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Obbligo di vaccino, Flick (ex presidente Corte Costituzionale): «Legittimo se serve a salvare vite»

Venerdì 7 Gennaio 2022 di Michela Allegri
Obbligo vaccinale, Flick (ex presidente Corte Costituzionale): «Legittimo se serve a salvare vite»

Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, entrerà in vigore l'ultimo decreto anti-Covid e scatterà l'obbligo di vaccino per tutti gli over 50 residenti in Italia, italiani e stranieri, ad eccezione di coloro che sono esentati dall'immunizzazione per motivi di salute. Ma cosa significa? E, soprattutto, la Costituzione prevede che lo Stato possa introdurre un'imposizione in materia sanitaria? A spiegarlo, Giovanni Maria Flick, giurista, accademico ed ex presidente della Corte costituzionale.

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In che modo la Costituzione disciplina l'imposizione dell'obbligo vaccinale?
«L'articolo 32 della Costituzione stabilisce che nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Deve inoltre trattarsi di un intervento proporzionato alle finalità che si pone e ragionevole. La proporzionalità è frutto di un'indicazione di carattere prevalentemente scientifico: è la scienza a stabilire quale sia la situazione e a proporre i rimedi più adatti a garantire il diritto alla salute del singolo e della collettività. Il Governo deve decidere se accettare le indicazioni della scienza oppure no, ed adottare una scelta ragionevole. Non basta però una decisione politica, ma serve una legge per imporre un obbligo in materia di salute. Questo punto è stato rispettato, visto che è stato emanato un decreto legge. Ma ci sono alcuni dettagli che destano qualche perplessità».

A cosa si riferisce?
«Penso, ad esempio, che il punto di maggiore default sia stato il modo di comunicazione all'opinione pubblica. Le caratteristiche del provvedimento devono essere quelle di rispondere ad urgenza e necessità, ma ho avuto l'impressione che si sia prospettata una finalità che attiene più alla ragionevolezza che non alla proporzionalità. Mi sembra passata l'idea che il vaccino vada reso obbligatorio solo dai 50 anni in su per evitare l'intasamento degli ospedali, il che è un fine giusto e valido, ma questa è più una ragione politica alla quale dovrebbe provvedere lo Stato, non la scienza. La scienza ha detto che al fine di evitare il contagio e la malattia serve il vaccino. Il Governo, finora, non ha mai voluto rendere obbligatoria in via generale l'immunizzazione, ma ha introdotto tappe successive. E adesso sembra che l'obiettivo sia non tanto e non solo evitare il contagio, quanto salvaguardare la funzionalità degli ospedali. Tutto questo attiene più alla competenza del potere politico».

Quale sarebbe una giusta comunicazione?
«Forse il Governo avrebbe dovuto informare la cittadinanza sottolineando che l'esperienza, la statistica, le valutazioni, hanno effettivamente dimostrato che il pericolo di malattia grave e di decesso diventa concreto superata la soglia dei 50 anni. Si tratta di una valutazione scientifica. Il fine dell'obbligo non può essere solo salvare il sistema ospedaliero, che può essere salvato anche in altri modi. Si può imporre l'obbligo vaccinale, in quanto proporzionato a evitare il contagio, per la persona e per la collettività. Si poteva fare dall'inizio. Invece, per ragioni di politica e di opportunità, non si è mai parlato di obbligo, se non per alcune categorie. Gradualmente si è estesa obbligatorietà del Green pass, non del vaccino. Sono realtà molto vicine, ma non la stessa cosa».

Come funziona il consenso informato in caso di obbligo vaccinale?
«Se sono di fronte a un obbligo di legge non c'è la necessità di prestare un consenso. Viene firmato un foglio nel quale il paziente specifica di essere consapevole della procedura alla quale viene sottoposto. Ma anche quando si tratta di una vaccinazione raccomandata, quindi che può prevedere la firma di un consenso informato, lo Stato ha comunque l'obbligo di mandarmi indenne da tutte le eventuali conseguenze dannose della vaccinazione. Lo ha sostenuto diverse volte la Corte costituzionale»

Cosa significa?
«Lo Stato mi chiede un gesto per supportare l'interesse alla salute collettiva e deve farsi carico delle eventuali conseguenze negative per me. Si tratta di una forma di solidarietà di fronte a una mia disponibilità a sottopormi a una procedura raccomandata dallo Stato, o addirittura obbligatoria».

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