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Bambina di 7 anni annegata nel lago Revine: indagate una suora e quattro animatrici per omicidio colposo. Chi sono

La Procura di Treviso mette sotto inchiesta gli animatori e gli organizzatori del campo estivo a cui stava partecipando la piccola Mariia Markovetska, rifugiata ucraina che a marzo era scappata dalle bombe insieme alla mamma e alla sorellina

Lunedì 1 Agosto 2022 di Maria Elena Pattaro
Mariia Markovetska, la bimba annegata e la disperazione della nonna

REVINE LAGO - Muore a 7 anni nelle acque del lago, mentre è in gita con il Grest. La Procura di Treviso mette sotto inchiesta gli animatori e gli organizzatori del campo estivo a cui stava partecipando la piccola Mariia Markovetska, rifugiata ucraina che a marzo era scappata dalle bombe insieme alla mamma e alla sorellina, trovando ospitalità dalla nonna, a Vittorio Veneto. Doveva essere un porto sicuro, invece mercoledì pomeriggio ha trovato la morte nel lago di Santa Maria, a Revine Lago. Cinque i nomi iscritti nel registro degli indagati dal pubblico ministero Valeria Peruzzo, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e omissione di vigilanza. Tra gli indagati ci sono sia animatori, che quel giorno hanno accompagnato al lago il gruppo di circa sessanta bambini, sia figure apicali dell'organizzazione, come suor Maddalena, al secolo Marina Baro, la responsabile amministrativa del Campus San Giuseppe di Vittorio Veneto, l'istituto che organizza il Grest.

Bimba annegata nel lago Revine, l'animatrice del campo estivo: «Non mi do pace»

Oltre alla religiosa, il cerchio degli inquirenti si è chiuso attorno a Martina Paier, 22 anni di Vittorio Veneto, Tiffany De Martin, 21enne di Fregona, Camilla Rizzardi, 36 anni di Revine Lago e Simonetta Da Ronch, 55 anni di Vittorio Veneto. Ieri sono stati notificati gli avvisi di garanzia agli indagati: i loro legali, assegnati d'ufficio o nominati di fiducia, li stanno incontrando in queste ore. L'iscrizione al registro al momento ha lo scopo di garantire a chi è sotto inchiesta la possibilità di partecipare alle operazioni peritali, in particolare all'autopsia sul corpo della bambina, nominando un proprio consulente di parte.

L'ANATOMOPATOLOGO

Anche mamma Antonina e nonna Ivanna, che a marzo ha accolto la figlia e le nipotine hanno la possibilità di nominare un loro consulente di parte, in qualità di parti offese. L'esame post mortem è stato fissato per domani mattina all'obitorio di Vittorio Veneto, dove si trova la salma della piccola. Sarà l'anatomopatologo Antonello Cirnelli, a cui stamattina verrà conferito l'incarico, a stabilire la causa del decesso della bambina: un dettaglio fondamentale anche per attribuire eventuali responsabilità. L'altro quesito cruciale riguarda quanto tempo è passato tra l'allarme per la scomparsa della bambina e il momento in cui il suo corpicino è stato ritrovato sott'acqua, per caso, da due turisti belgi. Dall'esame esterno sulla salma è risultato che i polmoni della piccola erano pieni d'acqua, il che farebbe pensare al decesso per annegamento anche se l'ipotesi del malore rimane ancora aperta. Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Vittorio Veneto, si sono concentrate sulla ricostruzione di quel pomeriggio. Nei giorni scorsi sono state raccolte più di dieci testimonianze, dirette e indirette: ci sono i racconti di chi era presente e ha avuto un ruolo nella sorveglianza, nelle ricerche e nei soccorsi della piccola. E le informazioni fornite da chi invece si occupa dell'organizzazione delle attività.

I NODI
Tanti i nodi da sciogliere. A partire da quei cinquanta minuti di buio di cui parlano alcuni testimoni, tra cui il vigile del fuoco e il barista che per primi hanno tentato di rianimare la piccola. Com'è possibile che sia passato così tanto tempo tra la scomparsa di Mariia e il ritrovamento? Da accertare se gli animatori fossero in numero congruo a sorvegliare un gruppo così numeroso, composto da circa sessanta ragazzini. E se a monte ci fosse un'organizzazione rigorosa o se siano state commesse leggerezze poi risultate fatali per la piccola rifugiata. «Ci hanno detto che erano sei animatori, uno ogni dieci ragazzi, ma come fa uno solo a guardarne così tanti?», tuona nonno Igor. «È stata la mia nipotina ad accorgersi che Mariia non c'era. Ed è corsa a dirlo all'animatrice», racconta la nonna di un'amichetta della bimba annegata. «Vogliamo la verità: le suore parlino. In caso di dubbi siamo pronti a fare una seconda autopsia in Ucraina, dove la nostra bambina verrà seppellita», affermano i nonni della vittima. Per la famiglia sono giorni di strazio, a cui si aggiunge la difficoltà del papà, rimasto in Ucraina a combattere, di ottenere il via libera per raggiungere l'Italia. Per gli indagati invece lo choc si mescola ora alla preoccupazione per le conseguenze penali di una tragedia che ha scosso l'intera Marca trevigiana.
Maria Elena Pattaro
 

Ultimo aggiornamento: 14:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA