I buchi dell'Antimafia e la legalità delle belle parole

di Alessandro Barbano

Gli slogan in tv hanno questo di strano: se non confutati diventano mezze veritŗ. Gli slogan pronunciati l’altra sera a Porta a Porta dal presidente dell’Antimafia Rosy Bindi ne sono un esempio.



Se passa la tesi, da lei sostenuta, che abbiamo la migliore legislazione antimafia d’Europa, che tutti gli altri Paesi ci invidiano non vedendo l’ora di applicarla - chiss√† perch√© poi nessuno lo ha fatto ancora! - se passa questa tesi, la lotta alla mafia pu√≤ andare a farsi benedire. Vale perci√≤ la pena di spiegare che cosa c’√® di vero dietro agli slogan che un certo ceto politico adopera senza sapere di cosa parli, nell’intima preoccupazione di blindare le proprie posizioni personali rassicurando alcuni poteri che ne sono garanti.



La migliore legislazione antimafia d’Europa, di cui parla la Bindi, √® un codice sull’applicazione delle cosiddette misure di prevenzione che consente di confiscare patrimoni finanziari, immobili e aziende in assenza di un giudicato penale, cio√® prima che sia intervenuta una sentenza di condanna. La sottrazione della propriet√† avviene con un procedimento in camera di consiglio, cio√® con ridotte garanzie di contraddittorio tra le parti, che valuta la pericolosit√† sociale dei titolari dei beni e l’inspiegabile sproporzione tra questi ultimi e i mezzi professionali e finanziari atti a produrli. Si tratta di una legislazione speciale, ai limiti della costituzionalit√†, che si pu√≤ spiegare e accettare solo in quanto strumento utile in un contesto di lotta alla mafia. Ma che, proprio per questa sua valenza emergenziale, dovrebbe impegnare lo Stato al rigore e all’efficienza. Accade invece il contrario.



Grazie al codice Alfano-Maroni, nel giro di pochi anni √® stata acquisita al patrimonio pubblico un’enorme quantit√† di beni, in particolare immobili e aziende, che lo Stato ha lasciato marcire e fallire. Ci√≤ √® dipeso in parte proprio dall’inadeguatezza della ¬ęinvidiabile¬Ľ legislazione antimafia. Che √® scritta con una logica fallimentare, diretta cio√® a proteggere e in qualche modo privilegiare i terzi creditori, e contiene una serie di vincoli che rendono quasi impossibile la prosecuzione dell’attivit√† di impresa o la vendita dei beni confiscati. In realt√† dietro un vincolo ideologico, che si giustifica con lo slogan ¬ęse vendi i beni la mafia se li ricompra¬Ľ, si √® costruito un gigantesco sistema burocratico-corporativo, di cui fanno parte le procure, la categoria degli amministratori giudiziari, l’apparato burocratico dei prefetti e alcune associazioni no-profit che godono di legittimazione, affidamenti diretti e autonomia. √ą l’antimafia italiana, un carrozzone che avanza dietro i suoi suggestivi inni alla legalit√†. Senza che nessuno spieghi ai cittadini che cosa costa e che cosa produce. Cio√® quante aziende sequestrate sono fallite (la risposta sarebbe: la quasi totalit√†), quanto pagano le procure agli amministratori e chi mette il naso in queste consulenze (la risposta sarebbe: nessuno, perch√© non c’√® una Corte dei Conti che verifichi e contesti le spese della magistratura inquirente), chi certifica i bilanci e l’uso delle risorse delle associazioni dell’antimafia militante (che gode del regime di particolare vantaggio concesso al cosiddetto quarto settore).



Il paradosso √® che, di fronte a questo disastro, la tesi prevalente di alcuni politici √®: la legge ha fallito? Vuol dire che funziona! Bisogna insistere. √ą stata una pazzia affidare il controllo dei beni confiscati a un’agenzia istituita a Reggio Calabria e costituita da 8 prefetti che non hanno la minima idea di quello che sia la mafia n√© l’amministrazione di un’azienda? Aumentiamo i prefetti! Non riusciamo a vendere i beni confiscati? Nominiamo, √® questa la tesi espressa dalla Bindi in tv, un supermanager di Stato, una sorta di IRI dell’antimafia a cui affidare tutto il patrimonio sequestrato per convertirlo a finalit√† sociali. Poi ci si stupisce se a Casal di Principe, dove la magistratura ha lavorato bene per davvero decapitando un’intera generazione di mafiosi, i figli hanno ancora pi√Ļ fiducia dei padri degenerati che dello Stato.



Non finisce qui. C’√® qualcosa che ha trasformato la legislazione antimafia da un’aberrazione utile in una mostruosit√† giuridica e civile. Questo qualcosa √® l’estensione che se ne √® fatta ad ambiti che con la mafia nulla hanno a che vedere. Ci√≤ √® avvenuto con i pacchetti sicurezza che, tra il 2009 e il 2012, hanno consentito l’applicazione delle misure di prevenzione alla corruzione, alla ricettazione, fino all’evasione fiscale, configurando un vero e proprio orco burocratico-giudiziario che interviene a gamba tesa sulla libert√† dei cittadini.



L’ultimo capolavoro l’ha fatto il guardasigilli Cancellieri, riportando l’emissione dei certificati antimafia sotto il controllo delle singole prefetture, in attesa di una irrealizzabile banca informatica che incrociasse tutti i dati disponibili nel Paese. Con l’effetto che questi nullaosta, indispensabili per partecipare a qualunque gara, si rilasciano a mano in un termine ordinatorio, che pu√≤ dilatarsi all’infinito. E in un clima in cui la mancanza di una certificata verginit√† vale un sospetto e un sospetto vale una mezza prova, un prefetto rispettoso delle forme pu√≤ rilasciare un certificato atipico, che recita pi√Ļ o meno cos√¨: tu non sei mafioso, per√≤... Una sorta di insufficienza di prove della burocrazia, che scarica sull’ente locale la responsabilit√† di affidare o meno a quell’impresa un appalto. Tutto lavoro per i Tar.

Ecco l’antimafia che ci invidierebbe l’Europa. Un pachiderma clientelare, che serve soprattutto a se stesso e su cui nessuno mette bocca. E che continua a sciupare l’impegno di tanti magistrati e il sacrificio di uomini come don Giuseppe Diana, trasformandoli in icone per celebrare una legalit√† fatta di belle parole e mascherare un potere fatto di pessimi esempi.



Mercoledì 19 Marzo 2014, 12:15 - Ultimo aggiornamento: 20 Marzo, 16:50



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5 di 5 commenti presenti
2014-03-20 17:35:00
visto che ogni nuova proposta si arena per vincoli di costituzionalità, per aspetti burocratici ed organizzativi ,al vertice dell'antimafia ci sia un pool di esperti che propongano soluzioni omnicomprensive e che siano atti concreti e non il libro dei sogni. Comunque la peggiore soluzione è tenere a capo un politico e per giunta una come Bindi, un simbolo mummificato di decenni di fallimenti. Un analisi , la sua, che parte da una chiara (anzi non chiara) lettura dei fatti contrapposta a leggi quasi perfette ma di dubbia attuazione.
2014-03-19 18:11:00
Ma questa bindi... oltre alle..... torte scadenti, cosa ha fatto? Ce la portiamo avanti da 50 anni!
2014-03-19 15:57:00
Ipotesi Visto che di recente la carica di presidente dell'antimafia è valsa la nomina a "seconda carica dello stato" magari fra non molto potrebbe valere la nomina a "prima carica dello stato" ( prima donna etcc..., nuova alternanza ......). Saluti
2014-03-19 15:10:00
In poche parole In poche parole mi sembra che questa anfimafia sia alla fin fine il soilto carrozzone che ad ogni sospiro si riempie di gente(consulenti, tecnici, amministratori etc, etc) che alla fine delal fiera non ha fatto altro che alimentare il magna magna
2014-03-19 14:24:00
Pi√Ļ Coraggio, meno ipocrisie. Egr. direttore, Una sola constatazione, aldil√† dei tecnicismi, nel suo articolo c'√® tanto coraggio, mette in luce molti aspetti ipocriti della moda dell'Antimafia, e rimanda al mittente (politica e burocrazia statale) gli slogan-spot annunciati di recente. Complimenti.

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