Salvini pronto a lasciare il Viminale: ultima mossa per evitare gli inciuci

Salvini pronto a lasciare il Viminale: ultima mossa per evitare gli inciuci
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di Emilio Pucci

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Salvini mette sul tavolo le dimissioni da ministro dell'Interno. «Non è una questione di vita o di morte», ha spiegato, «l'importante è che le elezioni ci siano, poi se le gestisce qualcun altro sono anche più contento, che ho più tempo». Ed è la prima mina che intende disinnescare prima che il presidente della Repubblica Mattarella affronti il dossier dopo il voto di sfiducia al premier Conte. Il passo indietro è già pronto: «Se quello è l'ostacolo si rimuove subito», ha detto ai suoi.

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I MESSAGGI
Il secondo messaggio conciliante è nei confronti dell'Europa. Certo Bruxelles «si deve rassegnare, gli italiani hanno rialzato la testa», ma il vicepremier dice apertamente che ci sarà dialogo sulla manovra e che nessuno pensa di uscire dall'Euro. La terza concessione è sul dibattito sulla mozione contro Conte il 20. Il partito di via Bellerio è consapevole che prima di quella data non si potrà procedere, al di là dei proclami del responsabile del Viminale che vuole la convocazione delle Camere alla vigilia di Ferragosto. Ma oltre il Capitano non è disposto ad andare. Ovvero, se effettivamente decollerà il governo di transizione allora sarà guerra.

«E' chiaro ha osservato con i suoi che M5S ha paura di chiudere bottega e che il Pd se si allea con Grillo è finito». In realtà la truppa salviniana è pronta a stappare lo champagne: «Se parte questo governo di transizione cercheranno di arrivare a primavera o magari anche al 2021... Nel caso faremmo opposizione per poi governare con il 70% dei consensi», il refrain.

In ogni caso la Lega sta studiando come stoppare le mosse degli avversari politici. Dirà no alla calendarizzazione del taglio del numero dei parlamentari: «Bisognerebbe modificare il calendario e occorrerebbe un voto all'unanimità. E noi ci opporremo ai pentastellati», viene sottolineato. E si metterà di traverso anche all'operazione di far votare prima al Senato la mozione contro Salvini e poi quella su Conte. «Non è possibile farlo, è una strategia perdente», si osserva. Gli ex lumbard ritengono che l'inciucio Pd-M5s alla fine non ci sarà «perché non ci sono i numeri». Ma Salvini rimarcano i suoi fedelissimi aveva già previsto la manovra, perciò si è mosso d'anticipo. «Questo inciucio lo dovranno spiegare agli italiani», sottolinea il segretario. Disponibile a trattare con FI e Fdi per la costituzione di un'alleanza di centrodestra ma solo se non si presteranno a giochi di palazzo. «Berlusconi farebbe bene a controllare i suoi se pensa che ci possa essere una piccola possibilità di una coalizione. Altrimenti la porta sarebbe sigillata», dice il leghista Morelli. Salvini è tranchant: «Serve un voto subito per dare all'Italia e ai mercati delle certezze». L'obiettivo è quello di andare alle urne a metà ottobre ma non sarebbe uno scandalo se si arrivasse anche alla prima domenica di novembre, visto che il governo l'anno scorso ha approntato la legge di bilancio il 12 dicembre, dopo un duro braccio di ferro con le istituzioni europee. «Ma giochetti non sono permessi. Inorridisco a pensare ad un governo Di Maio-Renzi», continua a dire il vicepremier leghista che domani con i suoi parlamentari aprirà ufficialmente la campagna elettorale.

Ieri altre tappe del beach-tour. Una a Policoro, tra selfie, un giro in canoa e anche qualche contestazione, con tanto di striscione sul Russiagate e il lancio di una bottiglietta d'acqua. Poi in Calabria a Le Castellae Soverato: e ancora contestazioni, anche da parte di militanti M5S. In ogni occasione il segretario del Carroccio suona la stessa sinfonia: «Spero che Pd e 5Stelle non la tirino troppo in lungo».

CORDONE SANITARIO
La consapevolezza è che in Parlamento si possa creare la stessa convergenza che ha portato all'elezione della neo presidente della Commissione europea. Ovvero che si formi un cordone sanitario anche in Italia contro la Lega. Ieri è sceso in campo anche il numero due del partito di via Bellerio per chiedere il voto subito. «Bisogna prendere atto della situazione e dare la palla al presidente della Repubblica, come dice la Costituzione», ha detto Giorgetti. Poi l'affondo contro «la palude romana» e le tattiche del presidente del Consiglio: «Mi sembra di aver capito che Conte non si voglia dimettere ma voglia andare a una conta in Aula e questa è una rottura traumatica». Il convincimento è che alle urne Salvini se la dovrà vedere proprio con l'attuale Capo dell'esecutivo. E la Lega a quel punto non ci andrà leggera.
Domenica 11 Agosto 2019, 10:43
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