Green pass, Pnrr, variante omicron: le parole e i protagonisi del 2021 dalla A alla Z

Domenica 26 Dicembre 2021 di Massimo Adinolfi
Green pass, Pnrr, variante omicron: le parole e i protagonisi del 2021 dalla A alla Z

Green pass, Pnrr, varianti: un anno di parole e speranze. Dalla politica alla tv è sempre la pandemia a dettare le regole del nuovo vocabolario. Draghi e Mattarella al top nel gradimento ma è il successo alle Olimpiadi a esaltare l’Italia. Ecco i protagonisti del 2021 nell’Italia che l’Economist ha elogiato come «Paese dell’anno» per il ruolo mondiale acquisito anche nella lotta al Covid.

Amministrative, elezioni. Manfredi a Napoli, Sala a Milano, Lepore a Bologna. Al secondo turno, Gualtieri a Roma e Lo Russo a Torino. Il centrodestra sbaglia i candidati, il centrosinistra conquista le grandi città, il M5S non pervenuto. Dopo il voto, la partita fra le due coalizioni appare, in prospettiva, molto più aperta.

Bestia di Salvini. Ovvero Luca Morisi, travolto in agosto da uno scandalo privo di qualunque significato penale, ma che costringe lo spin doctor a fare un passo indietro. E tutti noi a fare più di una riflessione sulla politica e la propaganda al tempo dei social. (Con la lettera B c’è però anche l’inossidabile Berlusconi, rivitalizzato dalla corsa al Quirinale).

Comitato tecnico-scientifico. Rispetto al primo anno di pandemia, finisce meno sotto i riflettori, ed è un bene. (Con la lettera C c’è però anche Conte, che viene catapultato alla guida del nuovo Movimento, e in questo caso la rivitalizzazione non c’è: né nelle urne né nei sondaggi).

Draghi, Mario. Prende le redini del governo e l’Italia cambia passo, recupera credibilità internazionale e a fine anno segna un +6,3% di incremento del PIL da record. Draghi è ora atteso al varco: Palazzo Chigi o Quirinale? Comunque vada a finire, pochi si augurano un 2022 senza di lui.

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Emergenza. È il secondo anno che se ne va all’insegna dell’emergenza, con tutta l’incertezza sul futuro che porta con sé. Ma la pandemia non è ancora stata debellata, e la politica non può (o in certa misura non sa) rinunciarvi.

Figliuolo, Francesco Paolo. Dove c’era Arcuri ora c’è lui, ed è difficile negare il successo della campagna vaccinale condotta dal generale. Le polemiche su divisa e mostrine sono ormai un pallido ricordo: a detta di tutti, Figliuolo ha dato una grossa mano al Paese.

Green Pass, o super Green pass. La misura più contestata, ma anche il più poderoso incentivo alla vaccinazione degli italiani. Introdotta in modo graduale, ha finito per riguardare quasi tutti gli spazi della vita pubblica e sociale, attirandosi critiche tanto sotto il profilo giuridico quanto sotto quello sanitario. Ma è sbagliato dire che l’Italia si è divisa in due: la gran parte dei cittadini ne ha condiviso e sostenuto l’adozione.

Hub, i luoghi della vaccinazione. Sparite le primule di Arcuri, sono state aperte un po’ ovunque le sedi per la somministrazione del vaccino. Fa nulla che la parola non è italiana: se uno pensa a tutte le volte che si è scontrato con inefficienze e disorganizzazione della pubblica amministrazione, non può non riconoscere che, tutto sommato, questa volta l’Italia ce l’ha fatta.

Italia, dunque. Niente da dire: chiude col botto, con l’Economist che, visti i risultati economici e quelli sul fronte sanitario (e pure quelli sportivi), decreta lo Stivale Paese dell’anno: chi l’avrebbe mai detto, anche solo 12 mesi fa?

Letta, Enrico. I dem cambiano segretario: a marzo Zingaretti molla e da Parigi rientra Letta. A fine anno, il Pd torna a essere il primo partito italiano, nei sondaggi. I mugugni non mancano (nel Pd, non mancano mai), ma il trend è invertito e Letta è saldamente in sella. E ora lo attende la partita del Quirinale: riuscirà a dare le carte?

Mattarella (ma anche Merkel, che esce di scena dopo 16 anni). Il Presidente pilota Draghi a palazzo Chigi. L’operazione riesce e Mattarella può annunciare (e più volte ribadire) di non essere disponibile per un secondo mandato. In ogni caso, avrà la gratitudine di tutti gli italiani.

 


No vax: la mini-minoranza super-rumorosa, che ha cercato di imbarcare tutti i motivi di conflitto sociale. Tra fiumi di fake news, fumisterie ideologiche, paure ed angosce dal sapore millenaristico, diffidenze di principio contro il potere e Big Pharma, uscite dal mondo e spropositi anti-scientifici. Con, purtroppo, barba di filosofi a insaporire il tutto.

Olimpiadi. La politica non c’entra, Ma Jacobs, Tamperi e tutti gli altri portano gli azzurri in cima al mondo, e le medaglie sono un potente tonificante per l’intera nazione. Draghi e Mattarella ringraziano (e pure noi).

Pnrr, un’altra chiave del successo italiano. Draghi lo riscrive, la tempistica è rispettata, le prime riforme sono instradate, i soldi cominciano ad arrivare: non si può dire che il più è fatto, ma l’Europa rimane ammirata dal recupero italiano.

Quirinale, la madre di tutte le battaglie. Si decide il prossimo anno, ma il logorio delle dichiarazioni, i posizionamenti e le trappole sono ormai all’ordine del giorno, e i “quirinabili” ai nastri di partenza (Q è anche la quarantena che quest’inverno, non dimentichiamolo, ci siamo finora risparmiati).

Referendum. Anche questa è una battaglia riservata all’anno prossimo (a meno di elezioni anticipate). La campagna è partita però nel nel 2021. E grazie soprattutto alle firme digitali (e, come al solito, ai radicali: con la R pure loro), è arrivata al traguardo: sulla giustizia (con la Lega), sulla coltivazione della cannabis, sull’eutanasia e sulla caccia. Temi divisivi, che metteranno a dura prova i partiti.

Sciopero generale. Una volta, avrebbe determinato sconvolgimenti, o comunque condizionato pesantemente la politica italiana, questa volta è passato quasi inosservato. Di sicuro, non una buona notizia sullo stato di salute dei sindacati confederali.

TV, generalista. Ovvero: come resisto a Twitch e a Tik Tok (anche loro con la lettera T), ai social e ai nuovi canali. Piaccia o no (personalmente: più no che sì), i Talk show (sempre con la T) sono ancora la prima pietanza della dieta politica e giornalistica italiana.

Unione europea (e Ursula von der Leyen). Di euroscettici non si parla più, in Gran Bretagna i brexiters sono in difficoltà, per l’UE è un anno di rivincita. Deve ancora darsi una politica estera comune, chissà se mai ci riuscirà, ma il segno della sua presenza quest’anno c’è stato.

 

 

 

 

 

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Vaccino o Virus (o Varianti): questa è la partita. Non sappiamo come andrà a finire, ma i vaccini restano l’arma migliore: se si facesse qualche confronto con il tempo in cui la medicina non aveva i vaccini, o anche, più modestamente, con lo scorso anno, se ne apprezzerebbe ancor più l’importanza: i numeri parlano chiaro. Senza arrivare all’obbligo generalizzato, la politica ha spinto per quanto possibile sul loro impiego, e ha fatto bene.

Zan, ddl. Dopo mesi di discussione il disegno di legge non passa: per il centrosinistra è una sonora sconfitta, e secondo alcuni anche una malaccorta battaglia. Ma al di là delle questioni tattiche, intema di diritti resta da capire da che parte – tra cancel culture, ambientalismi e politiche di genere – spirerà il vento nel futuro. In Italia e nel mondo.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 27 Dicembre, 07:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA