Salvini e le inchieste, nel Carroccio è processo al leader: Matteo non si discute ma cambi linea

Lunedì 3 Agosto 2020 di Emilio Pucci
Salvini e le inchieste, nel Carroccio è processo al leader: Matteo non si discute ma cambi linea

Qualche giorno fa Matteo Salvini ha lanciato nella chat dei parlamentari la proposta di una raccolta firme per fermare gli sbarchi dei clandestini. «Per la prima volta non c'è stata la solita scia dei commenti entusiastici», racconta un big della Lega. Un piccolo segnale di un malessere che si è manifestato nel partito di via Bellerio sulle scelte del Capitano. La leadership del segretario non è messa in discussione, sia chiaro. «E' insostituibile», il refrain generale. Tuttavia il malcontento sulla linea c'è. E' vero che l'ex ministro dell'Interno ha la solidarietà del partito per quella che viene definita da ogni dirigente e militante «una gogna mediatica» ed è vero pure che al Papeete ci va da vent'anni. Ma non tutti hanno condiviso la decisione di recarsi di nuovo «sul luogo della sconfitta» e utilizzare i soliti slogan.

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CONTRATTACCO
Insomma, per dirla con le parole di un lumbard, «dovrebbe cambiare narrazione». La strategia del leader è una sola: dopo lo schiaffo del Senato sulla Open arms e gli affondi giudiziari contro Fontana, si va al contrattacco. «Basta tendere la mano e far finta di collaborare. Questo governo e questa maggioranza ha dettato ai suoi si sono assunti la responsabilità di spaccare il Paese, di alimentare lo scontro sociale. E' uno sciacallaggio politico». Tuttavia per la parte moderata del Carroccio è proprio la tendenza all'isolamento di Matteo che ha causato il «tutti contro uno». La nomina di alcuni responsabili di dipartimento, a partire da Bagnai per l'Economia, il fatto che il Capitano si serva sempre dei suoi fedelissimi, il suo cerchio magico, ha fatto il resto. Da qui le fibrillazioni interne.
LOMBARDIA
Lo spauracchio è legato alla Lombardia. Alla possibilità che da qui a settembre possano arrivare altre novità giudiziarie. Al governatore si imputano leggerezze ed ingenuità, ma Salvini ha stoppato tutti: «Fontana non si tocca, teniamo botta ed andiamo avanti». E allora il punto di caduta anche per gli equilibri dentro il Carroccio sarà l'esito delle elezioni del prossimo mese. Se i risultati non dovessero essere lusinghieri nella Lega si aprirebbe una discussione non più sotto traccia. «A quel punto azzarda un ex esponente dell'esecutivo giallo-verde ci sarebbe la spinta per un cambio di direzione». Sempre a guida Matteo, ma Giorgetti tornerebbe il punto di riferimento centrale. «E spiega la stessa fonte occorrerebbe ripensare anche all'ipotesi governissimo». La porta ad uno scenario già balenato qualche mese fa è per ora sbarrata. «Ma in qualche modo dovremmo evitare il logoramento e l'accerchiamento», taglia corto un altro big.

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Del resto dalla partita sulle regionali l'ex ministro dell'Interno rischia di non uscire vincitore. In Toscana si comincia a sperare in un miracolo della Ceccardi e per la Puglia ci sono sondaggi che danno la Lega al 18%, ma un trionfo in Veneto di Zaia e un eventuale successo di FdI nelle Marche e in Puglia metterebbero in difficoltà il segretario lumbard. Da sottolineare anche il fatto che la paura del contagio frena la voglia di piazza di Salvini. Anche la manifestazione di Pontida, classico ritrovo dei militanti, è a rischio. «Non è facile dice un dirigente della Lega organizzare una kermesse in questo periodo. Vedremo a settembre ma per ora non c'è nulla di organizzato».
Ora le battaglie del partito di via Bellerio si giocheranno in Parlamento. Con la Lega che alzerà ancora di più i toni. Salvini ha messo nel mirino Conte ma a settembre il centrodestra potrebbe fare i conti con le eventuali fughe di forzisti verso Italia viva. «Sono in corso delle manovre centriste. Una débacle in Campania potrebbe aprire una crisi della coalizione», spiega un esponente della Lega. Perché se i numeri dovessero di nuovo sorridere ai rosso-gialli (nell'ultimo voto a palazzo Madama Pd-Iv-Leu-M5s hanno toccato l'asticella dei 170 voti) la strategia del Carroccio di svuotare il M5S risulterebbe fallimentare. C'è sempre la tesi di Giorgetti, ovvero che la spallata arriverà a causa del disagio sociale, quando finirà la Cig e non ci sarà più il blocco dei licenziamenti, «ma spiega un'altra fonte della Lega noi dovremmo preparare un'alternativa di governo, puntare sull'economia e non solo sull'anti-europeismo e sull'immigrazione».

 

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