Batterio killer a Verona, sospesi tre medici dopo la morte di quattro neonati all'Ospedale della Donna e del Bambino

Venerdì 4 Settembre 2020

Batterio killer: tre medici sospesi a Verona nell'ambito dell'inchiesta all'Ospedale della Donna e del Bambino dopo i casi di infezione da Citrobacter che hanno colpito oltre 90 neonati e hanno causato la morte di quattro di essi dal 2017.

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Batterio killer


«La Direzione dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona comunica che a seguito delle risultanze della relazione della Commissione Ispettiva Regionale in relazione alla vicenda Citrobacter dell'Ospedale Donna e Bambino di Borgo Trento, a partire dal giorno sabato 5 settembre 2020, vengono sospesi in via cautelare secondo condizioni cautelari tre medici». Lo si legge in una nota dell'Azienda ospedaliera diffusa in tarda serata. I medici sospesi sono la dottoressa Chiara Bovo, Direttore Sanitario dell'Azienda ospedaliera di Verona; la dottoressa Giovanna Ghirlanda, Direttore Medico della struttura e il dottor Paolo Biban, Direttore della Pediatria. 

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L'altro ieri era stata inviata alla Regione Veneto la relazione del commissario dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Francesco Cobello, con le controdeduzioni richieste dal Direttore generale dell'Area Sanità Domenico Mantoan: le infezioni da Citrobacter che hanno causato quattro decessi di neonati e nove lesioni cerebrali permanenti sono state confermate dalla relazione della Commissione di esperti nominata dal governatore Luca Zaia. Sui punti critici evidenziati dalla Commissione regionale, Cobello sottolinea che «queste osservazioni contribuiscono al processo di revisione delle criticità già in atto presso l'Azienda».
 

 

Riguardo all'andamento epidemiologico dei casi di Citrobacter koseri il commissario dell'Azienda ospedaliera precisa che «una prima considerazione riguarda il confronto per le infezioni invasive tra gli anni 2019, 2019 e 2020. Nel 2018 un solo caso isolato, nel 2019 tre casi di cui due incerti per modalità di trasmissione e per provenienza, nel 2020 cinque casi di cui uno probabile e poi chiusura del punto nascita». «Si sottolinea - prosegue la relazione - che in Azienda viene utilizzato quasi esclusivamente latte già fornito dalle Aziende produttive in forma liquida, per il quale non viene richiesta alcuna manipolazione da parte degli operatori, e solo occasionalmente si utilizza latte in polvere per particolari esigenza del neonato». «In questo caso - prosegue - non viene utilizzata acqua potabile presa dal rubinetto, ma acqua minerale di bottiglia». Cobello conclude la sua relazione ricordando che «la colonizzazione non significa malattia e non è nemmeno predittiva di futura malattia, ma soltanto indicativa di circolazione del batterio».
 

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 01:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA