Sblocca cantieri, salta il silenzio assenso: arrivano commissari e subappalto facile

di Michele di Branco

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Subappalti più semplici, commissari in campo per velocizzare le opere e norme a maglie più larghe per consentire alle aziende di poter partecipare alle gare. Il decreto sblocca cantieri, approvato a marzo dal governo con la formula salvo intese, è pronto per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La maggioranza gialloverde ha limato gli ultimi dettagli introducendo, in queste ore, una importante novità. Nella ultima bozza del decreto licenziata da Palazzo Chigi era infatti previsto che dopo 60 giorni scattasse il silenzio-assenso per gli interventi che i commissari straordinari chiederanno per sbloccare progetti di opere pubbliche.

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Ma la misura non era affatto gradita al Movimento 5 Stelle che ha chiesto e ottenuto la cancellazione di una norma che, nei ragionamenti dei pentastellati, avrebbe aperto la strada ad autorizzazioni incontrollate in territori sottoposti a tutela per i beni culturali e paesaggistici. Tutto confermato, invece, sul fronte dei subappalti. Il provvedimento, nonostante le forti critiche di Raffaele Cantone («Stiamo costruendo un'autostrada all'illegalità» ha protestato il presidente dell'Autorità anticorruzione), prevede, con soddisfazione dell'Ance (l'associazione dei costruttori edili), l'innalzamento dal 30% al 50% del tetto massimo di quota di contratto subappaltabile dall'impresa principale.

Per velocizzare l'assegnazione dei lavori pubblici di minore importo, il decreto prevede anche la possibilità di aggiudicare le commesse tenendo sconto solo del prezzo più basso fino alla soglia Ue di 5,5 milioni di euro, con l'obbligo di escludere le offerte anomale, vale a dire con percentuali di ribasso superiori alla media. Con l'obiettivo di snellire l'iter dell'assegnazione degli appalti di minore importo, il provvedimento conferma a quota 40 mila euro la soglia per gli affidamenti diretti da parte dei funzionari delle Pa, ma alza da 150 a 200 mila euro il tetto massimo per assegnare gli appalti con procedura negoziata, con invito ad almeno tre operatori. Oltre i 200 mila euro il decreto prevede invece l'obbligo di procedere con gara, a procedura aperta, ma con aggiudicazione al massimo ribasso e esclusione delle offerte anomale per snellire le procedure. Inoltre, Palazzo Chigi ha raccolto l'allarme delle imprese alleggerendo i requisiti tecnico-economici per accedere al mercato degli appalti. Finora le imprese potevano attingere ai risultati ottenuti negli ultimi dieci anni. Ora questo limite viene innalzato a 15 anni andando a pescare risultati non influenzati dal crollo produttivo causato alla crisi del mattone che dura, appunto, proprio da dieci anni.

LE OPERE
Si tratta, in buona sostanza, di un modo per permettere ai costruttori di superare all'indietro gli anni peggiori delle crisi cominciata nel 2008. «Col decreto spiegano fonti del Ministero delle Infrastrutture potremo commissariare tutti i cantieri che vanno a rilento e toglierli dalle grinfie di una serie di dinamiche burocratiche e a volte politiche che non ne permettono la consegna». Le gestioni commissariali, aggiungono le stesse fonti, consentiranno di spingere sull'acceleratore, con il coinvolgimento di oltre 100 opere, per almeno 22-23 miliardi di euro di infrastrutture tra Rfi e Anas, con un beneficio aggiuntivo sul solo 2019 di circa 2 miliardi e mezzo e una leva considerevole sull'indotto. «Sono mesi che ripetiamo il messaggio: la nostra economia non può ripartire senza un piano serio di investimenti in infrastrutture» ha avvertito ieri il presidente Federmanager, Stefano Cuzzilla, aggiungendo che «se l'Italia vuole e continuare a essere la seconda manifattura in Europa, la settima nel mondo, deve collegarsi agli altri Paesi e rendersi logisticamente attrattiva».
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Martedì 9 Aprile 2019, 07:31 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 11:38
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