Terzo mandato, la Lega non rinuncia. FdI e FI: «Decidano i leader di partito»

Fumata nera nel vertice di maggioranza: il Carroccio non ritira gli emendamenti

Terzo mandato, la Lega non rinuncia. FdI e FI: «Decidano i leader di partito»
Terzo mandato, la Lega non rinuncia. FdI e FI: «Decidano i leader di partito»
di Francesco Malfetano
Martedì 20 Febbraio 2024, 23:58 - Ultimo agg. 21 Febbraio, 00:56
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Un, due, tre... stai là. O - più probabilmente - torna a casa. Niente di fatto, insomma, sul terzo mandato ai governatori di Regione. Quando all’ora di pranzo, a palazzo Madama, si sono incontrati gli emissari della maggioranza c’è stato infatti un solo punto su cui alla fine hanno concordato sotto la guida del ministro Luca Ciriani: «Meglio che ne parlino i leader». Vale a dire, quindi, che all’invito rinnovato da parte di Fratelli d’Italia e Forza Italia a ritirare l’emendamento al Dl elezioni presentato in Commissione Affari costituzionali, i leghisti hanno opposto un secco niet, dicendosi pronti al muro contro muro. «Non se ne parla di ritirare gli emendamenti, né sul terzo mandato per il presidente di Regione, né per i sindaci delle città sopra i 15mila abitanti» è la posizione che, a quanto si apprende, ha riportato durante il tavolo il senatore leghista Paolo Tosato.

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LA COMMISSIONE
A voler fotografare la situazione attuale in pratica, a sancire la fine della querelle sul testo a firma Tosato-Stefani-Bizzotto che estende da due a tre i mandati consecutivi possibili alla guida di una Regione sarebbe il pallottoliere della prima Commissione al Senato. «In Commissione ciascuno sarà libero di esprimere il voto secondo il proprio convincimento» sintetizza il presidente della Commissione, il meloniano Alberto Balboni, «restano alcune diversità di opinioni legittime, ne abbiamo preso atto senza fare un dramma».
Sulla carta l’esito appare scontato.

Dei 22 componenti, 13 sono ascrivibili al centrodestra (6 FdI, 3 Lega, 2 Fi, 1 Aut., 1 Civ) e quindi, per ribaltare l’esito della votazione, il Carroccio avrebbe bisogno sia del sostegno del Partito democratico (4) sia del più improbabile favore M5S (2). A meno che ai 7 favorevoli - sommando alla Lega le Autonomie, i Civici e (probabilmente) l’ex Terzo Polo - non si aggiunga ai 4 senatori del Pd anche un “franco tiratore” nei gruppi di FdI e Fi. Un identikit che in Transatlantico qualcuno vanta di aver anche individuato nell’azzurro Mario Occhiuto. Fratello del governatore della Calabria Roberto, il forzista non solo non ha mai nascosto il favore all’estensione in discussione per i sindaci, ma soprattutto si è già dimostrato disponibile a votare assieme alle opposizioni in Commissione quando, a novembre scorso, si discutevano gli emendamenti al disegno di legge sull’autonomia differenziata. Un ragionamento assolutamente ipotetico che, del resto, se fa il paio con un ostentato disinteresse per la partita dei più fidati consiglieri di Matteo Salvini («Non avete capito che questa vicenda non ci interessa» spiegano a microfoni spenti), non è temuto troppo in Fratelli d’Italia dove si sottolinea come tra i Civici d’Italia questa settimana ci sia una sostituzione, con un cambio (Salvitti per Borghese) favorevole alla posizione meloniana.

Il fronte dei possibilisti resta però ampio e variegato. E va dal leghista Luca Zaia («Vedremo cosa accadrà, io penso che la politica, nel momento in cui fa quello che il popolo non vuole si scolla dal popolo, e il popolo se ne ricorda») ai dem Francesco Boccia («Destra divisa») e Matteo Ricci («Penso che alla fine il Pd dirà sì»). 

LA VOTAZIONE
Per la trattativa resta ancora qualche ora. La Affari costituzionali potrebbe votare gli emendamenti questo giovedì. Vale a dire che non si passerà dalle parole all’azione prima che oggi Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Salvini si saranno riuniti in mattinata al Consiglio dei ministri previsto a Palazzo Chigi e, nel pomeriggio, saranno soprattutto saliti assieme sul palco della fiera di Cagliari per sostenere il candidato alla presidenza della regione Sardegna Paolo Truzzu. Un viaggio, quello isolano, che potrebbe quindi trasformarsi nell’occasione per un chiarimento. «Non è all’ordine del giorno» smentiscono però i rispettivi staff, evitando di marcare il punto anche sulle candidature nelle città che andranno al voto durante l’election day di giugno e su cui - durante un altro tavolo ad hoc tenuto ieri - sono emerse ulteriori distanze. 
Le carte però sono ormai sul tavolo. Tant’è che non è possibile escludere si rimandi tutto alla prossima settimana. D’altro canto, aspettare significherebbe non solo ragionare del tema a risultato sardo acquisito, ma anche consentire a Forza Italia di concludere con serenità il suo primo Congresso nazionale. Potrebbe cioè prendere quota la democristianissima posizione espressa dal governatore leghista del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Un «parliamone dopo le Europee» che potrebbe mettere d’accordo tutti, ma non eviterebbe altri 3 o 4 mesi di acque politicamente agitate all’interno del centrodestra. 
 

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