Cadaveri fatti a pezzi nelle valigie: mancano all'appello 50 mila euro della coppia. Indagini sul figlio detenuto in Svizzera.

Shpetim e Teuta Pasho
Shpetim e Teuta Pasho
di Emilio Orlando
Giovedì 17 Dicembre 2020, 17:10 - Ultimo agg. 18:39
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Si infittisce il giallo di Firenze dei corpi di marito e moglie fatti a pezzi e chiusi in quattro valigie. Taulant Pasho, attualmente latitante in Italia, il figlio di Shpetim e Teuta,  i cui corpi sono stati trovati fatti a pezzi in quattro trolley in un terreno tra il carcere di Sollicciano e la superstrada Firenze-Pisa-Livorno, forse è stato rintracciato. Fonti dell'Interpol hanno comunicato ai carabinieri che il giovane è detenuto in un carcere della SvizzeraTaulant Pasho scomparso dal 2016, dopo che i genitori erano svaniti nel nulla. L'uomo era evaso dagli arresti domiciliari e secondo le indagini degli inquirenti lo collocherebbero in Svizzera. Mancherebbe all'appello, inoltre, la somma di 50 mila euro, che Shepetim Pasho aveva ricevuto da un'assicurazione come risarcimento per un incidente. Il movente del duplice omicidio e dell' efferato depezzamento dei cadaveri dei coniugi potrebbe essere proprio questo.

La Procura di Firenze sta coordinando dei sopralluoghi in alcuni appartamenti e casolari intorno a Scandicci e nella zona dove i coniugi potrebbero essere stati tenuti prigionieri prima di essere assassinati e fatti a pezzi. Al momento non ci sono elementi che collocherebbero temporalmente il figlio della coppia sulla scena del crimine dove sono state lasciate le valigie con dentro i corpi dei genitori. L'attenzione degli investigatori si era concentrata in un appartamento in via del Pantano 16, poco distante dal carcere di Sollicciano dove Taulant ha vissuto con la fidanzata Elona, fino alla sua scomparsa. Proprio in quella quattro mura e nella cantina potrebbe trovarsi la chiave per risolvere in rompicapo.  La casa e il garage dove fra il 2016 ed il 2017, vissero i coniugi Pasho per stare vicino al figlio detenuto, furono oggetto di segnalazioni fatte da alcuni condomini per un odore nauseabondo, tipico dei cadaveri putrefatti, che ne fuoriusciva. Fu proprio in quel box che i carabinieri trovarono sei chili di marjuana che portò all'arresto del figlio della coppia. 

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