L'Aquila, messa alla prova per il baby violentatore: tra tre anni possibile perdono

L'Aquila, messa alla prova per il baby violentatore: tra tre anni possibile perdono
L'Aquila, messa alla prova per il baby violentatore: tra tre anni possibile perdono
di Marcello Ianni
Giovedì 29 Settembre 2022, 08:42 - Ultimo agg. 09:18
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Per Mario (nome di fantasia per tutelare il 15enne minore aquilano di origine rumena), assistito dall'avvocato Amedeo Ciuffetelli, si è aperta la porta della messa alla prova, dopo i gravi e presunti casi di violenza sessuale ai danni di minorenni. A suo carico pendono le pesanti accuse di tre violenze sessuali e una tentata rapina, ai danni sempre di minorenni per le quali il giovane ha dovuto varcare la porta di un carcere minorile di Roma, lontano dagli affetti famigliari e dalle lezioni scolastiche, dopo essere stato prelevato ai primi di dicembre, su ordine della Procura minorile dell'Aquila, dagli agenti della Squadra mobile della Questura proprio poco prima di recarsi presso l'istituto superiore che frequenta nel polo scolastico di Colle Sapone.


Il minore tornato da tempo in libertà, e riprese le lezioni in presenza, da ieri e per tre anni dovrà seguire un percorso riabilitativo speciale per minorenni, non solo dal punto di vista psicologico ma anche di vita. Dovrà rispettare ovviamente orari e luoghi da frequentare stabiliti sempre dal giudice minorile. Una messa alla prova che verrà svolta in città anche presso centri antiviolenza. Al termine, ovvero nel 2025, se il giudice del Tribunale dei Minori dell'Aquila, riterrà che il percorso intrapreso dal ragazzo, ha avuto i suoi effetti, pronuncerà per il ragazzo sentenza assolutoria dei reati a lui ascritti, con estinzione del reato.


Nello specifico il minore è accusato di due presunte violenze sessuali una il 4 l'altra il 6 novembre scorso, in via Delle Grazie e in via Arco Ricci, zona Portici di San Bernardino. Qui il giovane indagato dopo aver bloccato con un abbraccio le mani delle due giovani vittime, le avrebbe violentate, nonostante, una di loro, in lacrime per il dolore fisico patito, lo avesse implorato di smettere. Altra violenza sessuale contestata si è verificata nel giugno scorso in una casa abbandonata nei pressi della chiesa nel popoloso quartiere Torretta. Dopo aver poi ottenuto i benefici (degli arresti domiciliari con la possibilità di seguire le lezioni in presenza), il ragazzo è comparso anche dinanzi il Tribunale per raccontare il proprio vissuto, in una età delicata, in cui insieme ad altri della sua stessa generazione si è trovato a confrontarsi con realtà virtuali e lockdown che hanno alterato molto le percezioni anche nei rapporti con l'altro sesso e più in generale con gli altri.

L'approccio di Mario è stato affrontato con la consapevolezza che la messa alla prova non è un espediente processuale, una fuga dal processo, ma anzi in modo conscio, di aver vissuto e di vivere un periodo di forte criticità che necessità di un lungo e preciso percorso di recupero, sul quale il Tribunale dei Minori ha alla fine valutato seppure con la dovuta severità ma con la serenità di poter fare affidamento su un esito che si spera positivo. Ieri il via di messa alla prova.
 

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