«Quel compagno ci picchia», e il bullo resta solo in classe ad Ancona

Sabato 29 Gennaio 2022 di Michela Allegri
«Quel compagno ci picchia». E il bullo resta solo in classe ad Ancona

Tutti a casa, lontani dai banchi di scuola. Ma questa volta non c'entrano il Covid, la quarantena e la didattica a distanza. In una elementare di Jesi, in provincia di Ancona, per due giorni si è presentato in aula un solo alunno, di 8 anni. È il risultato di uno sciopero indetto dai genitori di tutti gli altri bambini: le famiglie hanno tenuto a casa i piccoli in segno di protesta contro l'istituito, perché quel compagno li avrebbe vessati per due anni con insulti, spintoni, atti di bullismo, e non sarebbero stati presi provvedimenti adeguati. È successo nella scuola primaria Collodi.

Lo sciopero dalle lezioni è iniziato giovedì e ha coinvolto 14 studenti. 

I racconti dei piccoli vanno avanti da anni. Alcuni di loro sono tornati a casa con lividi, occhi gonfi, graffi. Ma in questi ultimi mesi, con parte dei bimbi costretti a seguire le lezioni da casa a causa dei contagi, i genitori hanno visto con i loro occhi la situazione. «Durante una delle ultime lezioni quel bambino ha lanciato un banco», ha raccontato una delle mamme. 

«Abbiamo deciso di tenere i nostri figli a casa perché non ci sentiamo più al sicuro. Sono due anni che i nostri piccoli subiscono botte, interruzioni di lezioni, parolacce e insulti da parte di un bambino di 8 anni. Abbiamo fatto una relazione al vice questore, sono state attivate anche figure professionali e assistenti sociali, ma nulla. Le maestre le hanno provate tutte. Ecco perché chiediamo a gran voce che vengano adottate misure efficaci a tutela dei nostri figli», hanno invece dichiarato i rappresentanti del gruppo di genitori che ha organizzato la protesta. Mamme e papà, preoccupati, raccontano di un bambino che si è ritrovato con un dente scheggiato, una bimba che è stata colpita in testa con dei pugni. A un altro compagno sarebbe stata lanciata dell'Amuchina negli occhi. Da qui la decisione di scioperare e la richiesta di intervenire con provvedimenti disciplinari adeguati. 

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Sul caso è intervenuta la preside, Lidia Prosperi: «Sono perfettamente a conoscenza della situazione e sono intervenuta ripetutamente negli ultimi due anni - ha detto la dirigente scolastica dell'Istituto comprensivo San Francesco, di cui fa parte la classe elementare - La scuola sta facendo quello che può con i mezzi a disposizione. Non ignoriamo il problema, ma nessuno ha purtroppo la bacchetta magica». 

Nella scuola sono state organizzate diverse riunioni, ma ci sono stati anche incontri con lo psicologo, assemblee, colloqui tra il bambino e la preside. Interventi che, a detta dei genitori, non avrebbero risolto la situazione. Per la dirigente scolastica, però, «l'esasperazione dei genitori è sfociata in un modo assolutamente inadeguato e inopportuno. Persone che hanno ragione sono passate dalla parte del torto. Il problema c'è, e non lo nego, ma la risposta scelta ha superato i limiti». Per i genitori, invece, si tratta di una situazione diventata ormai insostenibile: in classe il clima è irrespirabile - raccontano - e contribuisce a rendere ancora più pesanti giornate già messe a dura prova dall'emergenza Covid e dall'utilizzo della Dad. «Non riteniamo giusto che a rimetterci debba essere l'attività didattica. Andremo fino in fondo e siamo già ricorsi a vie legali», hanno fatto sapere mamme e papà, aggiungendo che, in passato, altri genitori sono stati costretti a cambiare scuola ai figli a causa di questa vicenda. Una circostanza negata dalla preside: «Un paio di bambini hanno cambiato scuola per motivi familiari ben diversi». 

Nel frattempo, per due giorni il bimbo accusato di essere un baby-bullo è rimasto solo in classe. Quando i genitori lo hanno portato a scuola hanno scoperto che avrebbe trascorso la mattinata in un'aula deserta e che avrebbe seguito le lezioni in solitudine, con le maestre. Lunedì dovrebbero tornare a scuola tutti i compagni.

Ultimo aggiornamento: 11:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA