Salvini adesso ci spera, pace possibile con M5S: «Pronto a incontrare Luigi anche di notte»

Sabato 24 Agosto 2019 di Emilio Pucci


ROMA Salvini non si rassegna. Sempre più ostinato: «Farò di tutto per evitare un governo M5s-Pd». La parola opposizione non vuole neanche pronunciarla. E non ci pensa neanche per un secondo a lasciare il Viminale, magari per affacciarsi al mare si prenderà alcuni giorni di pausa prima del rush finale sulla crisi di governo e ritrovarsi a guardare imbarcazioni piene di migranti. «Ormai è come assistere alla Barcolana di Trieste», dice ironico. I fedelissimi sono convinti che si tratti di una vera e propria fobia. L'esecutivo giallo-rosso come il Male assoluto.

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«Sono pronto ad incontrare Di Maio anche di notte», confida. Per un nuovo cronoprogramma senza ansie e timing prefissati. Ovvero per arrivare a fine legislatura, con un esponente dei Cinque stelle ovvero Di Maio - a palazzo Chigi e pentastellati anche nei ministeri chiave. «L'accordo è ancora possibile», ripete come un mantra. E ieri in serata sono arrivati nuovi segnali di disgelo fra gli ex alleati di governo, visto che dalle informazioni in possesso dei leghisti la difficile trattativa in corso fra 5 stelle e dem si starebbbe arenando.

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I SEGNALI
Alla base del suo ottimismo c'è anche l'incontro con il capo dello Stato Sergio Mattarella di due giorni fa. «Ritiene anche lui che la strada del voto anticipato sia la via maestra. È preoccupato ecco il report consegnato ai suoi per la tenuta democratica e per il pressapochismo dei Cinque stelle». Ma ci sono altri segnali a sostenere la sua tesi. Arrivano in primis dai parlamentari pentastellati del Nord, da chi dovrà tornare sul territorio e spiegare un'eventuale intesa con il Pd, magari anche alle regionali. I contatti anche con esponenti di governo sono sempre più frequenti: «La loro base non regge questo accordo. Per loro è un vero e proprio suicidio», il ragionamento di Salvini.
Il pressing è ripreso con ancora più forza. E poco importa se i Cinque stelle hanno ripetuto che quel forno è definitivamente chiuso e che la posizione del segretario sia praticamente isolata nella Lega. Due linee e un solo Capo che nessuno intende contestare.

LA LINEA
«Noi abbiamo un leader che decide e si prende le sue responsabilità», è la frase - Giorgetti la ripete come una litania - più gettonata con la quale viene spiegata la solitudine del Capitano. «Anzi sottolinea uno dei big del partito di via Bellerio una linea non c'è. La strategia è perdente ma siamo tutti allineati. Nel partito funziona così». Pensare che qualcuno possa mettere in discussione chi comanda è fuori luogo. «Chi ha il 30% e oltre nei sondaggi non si contesta», il refrain dei malpancisti. Ma sotto traccia le perplessità e i dubbi aumentano ogni giorno di più. «Sta sbagliando, sta commettendo degli errori. Anche ipotizzare l'offerta di Di Maio premier è una cosa assurda. I nostri elettori non capiscono, per non parlare degli imprenditori a noi vicini e dei nostri amministratori», si lamenta un altro dirigente ex lumbard. Ed è lo stesso Giorgetti a lanciare tra le righe più di una frecciata al suo vicepremier: «Chi sta all'opposizione non è un minorato mentale. La Lega potrebbe svolgere un ruolo utile». Ed ancora: «Se altri pensano di poter costruire un governo che decida, che faccia il bene del Paese e non semplicemente dei parlamentari, permettendogli di conservare il posto, vadano avanti».

LE MOSSE
Certo «i dieci punti indicati da Di Maio sono tutti parte integrante del contratto di governo con la Lega, ma in questo modo l'osservazione di chi non nasconde il proprio malessere per le mosse di Salvini ci prestiamo a fare il gioco del M5s, aumentiamo il loro potere contrattuale». La convinzione di chi punta a «mai più con i Cinque stelle» è che le urne siano ormai un miraggio. «I grillini farebbero patti anche con il diavolo pur di non andare a votare», il leitmotiv. Fatto sta che Salvini insiste. E insisterà fino all'ultimo: «Le vie del Signore e della Lega sono infinite, perché ha detto ieri - rivedere al governo Renzi e Boschi non è accettabile».

LO SCHEMA
«C'è ancora possibilità di recuperare il rapporto coi Cinque stelle», gli fa eco il ministro Centinaio. Una strada che rischia di minare definitivamente l'alleanza di centrodestra. FI e Fdi sono sul piede di guerra. Sul vecchio schema il capogruppo alla Camera del Carroccio Molinari è tranchant: «Salvini chiaramente non pensa al centrodestra di tre partiti ma vuole inglobare anche forze nuove come Toti e movimenti civici, bisogna pensare a una coalizione con la Lega al centro, con Salvini leader perché i rapporti di forza sono mutati».

 

Ultimo aggiornamento: 13:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA