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Obbligo vaccinale, Bonomi (Confindustria): «Siamo ancora in tempo, il governo scelga: ora o mai più»

Il presidente di Confindustria: «Il governo scelga, ora o mai più. E avanti sulle riforme. Smarrita la stella polare della crescita, leader distratti dalle elezioni per il Colle»

Martedì 28 Dicembre 2021 di Umberto Mancini
Obbligo vaccinale, Bonomi (Confindustria): «Siamo ancora in tempo, il governo scelga, ora o mai più»

«L’obbligo vaccinale? Il governo è ancora in tempo per introdurlo. Le riforme strutturali? Ora o mai più. Anche se vedo i partiti distratti dalla campagna elettorale per il Quirinale, serve invece coesione e senso di responsabilità. La crescita? Siamo solo di fronte ad un rimbalzo dell’economia e per sostenere lo sviluppo bisogna mettere a terra il Pnrr, andare avanti con i cambiamenti strutturali, partendo dal tema dell’energia fino a quello del fisco. La manovra? L’industria è stata dimenticata, messa da parte, anche se la nostra manifattura ha innescato la ripresa, creato lavoro, messo le basi per un nuovo impulso allo sviluppo». Parla a tutto campo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, toccando le tematiche calde del momento, sollecitando risposte immediate da chi, in questa fase complessa e con la nuova ondata pandemica, deve assumere delle decisioni.

Presidente, facciamo un rapido bilancio dell’anno che si sta chiudendo con l’emergenza virus tornata drammaticamente in primo piano. Emergenza che rischia di frenare la ripresa tra contagi, quarantene e nuove strette in arrivo. 

«Possiamo dividere il 2021 in due fasi. La prima, quella del precedente governo, che ha adottato misure inefficaci, perso tempo sul Pnrr e affrontato con troppa titubanza l’emergenza sanitaria. Nella seconda parte dell’anno, con l’esecutivo Draghi, c’è stato un cambio di marcia innegabile, una nuova fase di convergenza tra le varie forze del Paese, una fase di costruzione, impegno. Poi è arrivato il recupero del prestigio internazionale, il riconoscimento dei passi in avanti compiuti grazie proprio all’opera e al lavoro del presidente del Consiglio».


Pil in crescita del 6,1%, obiettivi del Pnrr raggiunti.

«Non è solo questo. Va detto che si tratta di un rimbalzo perché, come sa, venivamo da un meno 8,6%. E per recuperare quella perdita ci vorrà tempo. Ricordo che, quando avremo recuperato tutta il calo del 2020, saremo ancora sotto di ben 4 punti di Pil rispetto al 2008. Per questo è il momento di andare avanti, di proseguire sul sentiero delle riforme strutturali dello sviluppo. E invece...».


E invece la manovra non vi convince.

«No. Un’occasione persa. Legge di bilancio e decreto fiscale non vanno nella giusta direzione. Manca qualcosa. La battaglia dei partiti impegnati ciascuno a mettere le proprie bandierine ha impedito un energico taglio contributivo del cuneo fiscale, mentre è venuto meno il patent box, i crediti destinati alla ricerca, una maggiore spinta alla sburocratizzazione ed è stata depotenziata Industria 4.0».


Pesa la partita per il Quirinale e l’eventuale corsa alla guida di Palazzo Chigi?

«È stata smarrita la stella polare della crescita. Solo puntando sullo sviluppo potremo ripagare il debito che si è già creato e che contrarremo con il Pnrr. Nel 2024, voglio sottolinearlo, la crescita stimata è all’1,5%. Insomma, credo sia il momento, e lo ripeto da mesi, di puntare a un deciso sostegno agli investimenti privati. Solo con la crescita si potrà ripagare il debito. Non si può fare debito all’infinito e prima o poi bisognerà farci i conti. Lo spread sta tornando a crescere, nonostante il presidente Draghi. I partiti devono riflettere su questo invece che litigare. Anche perché l’anno prossimo si tornerà a discutere del Patto di Stabilità e delle nuove regole sugli aiuti di Stato e gli acquisti della Bce inizieranno a calare».

 


Proprio per evitare la litigiosità sarebbe più utile che Draghi rimanesse a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale?

«Non entro nel toto nomine. Ho il massimo rispetto delle istituzioni. Dico solo che ora vanno fatte le riforme strutturali perché adesso abbiamo le risorse per farlo. E non possiamo essere distratti dalla campagna elettorale, dalle beghe dei partiti in cerca di riposizionamento. Le incertezze politiche non si possono sommare alle altre incertezze, la pandemia e il caro materie prime».


Partiamo dal virus.

«Credo che il governo sia ancora in tempo per varare l’obbligo vaccinale. Ne abbiamo perso tanto. Troppo. Si rischia di frenare la ripresa, di lasciare spazio alla pandemia. Capisco che è difficile per qualsiasi democrazia spiegare la necessità dell’obbligo vaccinale, ma penso si debba fare. Ora o mai più, ripeto. Del resto, gli italiani hanno dato prova di grande responsabilità. Bisogna darsi degli obiettivi, è importante comprendere che è una battaglia di medio/lungo periodo ed evitare che i no vax vanifichino i sacrifici fatti fin qui. Stiamo pagando, penso ai numeri in crescita di questi giorni sui contagi e alle quarantene, i ritardi del passato. Non dobbiamo mettere il Paese in pericolo, non possiamo farlo. Ora è il momento di costruire l’Italia del futuro, nell’interesse di tutti, senza alcuna bandierina di sorta».

Anche perché con la stretta sulle forniture energetiche rischiano grosso imprese e famiglie. 

«Siamo al bivio. Bisogna avere visione e chi ci rappresenta deve evitare di farsi distrarre. Sul tema energia paghiamo tutta una serie di stop di stampo ideologico che hanno solo rimandato nel tempo i problemi. Che ora vengono al pettine».


Il ministro Cingolani ha parlato della necessità di sfruttare al meglio i nostri giacimenti di gas, di nucleare pulito, di rinnovabili da incentivare.

«Bisogna attivare politiche strutturali. La nostra filiera industriale rischia grosso, molte imprese hanno già ridotto o chiuso le produzioni. Certamente bisogna ripensare al nucleare pulito, come proposto dal ministro, visto, tra l’altro che la Francia e altri 13 Paesi della Ue hanno centrali atomiche. Aggiungo che ci sono progetti internazionali già avviati per tecnologie nucleari più sicure e penso che anche l’Italia dovrebbe parteciparvi. Giusto anche aumentare la produzione dai nostri giacimenti di gas e consentire e accelerare la cattura e lo stoccaggio della CO2 prodotto dalle lavorazioni industriali a cui si è appena detto un nuovo no. Insomma, occorre mettere a punto la strategia, con i no-trivelle e i no-gas non si va da nessuna parte».

Del resto, i costi della transizione energetica rischiano di essere altissimi per le aziende...

«In realtà non è più un rischio, è una certezza che si aggrava sempre di più. In Spagna, tanto per fare un esempio, hanno stanziato 13 miliardi da spendere entro il 2023 per la transizione green che riguarda il settore automotive. Da noi si rischia di perdere una filiera con oltre 70mila dipendenti, non considerando l’indotto. Servono interventi urgenti, per evitare il declino, la crisi del comparto. Una manovra ad ampio raggio per tutelare tutta la manifattura come hanno già fatto Francia e Germania assumendo energiche misure di contenimento della bolletta energetica non solo per le famiglie ma anche per le imprese industriali».

In che modo?

«Servono misure e una visione strategica che tuteli le filiere. Così come va valorizzato il ruolo di Roma e di tutto il Mezzogiorno. Solo mettendo al centro la Capitale, e lo dicevo anche quando ero presidente di Assolombarda, può crescere tutto il Paese, dando poteri e spinta per una crescita organica. Non a caso molti mesi fa Confindustria propose di assumere il grande Giubileo 2025 come strumento di crescita nazionale in aggiunta al Pnrr». 


Ultima domanda sui tassi d’interesse. La Bce ritiene che il balzo dell’inflazione sia transitorio, legata a fattori ciclici, le banche invece non sono dello stesso avviso, cosa ne pensa il sistema industriale?

«Il sistema bancario italiano sta ragionando sulle spinte inflattive che riguardano l’Italia, la Germania, gli Stati Uniti, analizzando una situazione in evoluzione. Legate, tra l’altro, ad una ripresa diversa a seconda dei singoli Paese. La Bce deve tenere conto di questa situazione differenziata. Il fatto è che le imprese non potranno ancora a lungo evitare di trasferire gli aumenti considerevolissimi di prezzi che stanno sostenendo anche su clienti e consumatori. Bisogna sapere che si può avviare una spirale molto rischiosa». 


Cosa si augura per il 2022?

«Che il Paese e tutte le forze responsabili siano unite. Noi come Confindustria faremo la nostra parte, come abbiamo già dimostrato in questi mesi, nell’esclusivo interesse del bene del Paese. Vogliamo una politica economica inclusiva, per modernizzare l’Italia e realizzare le riforme che attendiamo da anni. Ora o mai più». 

Ultimo aggiornamento: 17:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA