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Baby gang, l'incubo nelle città: Milano, Roma e Napoli, violenze e cocaina per i like. ​Le nuove vittime sono le ragazze

Martedì 5 Aprile 2022 di Claudia Guasco, Alessia Marani, Leandro Del Gaudio e Mary Liguori
Baby gang, l'incubo nelle città: violenze e cocaina per i like

Sono figli di professionisti, avvocati, dirigenti di azienda, impiegati. Non gli manca niente dal punto di vista economico eppure decidono di far parte di una gang. Il fenomeno lo denuncia Giuseppina Latella, da due anni a capo della procura del Tribunale per i minorenni di Roma dopo essere stata a Reggio Calabria e Messina. «Togliamoci dalla testa che le baby gang siano un fenomeno legato solo alla criminalità. Dopo i vari lockdown affrontiamo sempre più casi di violenze sessuali perpetrate da minori, a volte di 13-14 anni. Si tratta di ragazzini che non vivono in contesti criminali ma si organizzano sui social solo per perseguire questo scopo e hanno una cultura della violenza fisica che spaventa perché ostentata su internet».

Milano - Le 13 bande con la “Z”come simbolo:  stuprano e rubano

Per le baby gang di Milano i soldi non sempre sono la priorità e le violenze sessuali sono l’ultima deriva di gruppuscoli che si riuniscono quasi per caso con un unico obiettivo: dare la caccia alle loro prede. Come è accaduto la notte di Capodanno in piazza Duomo. I ragazzi, la maggior parte minorenni, circondavano le ragazze con la tecnica della nuvola, le separavano dalle amiche e abusavano di loro. Undici le vittime, dodici li indagati, la maggior parte minorenni. Le notti violente di Milano hanno le zone critiche a Porta Venezia, Corso Como, Citylife, piazza Mercanti, la Darsena e l’Arco della Pace. Gli investigatori del comando provinciale dei carabinieri hanno tracciato la mappa delle 13 baby gang che terrorizzano la città: aree d’azione, chi sono i capi, i nickname dei componenti, i reati in cui sono specializzati. Sulla metro verde spadroneggia la Z2, la Z4 si riunisce a Calvairate ma entra in azione tra Porta Vittoria e corso Lodi. Mandano avanti il più giovane del gruppo, tra gli 11 e i 12 anni, con un pretesto avvicina la vittima che viene subito circondata dal gruppo e minacciata con i coltelli. Il bottino sono soldi, cuffie, smartphone, scarpe e giubbotti. San Siro e Baggio devono convivere con i Z7 Zoo, una trentina di italiani e arabi capitanati dal trapper Neima Ezza. Realizzano video musicali, nei quali radunano anche 300 persone, in stile gangster esibendo pistole, moto e auto di lusso e droga. Comandano nel quartiere e cercano di imporre il loro potere in altre zone del centro. Stesso stile per la K.O. Gang, gruppo di venticinque minorenni italiani, marocchini ed egiziani di seconda generazione, che nei video di propaganda compaiono con cappucci e passamontagna, pistole in pugno, macchine rombanti e droga al ritmo della musica del rapper El Kobtannn, il capo con 7.380 seguaci su Instagram. 

di Claudia Guasco

 

Roma - I padroni della metro B e i combattimenti  organizzati su internet

Come sciami che si uniscono e si separano, che puntano l’obiettivo e colpiscono. Le baby gang di Roma si aggirano per le stazioni della metropolitana B o ai capolinea dei bus, si danno appuntamento via social, si formano e scambiano i componenti a seconda del “mood”, ossia la zona dove agire e il tipo di raid da commettere. Non ci sono regole fisse e difficilmente si individuano dei “capi”. Tra di loro non mancano le ragazze. Nel mirino delle bande finiscono soprattutto coetanei da schernire, picchiare e, nel caso, rapinare specie nei luoghi della movida. Una escalation di violenza sfociata persino in stupri tentati o consumati. Il 22 dicembre, un branco di minorenni accerchia, palpeggia e prova a violentare una quindicenne davanti a un fast food dell’Eur. Non ci riescono solo per l’intervento di altri ragazzi e di una pattuglia di carabinieri. Cinque ragazzini vengono identificati: tre finiscono in comunità, due non sono nemmeno imputabili perché under 14. Sabato 19 marzo due tunisini di 17 anni abbordano un coetaneo su una minicar, lo stuprano, sotto la minaccia di un coltello lo costringono a salire in casa sua, in periferia, dove lo rapinano e violentano anche la madre. 

Il profilo delle baby gang capitoline è stato tracciato dagli inquirenti nel corso dell’ultimo comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico in prefettura. Due le esigenze evidenziate: le forze dell’ordine dovranno stilare un elenco dettagliato dei punti di raduno; mentre le autorità comunali dovranno mappare i centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati presenti in città. Da dove spesso provengono alcune gang. Intanto, ancora non riesce a parlare, per via della mandibola spaccata in più punti, un ragazzino di 15 anni preso a pugni da un’altra gang un mese fa sulla via Tuscolana. 

di Alessia Marani

Napoli, il centro storico ostaggio dei figli dei boss

Quattro contro uno, calci in faccia, due denti spaccati che atterrano sul marmo della Galleria Umberto. Domenica notte, sangue e paura. Minorenni in azione, sono le 21, c’è un ragazzo dal volto gonfio di botte a terra, che viene accudito da una donna, che gestisce un negozio all’interno della Galleria: è stato aggredito da quattro coetanei, inutile scavare sul movente. Le ragioni sono sempre le stesse: una occhiataccia, qualcuno che non cede il passo nella folla, insomma, basta davvero poco per far esplodere la rissa. Stesso scenario di violenza accaduto pochi giorni prima nei pressi della chiesa di Santa Chiara, dove sono stati usati tirapugni e manganelli. Vittime due 14enni, ma anche altri ragazzini più piccoli, costretti a chiedere aiuto in lacrime alla polizia, dopo aver subìto un’aggressione senza motivo. Violenza e paura anche a Coroglio, periferia occidentale, dove un 16enne è stato picchiato nel corso di una movida decisamente fuori controllo, tanto da essere costretto alle cure mediche. Ma chi sono i teppisti del branco napoletano? Qui a Napoli il minore violento diventa sentinella o pedina della camorra. Di recente un ragazzino di 16 anni ha incassato una condanna a 18 anni per la “stesa” messa a segno ai Quartieri spagnoli la scorsa estate. A Marcianise (Ce) la violenza in certi casi si tramanda di padre in figlio. La babygang che sta seminando il panico tra i minorenni è infatti composta da figli di affiliati al clan Belforte, cosca protagonista negli Anni 90 di una faida tanto violenta da indurre il prefetto a imporre il coprifuoco in paese. I componenti della banda hanno colpito per due volte in meno di un mese nonostante fossero stati colpiti da daspo urbano. Tra loro anche alcune ragazzine. Lo scorso 22 febbraio nel comune di Capodrise una ragazzina riprese la scena di un’aggressione con un cellulare, ma fu scoperta e fu l’obiettivo delle “femmine” del branco.

di Leandro Del Gaudio e Mary Liguori

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 6 Aprile, 00:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA