CORONAVIRUS

Artigiano in crisi per il lockdown accetta di stoccare 5,4 chili di hascisc: arrestato

Sabato 8 Agosto 2020 di Cristina Antonutti
La droga sequestrata
PRAVISDOMINI - La ditta bloccata dal lockdown, i pagamenti in scadenza e una situazione economica ogni giorno più difficile. È per disperazione - così ha spiegato ieri al giudice Luigi Rorato, 42enne di Pravisdomini - che ha deciso di accettare un'offerta molta pericolosa: andare a Firenze per ritirare un carico di droga e stoccarlo nel suo capannone. Era maggio, non si poteva ancora girare liberamente da una regione all'altra, ma l'artigiano ce l'ha fatta ad arrivare a destinazione e a tornare in Friuli senza incappare in un alcun controllo. L'unico obiettivo era incassare il compenso che gli era stato promesso: mille euro. Quei soldi non gli sono mai stati consegnati. Anzi, sarebbero sorti degli attriti. Mercoledì Rorato si è ritrovato i carabinieri di San Donà di Piave e Portogruaro in casa e sul lavoro. Nel capannone, che si trova a Pravisdomini ed è sotto sequestro, è stato recuperato un pacco contenente 5,4 chilogrammi di hascisc. Nella sua abitazione è stato invece sequestrato un altro etto di stupefacente, della stessa partita.
GLI ARRESTI
Rorato, incensurato, è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nella vicenda ha trascinato dentro anche la sua socia, Marta Valentini (44) di Pasiano, perchè il rilevante quantitativo è stato ritrovato proprio nella sede della loro impresa artigiana. Il sostituto procuratore Marco Faion ha chiesto per entrambi la convalida dell'arresto e ieri mattina la coppia è comparsa davanti al gip Monica Biasutti. Lui, tutelato dagli avvocati Silvia Sanzogni ed Enzo Del Bianco, ha reso interrogatorio. Nella sua ricostruzione si tratterebbe di un episodio figlio della disperazione, perchè il viaggio a Firenze l'avrebbe accettato in un momento di grande necessità. Il gip ha convalidato l'arresto e ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari. Per la donna, difesa dall'avvocato Antonino Di Pietro, alla convalida è seguita l'immediata scarcerazione. Lo stesso socio l'ha scagionata dichiarando che non ha nulla a che fare con la droga sequestrata.
LA DIFESA
Saranno gli inquirenti a valutare e cercare riscontri al racconto di Rorato. L'uomo è convinto di essere stato vittima di una vendetta perchè non voleva consegnare la droga a chi gli aveva commissionato il viaggio a Firenze. L'hascisc - inizialmente il quantitativo pare fosse più rilevante - sarebbe rimasta tutto questo tempo nel suo magazzino perchè la qualità era così scarsa da renderla invendibile. L'artigiano avrebbe continuato a reclamare senza successo il suo compenso. A un certo punto si è rifiutato di consegnare i 5,4 chilogrammi senza prima essere pagato, ma per questo suo comportamento sarebbe stato minacciato. A quel punto ha trattenuto una delle stecche di hascisc meglio conservate a titolo di risarcimento. Questa è la sua storia. Gli inquirenti dovranno adesso valutarla. Ultimo aggiornamento: 19:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA