Salvini: un ministero per trattare con la Ue. Ma Conte: prudenza

Salvini: un ministero per trattare con la Ue. Ma Conte: prudenza
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di Alberto Gentili

Il martellamento, Matteo Salvini, l'avvia a metà giornata: «Conte nomini prima possibile il nuovo ministro alle Politiche europee». E lo completa a sera, mettendo per la prima volta nero su bianco la richiesta di un vero e proprio rimpasto di governo che potrebbe portare a un Conte-bis, senza crisi ma con il cambio in corsa di alcuni ministri e nuova fiducia in Parlamento: «Non chiedo nulla, ma se vi fosse la necessità di una squadra più compatta e di una revisione del contratto io sono disponibile».

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Dopo la vittoria alle elezioni e dopo aver piegato Luigi Di Maio ai suoi diktat programmatici, Salvini insomma va all'incasso. «Non per voglia di poltrone», dicono i suoi, «ma perché in Europa vogliamo trattare pure noi. E insieme a Conte e a Tria deve esserci un leghista a far valere in modo forte la posizione di Salvini».
Il nome che circola con più insistenza per il posto di ministro alle Politiche europee è quello del deputato fiorentino Guglielmo Picchi che nel 2016 organizzò l'incontro tra Salvini e Donald Trump. Altra opzione: Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato e noto euroscettico, che in queste ore si mostra però più cauto: «La manovra correttiva non ci sarà, ma noi stiamo dialogando e non stiamo rispondendo picche a Bruxelles».

A dire l'ultima parola, infatti, saranno Conte e il presidente Sergio Mattarella. Dunque, il successore di Paolo Savona non può essere un no-euro. Tanto più che il premier che ormai comincia ad avere qualche problema anche con Di Maio («i due sono stati per ore a palazzo Chigi, ma non si sono incontrati...», fanno filtrare fonti 5Stelle), non ha alcuna intenzione di andare allo scontro con la Commissione europea. E intende trattare «a tutti i costi». «Perché la procedura d'infrazione sarebbe un disastro per il Paese», spiegano a palazzo Chigi, «e perché Conte non vuole essere ricordato come il primo premier che ha portato l'Italia al commissariamento europeo». Posizione benedetta dal Quirinale.

LA MEDIAZIONE POSSIBILE
Salvini continua a dire che i vincoli europei vanno superati, che vuole tagliare le tasse e dice sì (insieme a Giorgetti) ai minibot bocciati da Mario Draghi, ma in realtà non è determinato ad andare a uno scontro brutale con Bruxelles. La ragione: una tempesta finanziaria estiva, tipo quella del 2011, potrebbe spazzare via l'intero governo giallo-verde. Così un economista leghista dice: «Alla fine con Conte una mediazione si troverà». E aggiunge: «Per realizzare la flat tax a favore dei redditi fino a 65 mila euro, rivedendo detrazioni e deduzioni fiscali e trasformando il bonus da 80 euro in un taglio fiscale, possono bastare 10-11 miliardi. Non sarà necessario sforare i parametri».

Il momento della verità dovrebbe arrivare lunedì, quando dovrebbe celebrarsi il vertice (non ancora confermato) tra Di Maio, Salvini e Conte. E' lì che il capo della Lega getterà sul tavolo le sue richieste «irrinunciabili»: autonomia, sì alla Tav e appunto flat tax. Poi, il giorno dopo in Consiglio dei ministri, incasserà il decreto sicurezza bis tante volte rinviato a causa dei veti grillini ormai evaporati a causa del terrore di andare a elezioni in settembre.
Nel summit si parlerà anche di rimpasto e del destino del viceministro all'Economia, Massimo Garavaglia. Anche per lui, se mercoledì dovesse essere condannato, scatteranno le dimissioni com'è accaduto per il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi. «Salvini ormai è rassegnato, lo prevede il contratto», dicono i suoi. Con un problema: Garavaglia è la mente economica del Carroccio «e non è facile da sostituire». Anche se c'è chi già fa il nome di Claudio Durigon, il sottosegretario al Lavoro che ha scritto quota 100.

Sul tavolo, con ogni probabilità, cadrà poi la testa del ministro Danilo Toninelli (Infrastrutture). Da vedere se a sostituirlo sarà un leghista o i grillini Stefano Buffagni (l'uomo delle nomine per i 5Stelle) o Mauro Coltorti, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato. «Tutto dipende dalla Lega, se dovesse rivendicare quel posto...», già si arrendono in casa pentastellata. Ed è in pregiudicato di lasciare la poltrona anche la ministra Giulia Grillo (Salute, il sostituto potrebbe essere Pierpaolo Sileri), mentre Sergio Costa (Ambiente) ed Elisabetta Trenta (Difesa), finiti nei giorni scorsi nel mirino di Salvini, vengono considerati «blindati»: «Il Quirinale non accetterebbe mai che alla Lega vadano sia gli Interni che la Difesa».

Di Maio, come chiede Emilio Carelli che suggerisce «un rinvigorimento dell'azione» dei grillini al governo, ha infine deciso di processare i suoi sottosegretari: la settimana prossima verranno ascoltati dai parlamentari delle singole commissioni competenti, tracciando il bilancio del lavoro svolto. «E chi verrà valutato inadeguato, sarà sostituito», tagliano corto nell'entourage del vicepremier grillino.
Sabato 8 Giugno 2019, 08:35
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