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Acciaieria Azovstal a Mariupol, ecco perché Putin ha annullato l'assalto e come mai è così importante

Giovedì 21 Aprile 2022
Acciaieria Azovstal a Mariupol, ecco perché Putin ha annullato l'assalto e come mai è così importante

Niente assalto, per ora, all'acciaieria di Azovstal a Mariupol. Lo stop è arrivato direttamente dal presidente Vladimir Putin, secondo cui il dietrofront sarebbe necessario per salvare le vite delle truppe. «In questo caso, dobbiamo pensarci - ha detto Putin riferendosi al possibile assalto all'acciaieria -. Voglio dire, dobbiamo sempre pensarci, ma soprattutto in questo caso, dobbiamo pensare a preservare la vita e salute dei nostri soldati e ufficiali. Non c'è bisogno di addentrarci in quelle catacombe e strisciare sottoterra, sotto quelle strutture industriali», ha sottolineato il capo dello Stato durate il suo colloquio con il ministro della Difesa, Sergej Shoigu. «Blocca questa zona industriale in modo che nemmeno una mosca possa entrare o uscire», ha aggiunto Putin, sempre rivolgendosi a Shoigu.

Perché è nato lo stop all'assalto

Ma perché e come è nato lo stop all'assalto? Come ha detto Putin, c'è la necessità di salvaguardare gli uomini dell'esercito. Tentare di insediarsi nei cunicoli e nei sotterranei dell'acciaieria sarebbe pericoloso in primis perché chi sta resistendo dall'interno conosce meglio tutta l'area e potrebbe colpire quindi i russi. Ogni palazzo è una sorta di mini bunker, con passaggi sotterranei nei quali gli invasori sarebbero esposti al fuoco nemico. Una strategia conservativa, quindi, permetterebbe ai russi di evitare gravi perdite negli scontri: Putin e l'esercito sono convinti che la resistenza non durerà a lungo visto che chi è all'interno non riceverà più rifornimenti. In completo isolamento, credono che la resa sarà imminente. 

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Perché è importante l'acciaieria

L'acciaieria di Azovstal, con un'area di oltre 11 mila metri quadrati, tra altoforni, fornaci, stabilimenti, capannoni, edifici, è un luogo ideale per la guerriglia tra un dedalo di sotterranei, tunnel, cunicoli e una fitta rete di binari. È una sorta di gigantesco bunker, quello scelto dalla resistenza del battaglione Azov a cui si è unita la schiera di combattenti ucraini e volontari (molti dei quali provenienti da Paesi europei e dal Canada, per lo più mercenari, secondo i russi).

L'impianto non è facile da espugnare. L'hanno realizzato gli stessi russi, nel 1930, scegliendo quel posto sul Mar d'Azov per la vicinanza con il porto di Mariupol. A fondarla fu il Presidio del Soviet Supremo dell'Urss, e solo tre anni dopo, nel 1933, la prima produzione uscì dall'altoforno, spento prima d'ora solo durante la Seconda guerra mondiale, quando nel 1941 la Germania nazista occupò Mariupol. Nel settembre del 1943, dopo la liberazione della città, lo stabilimento fu ricostruito.

«È una fortezza in una città», aveva raccontato Rinat Akhmetov, il miliardario e uomo più ricco dell'Ucraina, che controlla il gruppo Metinvest a cui fa capo l'acciaieria che fino all'inizio della guerra aveva quasi 11 mila dipendenti. Le attività nell'impianto sono state sospese il 24 febbraio scorso, il giorno di inizio dell'invasione russa, e lo stop rappresenta un duro colpo non solo per l'Ucraina, dodicesimo maggiore produttore di acciaio al mondo, ma anche per il mercato italiano che - secondo alcune stime - nel 2020 ha assorbito il 46% del volume di vendite di Azovstal.

Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 13:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA