Sanità al collasso, cambiare subito
perché non se ne può più

Martedì 10 Gennaio 2017 di Mario Pappagallo

La notte di Nola è un dramma nazionale. Con le immagini di quei malati curati per terra. Con i due infarti fatali, gestiti con i pazienti morenti su una sedia, in attesa di una manovra di rianimazione. Con un Pronto soccorso del tutto inadeguato per un afflusso di persone con l’incubo della meningite, ma per lo più affette solo dall’influenza. La notte di Nola è una vergogna. Tanto più grande quanto più tutti sanno che una buona pattuglia di medici di famiglia avrebbe scongiurato con una visita a domicilio molti di quegli inutili ricoveri, che hanno mandato in tilt il pronto soccorso.Tutti sanno che un servizio di ambulanze ben coordinato da una centrale unica avrebbe dislocato i pazienti in altri ospedali in base alla gravità e in base ai posti letto disponibili. Eppure il filtro della medicina di base non esiste più, perché la medicina di base in Italia è morta prima dei pazienti, quando ha rinunciato ad assumere un ruolo nell’emergenza.

Eppure la rete unica del 118 è ancora un’utopia in molte Regioni, dove ancora il sistema sanitario è un agglomerato di ospedali, reparti, divisioni che vivono come monadi, soffrono di un autismo corporativo che nessun ministro, nessun governatore hanno finora scalfito. Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha disposto l’apertura immediata di un’indagine interna, mentre il ministero della Salute ha inviato i carabinieri del Nas per un’ispezione. Si recita un copione già visto decine di volte, senza poi vedere applicate le giuste correzioni. I tre dirigenti medici dell’ospedale, sospesi dal servizio in attesa dell’esito delle indagini interne, pagano per ora per tutti. Ma non sono gli unici responsabili di quanto è accaduto a Nola.

Se gli ospedali campani nel week end traboccano di pazienti, se dall’inizio di dicembre per tre domeniche sono andati in tilt, dipende in grande misura dal fatto che molti, troppi medici di famiglia erano in ferie. Poiché anche i medici di famiglia, come i primari ospedalieri, prendono e gestiscono le proprie ferie in totale autonomia. E nessuno coordina nessuno. E le famose case della salute o i progetti di assistenza territoriale 24 ore su 24, più volte in questi anni annunciate in conferenze stampa politiche, sono ancora parole, parole, parole... Non d’amore, ma di malattia. Perciò al ministro Lorenzin chiediamo: perché nella convenzione della medicina generale non si introduce finalmente l’obbligo di assicurare un filtro a domicilio?

Perché i suoi commissari che hanno gestito la sanità campana in questi anni, oltre a far quadrare i conti, non hanno mai imposto che le strutture sanitarie fossero finalmente messe in rete e che l’emergenza fosse coordinata da un’agenia unica, in grado di assumere decisioni rapide, come ricoveri urgenti, e imporli a ciascuna struttura? Al governatore De Luca chiediamo invece: perché i nuovi manager delle Asl da lui nominati non sembrano all’altezza di incidere su un’organizzazione che fa acqua da tutte le parti? De Luca ieri ha convocato tutti i manager sanitari della Campania e ha chiesto di «avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del Pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola», la cui responsabilità è certamente quella di non aver lanciato, di fronte a quello tzunami di pazienti, un Sos ad altre strutture. È giusto che chi ha sbagliato paghi, in nome di un principio di responsabilità finora troppe volte ignorato.

Ma in tutta coscienza, possiamo dire con certezza che, se l’altra notte l’allarme fosse stato lanciato, sarebbe stato raccolto per tempo? Che gli altri ospedali avrebbero risposto aprendo le loro porte? Che una rete di ambulanze avrebbe gestito i ricoveri e i trasferimenti in tempo reale, impedendo ai poveri medici del pronto soccorso di Nola di accogliere i pazienti su barelle, sedie a rotelle e, alla fine, per terra? Chi ci crede, o non sa o bara. E noi non ci crediamo. Quindi, se sono capaci, questi nuovi vertici sanitari, nazionali e regionali, commissari e governatore, direttori sanitari e manager, costruiscano e impongano un’organizzazione ospedaliera sanitaria fatta non a misura dei medici ma dei malati. Di cui finora in Campania non c’è traccia. Lo facciano subito, perché davvero non se ne può più.

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