Apostolico, fuggiti i primi migranti “rilasciati” dalla giudice di Catania. Ma lei ne libera altri quattro

Bocciata la richiesta d’asilo dei tunisini che nel frattempo si sono resi irreperibili

Apostolico, fuggiti i primi migranti “rilasciati” dalla giudice di Catania. Ma lei ne libera altri quattro
Apostolico, fuggiti i primi migranti “rilasciati” dalla giudice di Catania. Ma lei ne libera altri quattro
di Andrea Bulleri
Giovedì 12 Ottobre 2023, 00:02 - Ultimo agg. 17:26
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Non lascia. Anzi: raddoppia. Iolanda Apostolico, la giudice del tribunale di Catania finita nella bufera per aver rimesso in libertà quattro migranti sconfessando il decreto Cutro (e soprattutto per la sua partecipazione a una manifestazione anti-Salvini datata 2018), assesta un altro colpo alla linea del governo sull’immigrazione. E con una nuova pronuncia arrivata ieri mattina, sceglie di non convalidare il fermo di altri quattro richiedenti asilo trattenuti nel centro di Pozzallo. Una decisione che getta altra benzina sul fuoco delle polemiche. Soprattutto perché – è notizia di ieri – i primi quattro migranti rimessi in libertà dall’ordinanza di Apostolico del 29 settembre, nelle scorse ore, si sono visti rifiutare la loro richiesta di protezione internazionale. Nessun diritto d’asilo, dunque: i migranti possono essere rimpatriati. Il problema è che, nel frattempo, pare che i quattro si siano resi irreperibili. Non sono più a Pozzallo, insomma. E, al netto dell’irritazione, per il governo si tratta della conferma che l’impianto del decreto Cutro è corretto così com’è. «Se il tribunale di Catania si fosse limitato ad applicarlo convalidando il loro fermo – è la stoccata che arriva da fonti di maggioranza – tutto questo non sarebbe successo. E quei migranti irregolari oggi verrebbero rimpatriati in Tunisia».

Giudice Apostolico, altri 4 trattenimenti non convalidati: è il secondo provvedimento della magistrata finita nella bufera

Ecco perché il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si mostra ancor più determinato nell’annunciare il ricorso contro il nuovo provvedimento del tribunale di Catania, il terzo in poco più di dieci giorni: «Impugneremo la decisione», spiega.

Mentre la Lega torna alla carica, e invoca provvedimenti contro una magistrata che ritiene «militante» e «anti-salviniana»: «Giustizia o politica?», si domandano da via Bellerio. «Prima in una piazza dove si insultano le forze dell’ordine e si difendono gli sbarchi, poi in tribunale per rimettere in circolazione altri clandestini. Un intervento è necessario – è l’affondo del Carroccio – come consentito dalla Costituzione, per rispetto della legge, del buonsenso e del popolo italiano».

LO SCONTRO

Lo scontro torna così ad accendersi, nel giorno in cui Piantedosi era atteso in commissione Affari costituzionali a Montecitorio per rispondere alle domande delle opposizioni sul video che immortala Apostolico alla protesta del 25 agosto 2018 al porto di Catania. È il filmato che ha portato la Lega (e, con toni più soft, Fratelli d’Italia) a chiedere le dimissioni della giudice, ripresa dalle telecamere insieme a manifestanti che gridano slogan contro le forze dell’ordine. Mentre Pd e pentastellati avevano evocato il rischio “dossieraggio” ai danni della magistrata. Un’ipotesi che ieri è stata smentita con forza dal sottosegretario del Viminale Nicola Molteni, che ha risposto al question time al posto di Piantedosi (impegnato in un comitato di ordine e sicurezza a Cagliari). «Gli approfondimenti effettuati – ha spiegato il numero due dell’Interno – hanno escluso che il suddetto materiale sia stato estrapolato dalla documentazione relativa ai servizi di ordine pubblico disposti in occasione di quella manifestazione». Quel video, in altre parole, non è stato girato (né archiviato) da forze di polizia in servizio quella sera. 

 

Molteni però aggiunge al puzzle un altro tassello. Spiegando che il carabiniere presunto autore del filmato, sulle cui affermazioni sono in corso accertamenti, ha poi ritrattato la propria versione. «Il 6 ottobre scorso – ricapitola il sottosegretario – un militare ha riferito al suo superiore di avere effettuato alcune videoriprese della manifestazione» del 2018 al molo di Catania «e di aver diffuso uno dei filmati che riprendeva il magistrato. Il militare ha poi ritrattato le proprie affermazioni: nei suoi confronti sono in corso accertamenti finalizzati alla valutazione della rilevanza disciplinare della sua condotta».

Il caso, insomma, è tutt’altro che chiuso. Anche perché la Lega, saputo che i quattro migranti “rilasciati” non avevano diritto d’asilo – e non potranno essere rimpatriati –, vuole accelerare sul progetto di riforma delle sezioni dei tribunali che si occupano di immigrazione. Alla bozza, che «presto verrà sottoposta agli alleati», stanno lavorando i tecnici del Carroccio. L’idea è semplice: «Sui trattenimenti dei migranti – spiega chi segue il dossier – a decidere devono essere i Tar o le Corti d’appello, i cui magistrati godono di una comprovata capacità e imparzialità. Non si può lasciare la materia in mano a giudici che volontariamente danno la propria disponibilità a occuparsi di questi temi. E sui quali, come dimostrano i fatti, non si possono avere le stesse garanzie di terzietà». 

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