MARIO DRAGHI

Stato di emergenza, niente proroghe: cosa è e cosa può succedere dal 2022

L'idea di affidare il controllo alla Protezione civile o una struttura ad hoc a Palazzo Chigi

Lunedì 6 Dicembre 2021 di Mario Ajello
Stato di emergenza, niente proroga: cosa è e cosa può succedere dal 2022

Lo stato di emergenza è una particolare situazione all'interno di uno Stato che comporta l'emanazione di norme e/o restrizioni per fronteggiare una particolare emergenza da parte del governo. Cosa succederà dopo il 31 dicembre, quando dovrebbe terminare lo stato di emergenza per il Covid? Se lo chiedono ormai in molti, soprattutto lavoratori, che aspettano di capire cosa ne sarà delle misure e delle tutele legate alla lotta al virus prossime a terminare. Il primo a porsi la fatidica domanda è il commissario all’Emergenza Francesco Paolo Figliuolo, che da decreto scadrà proprio la vigilia di Capodanno. Sul rinnovo del generale dell’esercito tuttavia non ci sono dubbi.

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Draghi sembra intenzionato a non prorogare lo stato di emergenza - la decisione si avrà sotto Natale e il premier non affretta i tempi del suo sì o no - e però si troverà il modo per far continuare il ruolo di coordinazione nella lotta al virus al generale Figliuolo su cui tutte le forze politiche esprimono più o meno apprezzamento. Tenere in piedi la struttura e le norme per il contrasto del Covid, senza più prorogare lo stato d’emergenza.

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Questa è l’ipotesi allo studio del governo, in vista della decisione che Draghi e i suoi ministri dovranno prendere nelle prossime settimane, forse intorno al 20 dicembre. Il governo è di fronte a un bivio: varare un decreto per una nuova proroga, a due anni dall’inizio della pandemia, o scegliere la via della legislazione ordinaria, disciplinando con norme ad hoc la struttura di mobilitazione sanitaria e tutte le misure legate allo stato d’emergenza. Ad oggi l’orientamento prevalente sarebbe appunto quello di evitare la proroga: lo stesso premier l’aveva definita una «strada di buonsenso», precisando però che si farà quel che serve. Se, insomma, il lavoro degli uffici legislativi si chiuderà con una fumata nera, la proroga sarà inevitabile. 

 

 

Non è un passaggio semplice, quello che si appresta ad affrontare il governo. Lo stato di emergenza Covid si porta infatti dietro tutta una serie di norme che dal 2020 regolano la vita degli italiani: dall’obbligo di mascherine al distanziamento, dai protocolli sul lavoro allo smart working, dal ruolo e le funzioni del commissario per l’emergenza fino all’obbligo del Super Green pass. Se finisce lo stato d’emergenza, decade tutta una serie di norme collegate, a partire dalla struttura commissariale del generale Figliuolo. Una delle soluzioni potrebbe essere quella di affidare alla Protezione civile i compiti che oggi sono del commissario (in questo scenario, c'è chi ipotizza una promozione di Figliuolo alla guida del Comando operativo di vertice interforze). Un’altra ipotesi potrebbe essere istituire a Palazzo Chigi una struttura di missione ad hoc. Insomma il dibattito è aperto nel governo e tra le forze politiche a proposito della proroga.

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Chi si batte per il prolungamento fa notare che lo stato di emergenza permette tutta una serie di deroghe per il governo utili alla lotta al virus. E ci troviamo all'inizio della somministrazione della terza dose, con il piano per un Natale sicuro che deve trovare un riscontro pratico. Lo stato di emergenza, tra le altre cose, permette di tenere in piedi oltre alla struttura commissariale del generale Figliuolo anche il Comitato tecnico scientifico. Senza proroga la vaccinazione tornerebbe in capo interamente alla sanità regionale. Per rinnovare ulteriormente lo stato di emergenza è necessario un provvedimento di legge. Per cui il governo deve emanare un decreto, che poi debba essere convertito dalle Camere, per allungare ancora il periodo di emergenza. In questi giorni si parla, realisticamente, di una proroga fino al 31 marzo 2022. Il motivo principale, in realtà, è uno: conti alla mano, se si proseguirà con le terze dosi di vaccino a tutta la popolazione, all'inizio della primavera anche la somministrazione della dose booster dovrebbe essere stata fatta a tutti. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda il green pass, per cui si parla di estendere l'obbligo dal 31 dicembre al 30 giugno 2022. Insomma, fino a che non tornerà l'estate. Alcuni giuristi e una parte della politica, a cominciare dalla Lega mentre il segretario dem è di diverso avviso (“Quel che decide il governo ci va bene”), sostengono che non serve più lo stato di emergenza. Che è una misura che non è prevista dalla Costituzione italiana ma da una legge ordinaria, la n. 225 del 24 febbraio 1992 (art. 5), ed è ulteriormente dettagliata dal Codice della Protezione civile del 2018. In base a queste norme lo stato di emergenza può essere proclamato dal Consiglio dei ministri, dopo una valutazione della Protezione civile in proposito, a fronte di eventi straordinari e potenzialmente pericolosi. Devono essere specificate durata, al massimo di 12 mesi, prorogabile di altri 12 mesi e l’ambito territoriale. Non serve dunque l’approvazione da parte del Parlamento.

 

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La dichiarazione dello stato di emergenza riguarda i poteri della Protezione civile, che viene autorizzata (art. 25 del d.lgs. 1/2018) a emanare ordinanze speciali «in deroga ad ogni disposizione vigente», ma nel rispetto dei «principi generali dell’ordinamento giuridico e delle norme dell’Unione europea». Non modifica invece le prerogative del governo e del Parlamento e i rapporti tra potere esecutivo e legislativo. In parole semplici, grazie alla proclamazione dello stato di emergenza, la Protezione civile può emanare delle regole eccezionali per far fronte a eventi straordinari. Insomma Speranza e l’ala “rigorista” del governo puntano a prorogare lo stato di emergenza. Magari di soli tre mesi: per “scavallare” l’inverno. La decisione finale sarà presa sulla base dei dati, e peró la strada è complessa. Servirà un decreto legge o comunque un passaggio in Parlamento, e nella maggioranza c’è il nodo della Lega. Salvini è contrario, tanto meno vuole lasciare quello spazio del no sta di emergenza alla Meloni. Inoltre, i tempi della decisione rischiano di incrociarsi con la partita della manovra di bilancio. Di qui la fuga in avanti, altrettanto identitaria, di Enrico Letta: “Se necessario il governo proporrà la proroga, e noi la appoggeremo”. La linea del Nazareno non cambia: “Rigore e coerenza finché non ne usciremo”. Comunque lo stato di emergenza è in vigore fino al 31 dicembre e il ministro della Salute precisa che “la decisione verrà presa nell’imminenza della scadenza”. Il mantra che interlocutori di ogni ordine e grado ripetono è che tutto dipenderà dalla curva dei contagi. Per ora comunque i numeri, sebbene sotto controllo e non paragonabili all’anno passato, sono in risalita. L’Italia ha superato la (prima) soglia psicologica dei 50 contagi ogni 100mila abitanti, in dieci regioni va persino peggio. Ecco perché l’ala rigorista della maggioranza vorrebbe continuare con lo stato di emergenza. Sul piano politico la maggioranza non è detto ci sia per via della posizione di Salvini. In più la Meloni, leader dell’unico partito di opposizione, ha già avvisato Mario Draghi: «Se il green pass funziona, non c’è bisogno della proroga». Letta insiste però: «Le regole da stato di emergenza consentono la libertà: della vita privata, di divertirci, andare al cinema, andare al lavoro. Manteniamole e saremo in grado di farcela»

 

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Il Nazareno è (non da oggi) iper- rigorista, e rimarca la distanza con la destra anche in chiave identitaria. L’ex ministro delle Regioni Boccia: “Non torniamo indietro nel tempo, quando Lega e Fdi in Parlamento votavano contro la proroga. Anche questa volta la proroga sarà inevitabile, come l’uso del green pass e la terza dose di vaccino”. Altrettanto realistici gli alleati di governo. Ragiona il capogruppo renziano Davide Faraone: «Se dovesse essere necessario è ovvio che sosterremo la proroga». «Siamo pragmatici – chiosa il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani – Se i contagi salgono e la situazione peggiora la proroga servirà. Altrimenti no». Linea che ribadisce la capogruppo azzurra al Senato Bernini: «Se ci fosse la necessità di proroga noi non ci opporremmo, la priorità è creare un argine italiano alla quarta ondata. Siamo stati i migliori in Europa e non possiamo retrocedere adesso». Ma la scelta spetta al premier e Draghi aspetterà l’ultimo momento per farla, studiando i dati più aggiornati e senza pregiudizialmente propendere per un sì o per un no. Il no alla proroga se la situazione lo permetterà è nelle cose, secondo il capo del governo che alla Luigi Einaudi si basa sul principio del “conoscere per deliberare”.

 

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 10:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA