Sfiducia, oggi decide l'aula. Accuse del Pd alla Casellati

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di Diodato Pirone

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La crisi di governo agostana si avvia ad entrare nel vivo con una baruffa di tattica parlamentare ma soprattutto con l'aperta minaccia da parte di Matteo Salvini di ritirare i ministri leghisti dal governo. «Siamo pronti a tutto, non siamo attaccati alle poltrone, lo vedrete nelle prossime ore», ha detto ieri il ministro dell'Interno dopo l'assemblea con i suoi parlamentari.
Ma intanto i capigruppo del Senato hanno stabilito a maggioranza - una maggioranza M5S-Pd e gruppi minori - di fissare per il 20 agosto le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. Contrari Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, che invece hanno chiesto di votare la sfiducia al premier domani. Il fatto che la decisione della capigruppo non sia stata presa all'unanimità richiederà un passaggio in Aula, fissato per oggi fra parecchie proteste, nel corso del quale sarà sottoposta al voto il calendario dei lavoro. È un fatto senza precedenti, almeno nella storia recente, che i senatori siano stati chiamati a votare in pieno agosto e con appena una trentina di ore di anticipo, non su un fatto gravissimo ma sul calendario del lavori.

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PLASMARE MAGGIORANZE
Sarà battaglia sul voto dove, a meno di colpi di scena, numericamente dovrebbe prevalere la «nuova maggioranza» Pd-M5s-altri confermando il ruolino di marcia deciso in conferenza dei capigruppo: quindi riproponendo solo le comunicazioni del premier per il 20 agosto. L'asse M5s-Pd-Minori può contare su 173 voti contro i 138 del centro-destra in versione classic. Ma sarà impossibile, vuoi a causa del generale agosto vuoi per motivi di salute, che tutti gli eletti dei due schieramenti siano presenti. E questo dato favorisce ulteriormente pentastellati e piddini che potranno anche non presentarsi al voto facendo mancare il numero legale che è di 161 senatori.
Il centrodestra si muove compatto nella richiesta di ritorno al voto al più presto. Con Fi rinfrancata dall'incontro in programma tra Silvio Berlusconi e il capo del Carroccio per un nuovo accordo di coalizione che dovrebbe essere firmato davanti a un notaio. Resta il fatto che il voto della serata di oggi in Senato potrebbe cominciare a plasmare il profilo di una maggioranza alternativa al centro-destra in grado in parlamento di reggere un governo. L'impressione potrebbe crescere se anche nella riunione dei capigruppo della Camera in programma per oggi nascesse un asse fra grillini e democratici.

ATTACCHI
Intanto i 5Stelle, il Pd e il capogruppo del Misto, Loredana De Pretis eletta con i bersaniani, non perdono l'occasione di attaccare la presidente del Senato Elisabetta Casellati, accusata di aver forzato il regolamento nel tentativo di far calendarizzare la mozione di sfiducia della Lega nei tempi richiesti da Salvini. Ma dal centrodestra si replica duramente a questi dubbi: «Vogliono prendere tempo per mantenere le poltrone», dice il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo.
Lo scenario possibile lo esplicita anche Anna Maria Bernini, capogruppo dei senatori di Fi: «Le comunicazioni fanno parte di un traccheggiamento di M5S e Pd per creare una rampa di lancio per un Conte bis o un nuovo governo». Per il Pd invece Elisabetta Casellati è rea di «una forzatura inaudita», fatta «per favorire Salvini». «C'è stata una forzatura evidente - spiega la De Petris - Come si fa con un messaggino telefonico in pieno agosto a convocare i senatori per il giorno dopo, compreso quello eletto in Australia? La Costituzione lo prevede con l'articolo 62 per fatti gravissimi, non per discutere del calendario dei lavori».
 
Martedì 13 Agosto 2019, 08:16 - Ultimo aggiornamento: 13-08-2019 14:03
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