Salvini: «Basta no dai ministri M5s
​E su banche Tria abbia più coraggio»

Giovanni Tria, Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini
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di Marco Conti

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«Servirà un altro Consiglio dei ministri». Si stranisce Matteo Salvini appena si accenna a ciò che accade in Italia. Il vertice del G7 dei ministri degli Interni è terminato e il vicepremier gongola per le parole appena pronunciate dal ministro francese Castaner sulle Ong «colluse» con gli scafisti. Meno bene va sul fronte interno con un governo costretto a «continui rinvii». «Il problema è questo», spiega Salvini parlando in un cortile dell'Hotel de Beauvau, sede del ministero degli interni francese. «Ho sentito Giorgetti. L'unica cosa buona è che domani sera a Milano c'è la cena dove si ufficializza la candidatura della città alle Olimpiadi, con la firma di Conte alla lettera di sostegno. Siamo noi e Stoccolma e Milano è in vantaggio». Il resto per Salvini è da dimenticare, o quasi. «Di Maio ci critica? Ma se fa continue interviste dove dice che siamo assetati di potere!».

La maggioranza giallo-verde fa acqua da tutte le parti e Salvini non lo nasconde. «Certo c'è un problema». «I rinvii sulla crescita, sui cantieri e sulle banche non vanno», ammette. Nell'elenco dei temi si intravvedono alcuni ministri, da tempo nel mirino della Lega, e lo stesso presidente del Consiglio Conte che lunedì incontrerà le associazioni dei truffati dalle banche.

Sulla crescita e le banche si colgono le responsabilità di Di Maio e Tria. Sui cantieri da sbloccare di Toninelli e Costa. Sulle banche e i risparmiatori truffati, del ministro dell'Economia - sul quale ormai si accentrano concentriche contumelie - e del premier Conte che si è assunto la responsabilità di chiudere la faccenda.

La formula salvo intese, che viene usata per nascondere i mancati accordi in Cdm, è una toppa peggiore del buco. Salvini non ha dubbi: «Occorre avere più coraggio e fare delle scelte». «Domenica vado a Verona e poi a Vicenza. Perché - si chiede - non sono partiti i lavori dell'alta velocità?». Ed ecco che spunta il ministro delle Infrastrutture. «Sulla Brescia-Verona-Vicenza, e non sto parlando del tunnel (Tav ndr), perché Toninelli litiga con i governatori di Trento, Bolzano e del Veneto? Firmi! Firmi! Io firmo cinquanta cose al giorno! Loro invece sono mooolto prudenti».
Ridacchia il ministro degli Interni citando quella «prudenza» che rimanda ad una sorta di idiosincrasia del M5S per le grandi opere. Ma poiché alla fine c'è poco da ridere, si torna a parlare degli equilibri di governo e di qualche ministro che potrebbe essere cambiato. Magari dopo le elezioni europee.

«Per me va bene tutto», è l'incipit che solitamente si usa per dire che va bene tutto e non va bene niente. Ed infatti subito dopo il ministro entra nel dettaglio dicendo che «ovviamente c'è un ministro della politiche comunitarie da nominare e dopo le elezioni europee va fatto, anche perché sarà un ruolo importante dopo maggio». «Unica sede vacante è quella - sottolinea - e dopo il 27 maggio va nominato un nuovo ministro. Anche perché ci sono in ballo molti miliardi e il bilancio dei prossimi sette anni». Quindi «un ministro che presidi Bruxelles è fondamentale». Su chi debba essere non si sbilancia. Anzi, chiosa, «non dico nemmeno debba essere della Lega».
Quella è l'unica casella vacante, ma sul resto non è detto che non si debba rimettere mano.

«A me va bene così», ripete Salvini senza crederci troppo. «A meno che - rilancia - non ci sia chi blocca, blocca, blocca. Non è che possiamo dare uno stipendio per bloccare». Un esempio? Salvini ce l'ha pronto in canna: «Adesso - spiega - c'è emergenza rifiuti in Sicilia. Non puoi mica dirgli buttateli nell'Etna». E di chi è la responsabilità? «Di Costa», sostiene senza farsi pregare molto. «Ecco - aggiunge tanto perché sia chiaro - diciamo che al ministero dell'Ambiente sono specializzati in blocchi, in no, no no'. Va bene la raccolta differenziata, essere all'avanguardia nel riciclo, l'economia circolare, ma domani i rifiuti o li bruci, come fa tutto il mondo evoluto, o, invece li mandi in giro per l'Europa». Il braccio di ferro sui termovalorizzatori torna di attualità, ma poi l'elenco dei temi che attendono una soluzione da mesi, si allunga con la questione dei rimborsi ai truffati delle banche, le resistenze del Mef e del ministro dell'Economia Giovanni Tria.

«A me va bene tutto - ripete per la terza volta Salvini per poi affermare esattamente il contrario - ma se noi dobbiamo aspettare l'ok dell'Europa non si va da nessuna parte». Qualcuno teme azioni di responsabilità o il giudizio della Corte dei Conti? «Per carità, ma sono scelte. Io faccio il ministro e mi prendo ogni giorno le responsabilità per gli atti che sottoscrivo. Comportano dei rischi? Sì. Se ti piace, fai il ministro, il dirigente o il funzionario. Se non vuoi correre rischi fai il panettiere». Ecco mancava la metafora del forno per sentire ancor più puzza di bruciato nella maggioranza del salvo intese'. Tocca al premier Conte lunedì trovare una soluzione sui rimborsi con le associazioni dei truffati. «Speriamo sia risolutivo - si augura Salvini che poi insiste - se avessimo aspettato sempre l'ok di Bruxelles non avremmo fatto nulla. Nemmeno la revisione della Fornero».
 
Sabato 6 Aprile 2019, 07:06 - Ultimo aggiornamento: 06-04-2019 14:40
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