«Cerco chi mi ha salvato la vita nel 1979: adesso sono padre e vorrei ringraziarlo»

Giovedì 20 Febbraio 2020 di Roberta Brunetti
Andrea Bona alla ricerca dell'uomo che lo salvò 40 anni fa dalle acque di un canale
Fu questione di attimi: la baby sitter perse di vista quel bambinetto vivace, che non aveva ancora due anni e una gran voglia di sgambettare. Lui si infilò in un varco della balaustra, tra la fondamenta e il ponte, e cadde nel canale a Venezia. Lo salvò un passante che si gettò in acqua e lo portò in salvo, prima di dileguarsi. Sono passati quasi 41 anni da quella tragedia scampata. Il bambino è oggi un avvocato, padre di quattro figli e vorrebbe incontrare l’“eroe” di quel giorno. «Innanzitutto per dirgli grazie» spiega Andrea Bona, che ha lanciato il suo appello anche in rete. «Non abbiamo mai saputo chi fosse quell’uomo. Lui se ne andò subito, senza lasciare un nome. E all’epoca non c’erano social né cellulari che facilitassero una ricerca di questo tipo».

Cresciuto tra Venezia e Mestre, dove ha il suo studio legale, Bona vive ormai da una decina d’anni a Quarto d’Altino con moglie e figli. Sono stati propri i suoi bambini, tre gemelli di otto anni e una bambina di quattro, a spingerlo a questa ricerca, complice un vecchio ritaglio del Gazzettino. «Lunedì i bambini sono stati con mio padre che è andato a prenderli a scuola – racconta Bona - è stato lui a mostrargli il ritaglio del Gazzettino che riferiva di quell’incidente, lo aveva appena ritrovato sistemando la cantina. Gli ha raccontato di quanto fossi un terremoto da piccolo. Gli ha spiegato che se non fossi stato salvato quel giorno, loro non sarebbero nemmeno nati...». Un dialogo tra nonno e nipoti che ha risvegliato anche emozioni e memorie di Andrea Bona. «Non ricordavo quell’articolo. Ed ero molto piccolo quando accade l’incidente. Ho qualche immagine e i racconti che mi sono stati fatti».

Era il 31 maggio del 1979. La famiglia Bona abitava ancora a Venezia, in fondamenta del Forner, ai piedi del ponte della Donna Onesta, al 2933/A di San Polo. «I miei genitori erano al lavoro - ricorda Bona -. Mio padre era architetto, mia madre faceva la segretaria alla scuola Canal. Io ero con la baby sitter». Il piccolo Andrea stava giocando in fondamenta, davanti a casa, quando si infilò nel varco della balaustra e finì in acqua. «La baby sitter si sentì male, credo fece in tempo ad urlare e poi svenne. Ci fu questa persona che si gettò dal ponte, mi riportò a riva e se ne andò. Questo è quel che mi è stato raccontato. Io ho un solo ricordo di quel giorno: ero a casa, nella camera dei miei genitori, dove c’era il fasciatoio, con cinque, sei persone sconosciute che mi guardavano dall’alto e mi cambiavano. Erano i vicini dei casa che si presero cura di me, mentre arrivava mia madre».
Di quell’uomo, invece, nessuna traccia. Né quel giorno, né dopo. Anche il vecchio articolo del Gazzettino scriveva che non se ne conosceva l’identità, che forse era un ex brigadiere dei vigili urbani. «Sono passati tanti anni, potrebbe non esserci più - osserva Bona - magari ha dei figli che conoscono la storia. Ci terrei davvero a incontrare queste persone. Anche da padre, vorrei ringraziare per quel gesto che mi salvò la vita». Ultimo aggiornamento: 21:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA