Addio all'asse Sacra Corona-Nco,
largo a clan in frantumi ma feroci

Mercoledì 3 Gennaio 2018 di Mary Liguori

Da un lato il ministr Mmarco Minniti, ieri a Bari per il Comitato per l'ordine e la sicurezza convocato dopo l'uccisione dell'innocente Anna Rosa Tarantino. Dall'altro, monsignor Alberto D'Urso che ha celebrato i funerali della sarta 84enne. Per un messaggio unanime: «Lo Stato non farà passi indietro», ha detto il ministro. «I killer si pentano, noi non ci arrenderemo», ha tuonato il prelato che presiede anche la Consulta Antiusura Nazionale.

La Puglia costretta a guardarsi allo specchio dopo la terza vittima innocente dell'anno e Roma a Bari con le massime istituzioni per assicurare «uno straordinario controllo del territorio» e promettere una «risposta dura», le parole del ministro. Ma la regione vive anni di pericolosa effervescenza criminale. Pulviscoli di criminalità che si sono staccati dalla Sacra Corona Unita e dalla Nco e hanno dato vita a una mafia frastagliata e ciclicamente in lotta. Pericolosissima. E variegata come il paesaggio che, oltrepassata Lacedonia, ultimo comune campano al confine con la Puglia, si stende sotto gli occhi di chi arriva dal nord. Polverizzata, ma forte come la roccia, la mafia dal Tavoliere assume forme e nomi diversi. Fino a Bari, dove la striscia di mare che separa l'Albania dalla Puglia è da sempre luogo di scambio criminale, regno degli scafisti che traghettano la droga dall'Est Europa all'Italia. Cerignola è la prima vera frontiera dalla mala pugliese.

È arcinota per le bande di rapinatori specializzate nell'assalto a tir e portavalori. È la strada per Foggia, dove nel corso dell'anno che si è appena concluso venti persone, tra le quali due innocenti, hanno perso la vita sotto i colpi di lupara di una faida che da decenni non conosce battute d'arresto.
Qui, dal latifondo sono nati gruppi di malavita che in parte somigliano alle stidde, in parte sono organizzate come la camorra. Famiglie criminali che si contendono il territorio per la droga e le estorsioni. Ma non solo. Inchieste remote e recenti dicono che sotto i terreni verdeggianti del Foggiano, i Casalesi hanno sepolto la spazzatura di Napoli e Caserta. Con l'appoggio di certa politica e a favore di certa imprenditoria che non si fa scrupoli a stringere la mano sporca di sangue dei boss locali, come quel Giosuè Rizzi che fu tra i fondatori della Sacra Corona Unita e pezzo da novanta della Società Foggiana. E l'asse Campania-Gargano è storia tutt'altro che passata. Le tombe dei rifiuti aperte dai Casalesi quando in Puglia viveva quel Carmine Schiavone poi pentito e che delle ecomafie ha raccontato fatti e misfatti, sono oggi più attive che mai. Nel giugno scorso si scoprì che la spazzatura raccolta nel Vesuviano e nel Casertano, formalmente destinata alla differenziazione e al riciclo, finiva sotto terra dalle parti di Manfredonia. Tra i nomi delle persone coinvolte spuntò quello di Luigi Ferraro, fratello del più noto Nicola, ex consigliere regionale dell'Udeur in carcere da tempo.

 

Ma prima dei Casalesi, nel Foggiano ha seminato Raffaele Cutolo. Dalle carceri di Foggia e San Severo gli affiliati al professore di Ottaviano diedero vita alla cosiddetta Nuova camorra pugliese. Figlia della Nco. L'alleanza si fortificò quando la sorella del padrino, Rosetta Cutolo, fu mandata al confino a San Severo, e si ruppe con l'omicidio di don Peppe Sciorio, luogotenente di Cutolo a Foggia: con quel gesto, la mala della Puglia settentrionale si dichiarò indipendente da quella campana. A Manfredonia, poi, la violenza è figlia di un tradimento. I Romito e i Libergolis alleati per anni contro gli Alfieri-Primosa, sono implosi quando i Libergolis scoprirono che Franco Romito li aveva traditi diventando un confidente dei carabinieri. Il boss andò a un summit tra padrini con una cimice addosso. Per questo dai primi anni 2000 scorre sangue tra le due fazioni.
La mappa della mafia pugliese ha una tappa in più solo da qualche mese: San Marco in Lamis, della cui esistenza sulla cartina geografica gli italiani si sono accorti quando, ad agosto, due contadini innocenti sono stati fucilati per essere stati scomodi testimoni dell'agguato costato la vita proprio a Mario Luciano Romito. E man man che il paesaggio si addolcisce a favore del mare, si inasprisce l'atteggiamento dello mala, fino ai grossi agglomerati metropolitani alle porte di Bari che presentano, come tutte le periferie del mondo, spigoli difficili da smussare. Bitonto ha un centro storico mozzafiato e si trova a due passi da Santo Spirito Palese, località di mare di indubbio fascino. Dalla settimana scorsa la cittadina che conta 55mila abitanti è al centro dell'attenzione per l'omicidio di Anna Rosa Tarantino, sarta 84enne caduta sotto i colpi di pistola destinati a un pusher. Ieri a Bitonto c'è stato il ministro Minniti. In serata una fiaccolata nel vicolo dove è rimasta uccisa per chiedere agli eventuali testimoni di parlare. Per Anna Rosa, vittima della contesa decennale tra il clan Conte e la cosca dei Cipriano. Gruppi che si occupano di droga. La piazza dei Conte frutta fino a 10mila euro al giorno. L'hashish e la marijuana i clan della provincia la prendono dalle cosche di Bari. Che sono tante. Troppe. Almeno dieci quelle censite nell'ultima relazione Antimafia. Le più attive sono i Capriati di Bari Vecchia e gli Strisciuglio e i Mercante di Libertà. Il clan più potente è quello dei Parisi di Iapigia che, nella primavera scorsa, ha vissuto un momento di particolare turbolenza con un tentativo di scissione affogato con tre omicidi.
Le cosche baresi sono forti dei carichi di droga che arrivano dall'Albania quotidianamente. La marijuana proviene dalle coltivazioni delle zone «franche» vicino Tirana e dal Montenegro. Ogni scafista trasporta in media mezzo quintale a viaggio. Tra Bari, il Gargano e Otranto arrivano a destinazione trenta carichi al giorno. Un chilo di marijuana vale 13mila euro. Ed è il business principe della mala del Salento, frastagliata quanto quella della Puglia del nord e figlia della Sacra Corona Unita nata a Mesagne, nel Brindisino. In collegamento costante con le ndrine calabresi e i camorristi campani. Sotto la benedizione di Cosa Nostra. Affari e sangue. I pugliesi si aspettano che adesso sia lo Stato a incominciare la sua guerra.
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Ultimo aggiornamento: 19:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA