Dialogo tra avversari dopo anni di insulti. Da «Ebetino di Firenze» a «mai con i grillini» si erano tanto odiati

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  • 2006
Il nemico su cui il Movimento 5 Stelle ha costruito la sua crescita negli anni la sua crescita si è chiamato Matteo Renzi, chiamato da Grillo, con quell'aggressività che è un po' la specialità della casa «ebetino di Firenze». E tale era la forza propulsiva dell'odio grillino da coinvolgere anche i genitori: dal padre di Renzi per l'inchiesta Consip, al padre della super renziana Maria Elena Boschi per la storia di Banca Etruria. E i renziani? Beh, anche loro hanno speso gran parte della loro vita sui social e in tv ad additare il pericolo 5 Stelle.

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Un giorno Matteo Renzi spiegò di fronte alla prospettiva, poi divenuta realtà, dei grillini al governo: «Da padre sono preoccupato che vada a gestire la politica estera chi ha dei dubbi sull'allunaggio e dice che il Venezuela deve fare la mediazione in Libia. Una deputata ha detto che esistono le sirene... e non quelle delle ambulanze». Su Roma, per dire, il turborenziano Luciano Nobili è sempre stato iperattivo nell'additare gli errori della sindaca Virginia Raggi. Sintesi: se c'era uno colpo di scena che appariva irrealistico, frutto delle idee bislacche di uno sceneggiatore a corto di idee, il padre di tutti i salti dello squalo, era quello del dialogo tra grillini e renziani.

LONTANANZA
Alcuni flash dal passato: nella scorsa legislatura Enrico Cappelleti, capogruppo M5S al Senato: «Gli italiani devono aver paura di Renzi, dell'emergenza e l'insicurezza continua a cui ha esposto il Paese». Per la narrazione dei 5 Stelle e per gli sfoghi di Grillo, Matteo Renzi è «il bomba», «il Wanna Marchi delle istituzioni», «venditore di pentole», «codardo», per citare solo gli epiteti più gentili. Nei vari meme viene presentato vestito come Pinocchio, per dire. Al contrario, anche prima dell'alleanza giallo-verde, mai furono riservati attacchi così violenti a Salvini. Il cattivo delle storia era l'altro Matteo, era il Pd. E le campagne sui social sono state tutte contro di lui, a partire dalla storia dell'Airbus 340 che doveva servire per i viaggi ufficiali dei rappresentanti delle istituzioni. E su questo Renzi ha contrattaccato, parlando di «clamorosa buffonata dell'Air Force Renzi», di «campagna d'odio». In più occasioni ha ribadito: «Non ho valori comuni con i Cinque Stelle».

E quando Franceschini aveva fatto una timida apertura, la contraerea dei renziani era stata spietata. Su Twitter andava fortissimo l'hashtag senza di me ogni qual volta rimbalzava l'ipotesi di un'intesa dei dem guidati da Zingaretti con i 5 Stelle. Giachetti disse: «In caso di alleanza con M5S lascerei il Pd». Sempre Renzi: «I 5 Stelle ci fanno la morale, dicono che abbiamo gli impresentabili, ma se guardiamo la storia dei rimborsi sono diventati l'Arca di Noè di truffatori, scrocconi, riciclati e massoni». Renziani e grillini si sono insultati per anni. Quando uscirono i servizi tv su lavoro nero che vedeva protagonista papà Di Maio, i renziani vendicarono con gli interessi le accuse ai padri di Renzi e Boschi. Di Battista, dal Sud America, sbottò non proprio signorilmente: «Hanno la faccia come il culo». Ci sono state querele, come quando la super renziana Morani denunciò un deputato grillino per una frase volgare. E avanti di questo passo. Prima del salto dello squalo.
Domenica 11 Agosto 2019, 12:13 - Ultimo aggiornamento: 12 Agosto, 09:09
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