Boss della 'ndrangheta vuole portare la madonna: carabinieri bloccano la processione

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I carabinieri sono intervenuti a Zungri per interrompere la processione della «Madonna della Neve» dopo che un presunto boss della 'ndrangheta aveva preteso di essere incluso tra i portatori dell'effige. Alla richiesta si é opposto, però, il Comitato promotore dei festeggiamenti e ne é scaturita una discussione. A tutta la scena hanno assistito i carabinieri che erano in servizio d'ordine sul posto e che hanno immediatamente bloccato la processione.

Dopo che il presunto boss si é allontanato, la processione a Zungri si conclusa regolarmente. Il rito é stato autorizzato dai carabinieri su richiesta di alcuni fedeli e del Comitato promotore dei festeggiamenti i quali, dopo che il boss si era allontanato, hanno sostenuto che nessun motivo impediva lo svolgimento della processione. A quel punto i carabinieri della locale caserma, cui si erano aggiunti nel frattempo come rinforzo i militari della Compagnia di Tropea, al comando del capitano Dario Solìto, hanno autorizzato lo svolgimento della manifestazione religiosa, che si é svolta regolarmente.

I carabinieri della Compagnia di Tropea hanno sentito il parroco di Zungri, don Giuseppe La Rosa, ed alcuni fedeli per ricostruire i fatti. Dopo il mancato accoglimento della richiesta da parte del Comitato promotore dei festeggiamenti, il boss si é allontanato e la processione si é potuta svolgere regolarmente. I carabinieri stanno ascoltando tutti coloro che possono fornire un contributo per una ricostruzione dettagliata dei fatti per potere poi inviare un'informativa alla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. Secondo quanto si é appreso, comunque, il presunto boss non ha attualmente alcun conto in sospeso con la giustizia ed é quindi un uomo libero.

I PRECEDENTI
In Calabria sono numerosi i casi di ingerenze dei boss nelle processioni di 'ndrangheta, con la pretesa di essere inseriti tra i portatori della statue sacre e di ricevere in queste occasioni specifici atti di omaggio. Nel luglio del 2014, ad Oppido Mamertina, nella Piana di Gioia Tauro, il maresciallo dei carabinieri comandante della locale caserma che coordinava il servizio d'ordine durante la processione della statua della Madonna delle Grazie si allontanò dopo che l'effige fu fatta sostare, in segno di omaggio e di rispetto, davanti la casa del boss Giuseppe Mazzagatti.

Il sottufficiale, su quanto accaduto, inviò una dettagliata informativa alla Dda di Reggio Calabria. Quell'episodio fece scattare l'intervento del Vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, mons. Francesco Milito, che dispose la la sospensione per tre anni di tutte le processioni religiose nella Piana di Gioia Tauro. Episodi analoghi si sono verificati negli ultimi anni anche in provincia di Vibo Valentia. Due i casi più eclatanti, rimasti negli annali della 'ndrangheta, verificatisi a Sant'Onofrio ed a Stefanaconi. Nel primo centro, in particolare, «regno» della cosca Bonavota, su disposizione del vescovo, mons.

Luigi Renzo, il rito dell'«Affruntata», l'incontro cioé nel giorno di Pasqua tra la Madonna ed il Cristo Risorto, fu «commissariato» per due anni. In occasione di una delle due interruzioni, le statue furono portate dai carabinieri, mentre la volta successiva a sostenere le effigi sacre furono i volontari della Protezione civile comunale, scelti in base ad un sorteggio e dopo un'attenta disamina della loro fedina penale. Analoga procedura fu seguita per un anno, sempre su disposizione di Mons. Renzo, a Stefanaconi dopo la scoperta della pesanti ingerenze da parte della cosca Patania. Anche in quel caso i portatori furono estratti a sorte tra i volontari della Protezione civile.
Domenica 5 Agosto 2018, 16:41 - Ultimo aggiornamento: 6 Agosto, 21:24
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