Napoli, Assoambiente: servono 24 nuovi termovalorizzatori e investimenti per 10 miliardi.

di Daniela De Crescenzo

Dieci miliardi di euro e 24 nuovi termovalorizzatori sono necessari per adeguarsi alla direttiva europea sull'economia circolare e creare 600 mila nuovi posti di lavoro: lo sostiene Assoambiente nel suo report 2019. Una tesi completamente diversa da quella prospettata nei giorni scorsi dal ministro Costa che, proprio partendo dalla necessità di raggiungere l'obiettivo fissato dalla Ue del 65 per cento di raccolta differenziata, ha sottolineato che non ci sarà più materiale da incenerire e che quindi investire in quel tipo di impianti è assolutamente poco conveniente.

Si legge, invece nel rapporto Assoambiente: "Per raggiungere gli obiettivi fissati al 2035 il nostro Paese non ha alternative al dotarsi di un sistema impiantistico adeguato al proprio fabbisogno, pianificando la realizzazione nei prossimi 16 anni di: più di un ventina di impianti per le principali filiere del riciclo, 22 impianti di digestione anaerobica, 24 impianti di  termovalorizzazione, 53 impianti di discarica per gestire i flussi dei rifiuti urbani e speciali. Un investimento complessivo che richiederà 10 mld di euro".

Al momento l'Italia, proprio a causa dell'inadeguata rete impiantistica, continua a esportare rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non. "Esportiamo circa 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 1 milione di rifiuti pericolosi, e circa 0,4 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: un fenomeno in crescita, una assurdità etica ed economica, oltre che non rispettosa dei principi comunitari", è scritto nel report.

Non solo. Nel nostro Paese si raccoglie in maniera differenziata "solo" il 56 per cento dei rifiuti urbani, mentre bisogna arrivare al 65. Nel 2017 in Italia il 47 per cento dei rifiuti urbani è stato avviato a recupero di materia (circa il 20 per cento recupero della frazione organica, umido e verde, e 27 cento riciclo delle altre frazioni merceologiche), il 18 cento è stato avviato a termovalorizzazione, mentre l’1 cento a recupero energetico presso impianti produttivi (es. cementifici, centrali termoelettriche). Una quota pari al 23 cento è stata conferita in discarica, l’1cento esportato, mentre una quota pari al 5 cento è rimasta in giacenza presso gli impianti di trattamento. La percentuale residuale fa riferimento al compost domestico (1cento), biostabilizzato (3 cento) e copertura discariche (1cento).

Un sistema, quindi, ancora pieno di falle, visto che la discarica dovrebbe essere una soluzione residuale e che l'esportazione dei rifiuti non è ammessa. E la Campania, insieme alle altre regioni del Sud, è una delle aree più problematiche, visto che nel 2017 ha esportato più di 45 mila tonnellate di rifiuti urbani e 41 mila tonnellare di speciali.

Ritardi che provocano anche un grave danno economico. Assoambiente, analizzando i dati dell'Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), sostiene: "Il settore della gestione dei rifiuti in Italia vale circa 28 miliardi di Euro: 11,2 miliardi di euro per i rifiuti urbani (dato Ispra), 16,9 miliardi per i rifiuti speciali (stima). Nel nostro Paese risultano presenti circa 7.200 impianti di riciclo che occupano circa 135.000 addetti. La Commissione europea prevede per questo settore un incremento dell’occupazione in UE28 per circa 650.000 posti di lavoro (+50,77%) in presenza di uno scenario moderato e di circa 660.000 posti di lavoro (+51,59%) con uno scenario ambizioso, pur mettendo in conto un declino dell’occupazione al 2030.

 


 
Venerdì 19 Aprile 2019, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 19-04-2019 12:40
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