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Bochicchio, parola fine: è suo il corpo bruciato. Ma restano ancora ombre sullo schianto in moto del broker che truffava i vip

Sabato 30 Luglio 2022 di Valeria Di Corrado
Bochicchio, parola fine: è suo il corpo bruciato. Ma restano ancora ombre sullo schianto in moto del broker che truffava i vip

C'è almeno un punto fermo nel giallo sulla morte di Massimo Bochicchio. Il corpo carbonizzato del motociclista che lo scorso 19 giugno è andato a schiantarsi contro il muro di cinta dell'aeroporto dell'Urbe, a Roma, è del broker che ha truffato decine di vip, tra calciatori, allenatori e imprenditori. Ieri la professoressa associata di Genetica Medica all'Università de La Sapienza Paola Grammatico, nominata dalla Procura capitolina per risalire all'identità del cadavere reso irriconoscibile dalle fiamme, ha consegnato ai pm l'esito dell'esame genetico: il dna estrapolato dagli organi del centauro è «altamente e statisticamente compatibile» con quello prelevato da Tommaso Bochicchio, fratello del consulente finanziario originario di Capua, ma residente da anni a Roma.

Quindi, per la scienza, quell'uomo che è finito fuori strada - senza un perché - è il broker 56enne che aveva beffato gli investitori raccogliendo almeno 600 milioni di euro, senza poi restituire loro né gli interessi, né il capitale. È stato necessario, una settimana fa, eseguire questo confronto con il profilo genetico del fratello perché - a distanza di un mese dalla delega della Procura - la consulente si è accorta che mancava nella Banca dati nazionale del dna il campione che avrebbe dovuto essere prelevato da Massimo Bochicchio quando venne arrestato l'8 luglio 2021 all'aeroporto di Giacarta, con l'accusa di riciclaggio internazionale, ed estradato in Italia. Anche se era altamente probabile che fosse lui il motociclista deceduto nell'incidente alla periferia nord della città, nell'ambiente dei circoli sportivi romani che frequentava, in molti pensavano che lo schianto e le contestuali fiamme fossero l'ennesima presa in giro del broker. 

A distanza di 40 giorni, ora la salma di Bochicchio potrà essere restituita alla famiglia, che, non appena avrà il certificato di morte, potrà celebrare il suo funerale. Il corpo, infatti, si trova ancora nell'obitorio dell'istituto di medicina legale del Verano. Restano, tuttavia, ancora molti i punti da chiarire su questa vicenda. A cominciare dalla causa per la quale il consulente finanziario abbia perso, all'improvviso e inspiegabilmente, il controllo della sua moto Bmw su un tratto rettilineo della via Salaria, senza che nessun altro veicolo rimanesse coinvolto nell'incidente. La perizia tecnica su quel che resta della due ruote dovrà accertare se ci sia stato un malfunzionamento del mezzo o se fosse stato volontariamente sabotato da qualcuno il sistema frenante. Sull'asfalto, infatti, non c'erano segni di frenata, né imperfezioni, come buche o dossi. Un ausilio per ricostruire la dinamica del sinistro potrebbe arrivare anche dall'analisi delle telecamere dell'aeroporto.

L'ipotesi più probabile è che il broker possa avere avuto un malore improvviso o una crisi glicemica, essendo il 56enne malato di diabete. La consulenza medico-legale, infatti, non si è ancora conclusa. Da un primo esame autoptico, sembra esclusa una morte per ictus o infarto. Gli esami istologici, però, stabiliranno con precisione la causa del decesso. 

 

L'alternativa è che Bochicchio si sia tolto la vita, magari perché era pressato dalle minacce dei suoi creditori, sapendo di non poter restituire loro i soldi investiti. La Procura di Roma, infatti, indaga per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti. Perché, però, se voleva farla finita il broker avrebbe scelto di schiantarsi con la moto contro un muro, senza avere la certezza di morire? Una delle ipotesi al vaglio, è quella di aver simulato un incidente per far incassare alla sua famiglia una polizza assicurativa sulla vita e metterli al riparo dalla «gente brutta brutta» di cui parlava sua moglie Arianna Iacomelli (arrivata seconda al concorso di Miss Italia nel 1990).

Il 15 settembre, con il certificato di morte in mano, il presidente della VII sezione penale del tribunale di Roma sarà costretto a dichiarare estinto il processo per riciclaggio ed esercizio abusivo dell'attività di investimento a carico di Bochicchio. Le 38 le parti civili che si erano costituite, chiedendo al broker di essere risarcite per un totale di 70 milioni di euro, resteranno quindi senza il becco di un quattrino. Un altro dei miseri irrisolti, su cui la Finanza sta indagando attraverso una serie di rogatorie all'estero, è se esista un tesoro nascosto dal broker o se invece abbia bruciato la gran parte degli investimenti, intascandosene una parte per fare la bella vita e comprare opere d'arte. 

Ultimo aggiornamento: 11:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA