Alessia Pifferi, soldi e regali per lei in carcere dopo la morte della piccola Diana: «Vogliamo aiutarla »

Alessia Pifferi, soldi e regali per lei in carcere dopo la morte della piccola Diana: «Vogliamo aiutarla »
Alessia Pifferi, soldi e regali per lei in carcere dopo la morte della piccola Diana: «Vogliamo aiutarla »
Sabato 10 Settembre 2022, 09:40 - Ultimo agg. 12 Settembre, 17:01
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Affetto e aiuti. Nonostante tutto. Nonostante la morte della piccola Diana. In molti stanno dimostrando vicinanza ad Alessia Pifferi, la madre arrestata il 21 luglio e accusata di omicidio volontario per aver lasciato la sua bambina di quasi un anno e mezzo, Diana, a casa da sola per sei giorni con solo un biberon di latte. Profumi, creme per il corpo, smalti per le unghie, acqua di colonia, balsami. E ancora libri sul pensiero positivo, vestiti, elastici per capelli, biancheria e anche qualche centinaio di euro da spendere in carcere, bonificati sul conto corrente apposito e con il nome del beneficiario indicato. Come riporta La Repubblica, tutti questi doni arrivano direttamente allo studio legale di Solange Marchignoli, l'avvocata che difende Alessia. «Per quanto mi riguarda, non c'è una causa più urgente né più giusta del proteggere Alessia da questa caccia alle streghe - dice Marchignoli - . Ha bisogno di aiuto, questo è indubbio. E non mitroverà sorda al suo appello, mai».

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La donna che si trova detenuta in isolamento al carcere di San Vittore a Milano dove, come hanno comunicato pubblicamente i suoi avvicati, Alessia vive in condizioni difficili, sia da un punto di vista della cura personale, sia psicologico.

Tra i tanti messaggi arrivati, si legge: «Voglio dare una mano anche io, non inviando soldi (non mi sembra il caso) ma magari qualcosa che può aiutarla nel quotidiano: una piccola coccola a questa donna confusa e spaurita». A portare in carcere i doni nei prossimi giorni saranno i legali stessi della donna.

 

A parlare con Alessia Pifferi in carcere era stata anche Sara Ben Salha, finita per qualche giorno in carcere in seguito alla faida dei trapper, che aveva sottolineato le sue condizioni psicologiche: «Non nega assolutamente le sue colpe, soffre molto. L'ho sentita piangere tutto il giorno, sdraiata in silenzio a guardare il soffitto. Non è un mostro ed è sola al mondo, la famiglia le ha voltato le spalle, il compagno è sparito, le altre detenute la odiano». Nelle scorse settimane, i legali di Alessia Pififferi avevano chiesto di far entrare in carcere Pietro Pietrini, professore di Biochimica clinica e Biologia molecolare clinica all'Università di Pisa, uno dei due docenti incaricati dalla difesa di redigere una consulenza psichiatrica. Richiesta che è stata rigettata dal gip anche perché agli atti dell'inchiesta, coordinata dai pm Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro e condotta dalla Squadra mobile, per ora non ci sono elementi che facciano pensare ad eventuali patologie psicofisiche della 37enne.

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