ENRICO LETTA

Vaticano contro il ddl Zan. Letta: «Pronti al dialogo sui nodi», Salvini: «Stop e revisione come chiedeva la Lega»

Martedì 22 Giugno 2021
Vaticano contro il ddl Zan. Letta: «Pronti al dialogo sui nodi», Salvini: «Stop e revisione come chiedeva la Lega»

Il Vaticano ha chiesto al governo una modifica del disegno di legge Zan, cioè la proposta contro l'omotransfobia già approvata dalla Camera nello scorso novembre e ora in discussione al Senato. Secondo la Chiesa, il ddl Zan violerebbe il Concordato, cioè quel documento che regola il rapporto tra Stato Italiano e Vaticano. Immediate le reazioni del mondo politico: «Alla Camera sono sempre state ascoltate con grande attenzione tutte le preoccupazioni e come anche confermato dal Servizio Studi Senato, il testo non limita in alcun modo la libertà di espressione, così come quella religiosa. E rispetta l'autonomia di tutte le scuole», ha detto il deputato del Pd e relato del disegno di legge Alessandro Zan.

Vaticano contro il Ddl Zan: «Viola il Concordato e impedisce ai cattolici la libertà di esprimersi»

«Aspettiamo di vedere i testi e leggerli. Ma rimaniamo convintamente a sostegno del ddl Zan», fanno sapere fonti del Nazareno poco dopo le parole del segretario del Partito Democratico Enrico Letta. «Noi siamo sempre stati favorevoli a norme molto forti contro l'omotransfobia - ha detto a «Radio Anch'io» su Radio Raiuno -. Rimaniamo favorevoli a queste norme e al ddl Zan ma siamo sempre stati aperti al confronto in Parlamento. Quindi guarderemo con la massima attenzione e con spirito di apertura ai nodi giuridici del provvedimento pur mantenendo il favore sull'impianto della legge. Si tratta di norme di civiltà», ha concluso Letta.

«Il Ddl Zan è una legge di civiltà - ha scritto in un tweet Laura Boldrini -. Punisce i crimini d'odio per omolesbobitransfobia, misoginia, abilismo e promuove il rispetto. Non c'è rischio per la libertà di pensiero poiché esclude la propaganda di idee. Ascoltiamo anche il Vaticano, ma il Parlamento è sovrano».

Ddl Zan, da Salvini e Pillon a Calenda: le reazioni

«Stop e revisione del ddl Zan. Bene, ringrazio il vaticano per il buonsenso. Era la richiesta della Lega - ha detto il leader Matteo Salvini -. Sì alla libertà di amare, sì alla lotta contro ogni discriminazione, sì alla punizione di ogni genere di violenza. No a censura e processi per chi ritiene che mamma, papà e famiglia siano il cuore della nostra società, no al gender nelle scuole, no a chi vuole rubare fiabe e sogni ai nostri bambini, no all'utero in affitto. Sempre dalla parte della Libertà e dei diritti». 

«Il ddl Zan provoca un terremoto senza precedenti nelle relazioni tra Stato e Chiesa. Per la prima volta nella storia il Vaticano prende carta e penna e scrive all'ambasciatore italiano per lamentare il grave pericolo che una proposta di legge in esame alle camere possa violare il Concordato», ha scritto su Facebook il senatore della Lega, Simone Pillon, membro della Commissione Giustizia del Senato, ricordando «il duro lavoro di questi mesi, la puntuale e paziente informazione, la posizione ferma tenuta in commissione giustizia e sulla stampa dalla Lega e la marea di insulti che mi sono personalmente preso per le nostre dichiarazioni contro la legge sull'omofobia ora assumono una luce completamente nuova».

Per il leghista «la preoccupazione del papa deve essere stata particolarmente seria, visto che ha deciso di attivare una comunicazione ufficiale anzichè servirsi dei canali diplomatici riservati. Ricordo che il Concordato del 1929, integrato nel 1984, è norma di rango costituzionale, e dunque le leggi ordinarie non possono in alcun modo contraddirlo».

«La preoccupazione della Santa Sede riguarda esattamente quello che stiamo dicendo da mesi, e cioè che questa legge mette a rischio la libertà religiosa nel nostro Paese, e compromette la libertà di insegnamento e la libertà di associazione - sottolinea Pillon - . Penso ai predicatori arrestati in Gran Bretagna per aver letto la Bibbia, ai genitori incarcerati per aver rifiutato la transizione ai loro bambini, ai politici e agli intellettuali sotto processo per aver sostenuto che siamo maschi e femmine. »Forse ora il loro sacrificio servirà per salvare l'Italia dal dramma di una legge tanto pericolosa. Il gesto senza precedenti porterà conseguenze assai serie, ponendo una pregiudiziale invalicabile sulla strada del dibattito. Resta una interessante domanda: come mai il ministro Di Maio dopo tre giorni ancora non mi risulta aver trasmesso la nota al Senato? Oggi in commissione Giustizia affronteremo il tema. Non si tratta di aver ragione o torto, nè di essere più o meno cattolici. Si tratta semplicemente di fermare una legge ingiusta, sbagliata e pericolosa«, conclude il leghista.

«Ritengo inaccettabili le intromissioni formali della Chiesa nel processo di approvazione di una legge. Penso però che su questi temi il dibattito debba sempre restare aperto. La Chiesa ha, ovviamente, pieno diritto di parola», ha scritto invece su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda.

 

 

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