Il boss albanese e la vendetta: «Uccidiamo il pm davanti al tribunale di Roma»

Giovedì 17 Febbraio 2022
Il boss albanese e la vendetta: «Uccidiamo il pm davanti al tribunale di Roma»

«Quando me parte 'a ciavatta co' questo vado a sparare a Cascini fori a piazzale Clodio». Un boss albanese e un ex calciatore, intercettati, lo dicono senza mezzi termini: vogliono uccidere uno dei magistrati del pool Antimafia della procura di Roma, Francesco Cascini. E vorrebbero sparargli fuori dal tribunale romano di piazzale Clodio. Anzi, vorrebbero fare fuori anche il fratello del pm, Giuseppe Cascini, oggi componente del Consiglio superiore della magistratura. In passato il Consigliere era un procuratore aggiunto in forze alla procura di Roma, un investigatore capace di fare condannare all'ergastolo uno dei criminali più sanguinari della capitale, Elvis Demce. E adesso l'albanese vuole vendicarsi. Conversa con un ex giocatore della Primavera della Lazio, Alessandro Corvesi, ricordato anche per la relazione con la showgirl Antonella Mosetti. E lo fa liberamente, pensando di non essere intercettato. L'albanese si sente al sicuro perché utilizza un'applicazione per i messaggi criptati, "Sky Ecc". Non può sapere che il mese dopo aver pronunciato i suoi propositi, nel marzo 2021, l'Europol avrebbe coordinato «le attività svolte dalla polizie francese, belga e olandese», trovando il server che racchiude i messaggi di migliaia di criminali, anche quelli tra Demce e l'ex calciatore.

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 «Sabato è la festa mia.. che mi fai per regalo?» chiede un affiliato a Demce alludendo al progetto di eliminare «Il pm che me vo vede morto». Le chat intercettate mostrano anche la pistola e il fucile mitragliatore che dovevano servire allo scopo: «Ce fa c... co’ a macchina blindata, je la trito». L’idea era stata di  Corvesi arrestato a luglio a Ponte Milvio con 27 chili di cocaina: «Hanno mai ucciso un pm? Sono scortati? Lo voglio uccide. Lo sparo fuori a piazzale Clodio». E Demce, dopo aver convenuto che «Stanno cercando de distrugge la cerchia nostra», ma appurata la difficoltà di un attentato, propone un’alternativa: ingaggiare una prostituta per girare un video compromettente con il quale ricattarlo: «A questi per faje male più che sparaje, faje qualche video o ave qualcosa per tenerli x le palle».

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Ma c'è dell'altro perché dal materiale acquisito dai carabinieri compare una foto. Un ragazzo inginocchiato con una pistola puntata sulla testa. L'istantanea è diventata un «meme» del quale ridere. La vittima è un romano di 41 anni, detto il Gelataro per aver lavorato in un bar nonché «reggente» della piazza di spaccio «Dei due Leoni» a Tor Bella Monaca. È sospettato di aver fatto il nome degli albanesi alla polizia. Al suo rapimento, con il fine di estorcergli 50mila euro, partecipano Demce, Alessio Lori detto Chiappa, Cristiano Zeppettella Braccio, Nikolin Shkrepi alias Frato/cugino. Le intenzioni sono chiare: «Lo andiamo a pija, lo buttamo da qualche parte, non lo famo ritrovà più a sto infame». Ma prima Lori chiede l'autorizzazione a Demce: «Me dai l’ok, lo faccio tremà, lo porto in mezzo a un prato, gli metto il ferro in bocca». Lori incarica un componente della banda: «Me lo carica e me lo porta. Gli dico: “ho la sicurezza che sei ‘na spia, brutto infame”. Lo faccio piscià sotto. Se non dà i soldi lo apriamo, vuoi che ti mando la foto?». Poco dopo lo scatto è virale tra i criminali del gruppo guidato dall'albanese Demce.

Ultimo aggiornamento: 22:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA