Una botta da 3 miliardi di euro. Costa cara al Paese la riduzione del deficit dal 2,4 al 2,04%. Le forbici del governo, costretto a operare un giro di vite sulla legge di Bilancio, hanno inciso ovunque ma a pagare il prezzo più alto sono gli investimenti pubblici. È arrivata una stretta dello 0,2% del Pil che avrà effetti pesanti su diversi settori nevralgici dell'economia, penalizzando in particolare la ricerca, le infrastrutture e il Sud. Un numero su tutti: nelle tabelle diffuse dal Mef si legge che nei prossimi tre anni è prevista una lenta discesa degli investimenti: dall'incremento del 4,1% programmato per il 2018 si passerà infatti al 2,4 del prossimo anno e poi ancora più giù fino al 2,3 del 2020 e al 2% del 2021.
Nel dettaglio, il governo ha tagliato per 800 milioni le disponibilità di cassa del Fondo per lo sviluppo e la coesione territoriale «destinate all'erogazione di risorse finanziare per le misure volte al superamento degli squilibri socio-economici territoriali». Occorre notare che il ciclo di programmazione del Fondo, che si snoda lungo il periodo 2014-2020, si regge su bilancio molto solido (46,2 miliardi), ma i tagli potrebbero comunque ridimensionare alcuni progetti. Come, ad esempio, il rifinanziamento del credito di imposta per l'acquisto di nuovi beni strumentali destinati a strutture produttive nelle regioni del Mezzogiorno, istituito dalla legge di stabilità 2016. O, ancora, gli investimenti già programmati «per gli interventi di ripristino e messa in sicurezza sulla tratta autostradale A24-A25 in conseguenza degli eventi sismici del 2009, del 2016 e del 2017 che hanno colpito l'Abruzzo e il Lazio». Nel menù dei tagli compare anche Ferrovie. Il maxiemendamento parla di una riduzione di 600 milioni di euro per il 2019, compensata però da un incremento per ciascuno degli anni dal 2022 al 2024 di 200 milioni di euro. Stesso trattamento per la quota nazionale per il finanziamento delle politiche comunitarie: riduzione di 850 milioni di euro per l'anno 2019, seguita però da un incremento per ciascuno degli anni dal 2020 al 2024 di 150 milioni di euro e di 100 milioni di euro per l'anno 2025. Chi rischia davvero di chiudere i battenti è il neonato Fondo per favorire lo sviluppo del capitale immateriale la competitività e la produttività. Palazzo Chigi è andato giù pesante sottraendo 75 milioni di euro per il 2019 e 25 milioni per il 2020. Il totale, 100 milioni, si traduce in un colpo potenzialmente mortale per un istituto che contava su un finanziamento complessivo di 305 milioni di euro dal 2018 al 2020. Il Fondo era stato voluto dal governo Gentiloni nel quadro delle misure per l'implementazione del Piano Impresa 4.0 gestito dal ministero dello Sviluppo Economico. rmania o Gran Bretagna.
Intanto tra le modifiche che dovrebbero confluire nel maxi-emendamento ce n'è anche una firmata Lega che prevede maggiori incentivi per i termo-valorizzatori.
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