Sono liberi di scegliere che cosa fare. Ma sarebbe un errore sottrarsi a un confronto con noi anche alla luce dei temi che ci uniscono, dai diritti civili e sociali all'ambiente». Ed è tutto il Pd, sotto choc, su questa linea: «Cerchiamo di allearci». Ma per Di Maio scotta la disfatta umbra e il movimento vuole andare da solo.

Chi gongola è Salvini. E' il primo, subito dopo Di Maio, a dichiarare appena arriva il verdetto. E lo fa così: «I militanti 5 Stelle hanno sfiduciato Di Maio e Grillo, e con loro il governo contro natura con il Pd. Le porte della Lega sono aperte a chi vuole davvero il cambiamento». Grande soddisfazione leghista per il grande caos pentastellato. E Di Maio cerca di gestire la botta così: «Questa votazione ci lancia a testa bassa in una campagna elettorale dove i nostri iscritti, parlamentari e consiglieri regionali sono tutti d'accordo che dobbiamo correre da soli». In realtà, sulla questione, il disaccordo è stato massimo in questi giorni. S'è scatenata sia in Calabria sia in Emilia una rivolta della base dei dirigenti locali contro i vertici nazionali. Con tanto di dimissioni (ora ritirate) del coordinatore M5S in Calabria, Paolo Parente: straconvinto che bisognasse correre. E il movimento in Emilia si è rivoltato compatto contro la leadership romana stilando un manifesto in favore della partecipazione al voto. Ancora Di Maio, che dissimula la sconfitta personale rilanciando: «A marzo faremo gli Stati Generali e sarà un nuovo inizio». Intanto, annuncia che M5S correrà da solo e che i candidati governatori verranno scelti la prossima settimana.
 

Intanto, tra capriole e controcapriole s'è passati dal non ci presentiamo in Emilia e in Calabria né da soli né con il Pd al ci presentiamo da soli con buona pace del Pd. Inutile dire quanto la sconfitta eventuale di Bonaccini scatenerà il fuoco polemico dem sui 5 stelle e quanto il tutto farà traballare gli equilibri di governo e tendere ancora di più rapporti tra i rosso-gialli che sono quasi ai minimi termini. «Gli iscritti - ammette Di Maio - ci hanno dato un mandato chiaro e fortissimo: dobbiamo partecipare alle regionali con tutte le nostre forze». Fiaccate però, naturalmente, fuoco incrociato che impazza nel movimento, della feroce opposizione dei territori, dai venti di scissione targati Lezzi e non solo Lezzi.
Ora si dovranno trovare, sia in Emilia-Romagna (dove si ripartirà dai consiglieri uscenti) sia in Calabria (dove il nome più accreditato è quello del docente Francesco Aiello) persone disponibili a mettere la faccia in una campagna elettorale quasi impossibile. «Ma io non mi risparmierò», assicura Di Maio. Che ha doti d'incassatore ma la botta presa è davvero dura.
 

Ultimo aggiornamento: 17:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA