CORONAVIRUS

Regioni, mappa colori: Campania e Romagna zona rossa (anche 2 province emiliane). Friuli-Veneto arancio, scuro Lombardia e metà Piemonte

Venerdì 5 Marzo 2021
Regioni, mappa colori: Campania zona rossa, Emilia, Friuli e Veneto in arancio, scuro in Lombardia e metà Piemonte

Cambia la mappa dei colori delle regioni italiane: diventa zona rossa la Campania mentre Friuli e Veneto passano dalla zona gialla alla zona arancione. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato la nuova ordinanza alla luce dei dati del monitoraggio settimanale dell'Iss che segnala un Rt nazionale ormai sopra 1 in 10 regioni. Buona parte dell'Emilia-Romagna, ovvero 5 province su 9, diventa rossa. La Lombardia resta in arancione rafforzato. Arancione scuro anche per metà Piemonte. Restano gialle Lazio e Liguria, bianca la Sardegna.

CLICCA QUI per scaricare la bozza del monitoraggio in Pdf

Le regioni in zona rossa

Con l'ingresso della Campania sono tre le regioni in zona rossa. Le altre due sono Molise e Basilicata. Prima ancora che Speranza firmasse l'ordinanza era stato il governatore De Luca, nel pomeriggio, ad annunciare il passaggio della Campania in rosso: «Siamo ormai in zona rossa perché il livello di contagio non si può più reggere. È evidente che bisogna prendere misure eccezionali. Come è del tutto evidente siamo arrivati alla terza ondata in tutta Italia, per la Campania, da oltre una settimana registriamo sui 2.500 nuovi postivi al giorno che significa che dovremo fare il tracciamento dei contatti per almeno 25mila persone è evidente che in queste condizioni diventa impossibile», ha aggiunto.

Le regioni in zona arancione

Friuli Venezia Giulia e Veneto sono le uniche due regioni a passare dal giallo all'arancione. La zona arancione riguarda la maggior parte delle regioni e province autonome italiane. Resta in arancio anche l'Abruzzo che rischiava di finire in zona rossa. Stesso discorso per la Lombardia che però da mezzanotte è in arancione scuro. Arancione rafforzato anche per metà del Piemonte. Zona arancione in Marche, province autonome di Bolzano e Trento, Toscana e Umbria.

Le regioni in zona gialla

Sei le regioni in zona gialla: Calabria, Lazio, Liguria, Puglia, Sicilia, Valle d'Aosta

Lombardia in arancione rafforzato

«La Lombardia secondo la valutazione settimanale della Cabina di Regia di Istituto Superiore di Sanità e Ministero della salute, dedicata al monitoraggio del rischio sanitario, ha parametri da zona arancione» ma con la raccomandazione «di adottare il massimo livello di mitigazione. Un'iniziativa da me già adottata ieri con la decisione di rafforzare la zona arancione, inserendo oltre alla chiusura delle scuole anche altre restrizioni, come le visite a parenti amici e lo spostamento verso le seconde case e le situazioni che generano rischi di assembramento», ha detto il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.

Piemonte, arancione rafforzato in 20 distretti

La Regione Piemonte resta in arancione ma attua l'ultimo Dpcm in materia di Coronavirus «rafforzando l'arancione con le misure previste per la scuola», ovvero didattica a distanza anche per materne ed elementari, «in 20 distretti su 38». Lo ha annunciato il governatore Alberto Cirio. «Sono misure dolorose, che vorremmo evitare - aggiunge - per questo stiamo facendo un lavoro certosino, applicando i parametri del Dpcm distretto per distretto». Gli uffici regionali sono al lavoro per ultimare l'elenco con l'indicazione di tutti i comuni e delle relative disposizioni.

Torino, Dad dalla II media. «A minuti dovrebbe uscire l'ordinanza del presidente Cirio sulle scuole, che per Torino dovrebbe confermare la Dad dalla seconda media in su, restando in presenza le elementari e la prima media», ha detto la sindaca Chiara Appendino. Il capoluogo piemontese non dovrebbe dunque rientrare tra le 20 aree arancioni rafforzate.

Emilia Romagna, in rosso 5 province su 9

In Emilia-Romagna tutta le province romagnole sono adesso in rosso: Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Lo stesso vale per le province di Bologna, che include anche la città romagnola di Imola, e Modena. Restano in arancione Ferrara, Reggio Emilia, Parma e Piacenza.

Da lunedì 8 marzo, e fino a domenica 21, tutti i comuni della Ausl Romagna in zona rossa: quelli delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Nella giornata di domani nuova ordinanza della Regione per fronteggiare l'aumento dei contagi

Informati i sindaci, sulla base dei dati forniti dall'azienda sanitaria: negli ultimi 14 giorni 832 casi di positività ogni 100 mila abitanti. Alle limitazioni presenti in zona arancione scuro, si aggiungono la chiusura di nidi e materne, la didattica a distanza al 100% per tutte le scuole dalle elementari e l'Università, lo stop alle attività commerciali non essenziali. Bonaccini-Donini: "Decisione dolorosa, ma doverosa intervenire"

Bologna - Da lunedì 8 marzo, tutti i comuni della Ausl Romagna entrano in zona rossa. Si tratta di quelli delle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna, territori già ora in arancione scuro fatta eccezione per il Forlivese, anch’esso in rosso da lunedì.

Sulla base dei dati forniti dall’Azienda sanitaria, e informati i sindaci, la Regione adotterà nella giornata di domani una nuova ordinanza, in vigore dall’8 marzo e fino domenica 21 marzo, per fronteggiare la diffusione dei contagi, che continua ad aumentare a causa delle nuove varianti, anche fra giovani e giovanissimi, e proteggere la rete ospedaliera, dove sono in costante aumento i ricoveri sia nei reparti Covid che nelle terapie intensive.

Le principali restrizioni che verranno introdotte con la zona rossa, in aggiunta a quelle previste in arancione scuro, riguardano la chiusura di nidi e materne, la didattica a distanza al 100% per tutte le scuole dalle elementari e l’Università, lo stop alle attività commerciali ad eccezione di quelle essenziali come farmacie, parafarmacie, negozi di vendita di alimentari, edicole e altre specifiche categorie.

La Calabria chiude le scuole

Scuole chiuse in Calabria a partire da lunedì e per due settimane. È la decisione del presidente della Regione Nino Spirlì che stamani, nel corso della riunione dell'Unità di crisi per il Covid-19, ha sottolineato la necessità di sospendere la didattica in presenza in tutte le scuole di ordine e grado e nelle università. La disposizione verrà ratificata da una specifica ordinanza, che sarà in vigore da lunedì e per due settimane. La didattica in presenza sarà consentita solo nei casi di handicap gravi degli studenti e per un numero limitato di ore. Spirlì ha sollecitato un intervento deciso per arginare le varianti. 

Abruzzo, scuole e parrucchieri aperti anche in zona rossa

In Abruzzo scuole materne e dell'infanzia e barbieri, parrucchieri e centri estetici continueranno ad essere aperti anche nelle zone cosiddette rosse locali istituite dalla Regione. Un comune del Pescarese, Picciano, esce dall'area a maggiori restrizioni, mentre vi entrano altri otto comuni: Castiglione a Casauria e Torre dè Passeri, in provincia di Pescara; Cagnano Amiterno, Capitignano, Castelvecchio Subequo, Ovindoli, Pizzoli e Roccaraso, in provincia dell'Aquila. Salgono così a 34 le località abruzzesi in cui sono in vigore le maggiori restrizioni: tra queste l'intera area metropolitana Pescara Chieti, in cui la variante inglese è responsabile del 70% dei contagi da coronavirus. Le misure sono contenute in un'ordinanza del presidente della Regione, Marco Marsilio e resteranno in vigore almeno fino a domenica 14 marzo compresa.

Di seguito l'elenco dei comuni con le maggiori restrizioni. Provincia di Pescara: Caramanico Terme, Castiglione a Casauria, Cepagatti, Città Sant'Angelo, Lettomanoppello, Manoppello, Montesilvano, Pescara, Pianella, Scafa, San Valentino in Abruzzo Citeriore, Spoltore,Torre dè Passeri e Turrivalignani. Provincia di Chieti: Bucchianico, Chieti, Francavilla al Mare, Lanciano, Miglianico, Ortona, San Giovanni Teatino, Torrevecchia Teatina e Ripa Teatina. Provincia dell'Aquila: Ateleta, Cagnano Amiterno, Capitignano, Castelvecchio Subequo, Ovindoli, Pizzoli e Roccaraso. Provincia di Teramo: Pineto, Roseto degli Abruzzi e Silvi.

Marche, Ancona e Macerata in zona rossa

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha firmato una ordinanza alla luce della nuova normativa disposta dall'ultimo Dpcm. Dalle 00:00 del 6 marzo e fino al 14 marzo le province di Ancona e Macerata saranno in zona rossa. Si applicano tutte le misure del nuovo Dpcm compresa la chiusura e didattica a distanza per tutte le scuole di ogni ordine e grado e le Università. Le province di Pesaro Urbino, Fermo e Ascoli Piceno restano in zona arancione, con applicazione di tutte le relative misure previste nel Dpcm, alle quali, informa la Regione, va aggiunta la chiusura delle scuole secondarie di primo grado e di secondo grado (medie e superiori), statali e paritarie, delle attività formative e curricolari delle Università, delle istituzioni alta formazione artistica, musicale e coreutica, che restano in didattica a distanza al 100%. Resta in ogni caso, sia in zona rossa che in zona arancione, sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per laboratori e per l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e bisogni educativi speciali.

Toscana, Pistoia zona rossa

In Toscana (ancora per una settimana in zona arancione) sono zona rossa la provincia di Pistoia e i comuni di Cecina (Livorno) e Castellina Marittima (Pisa). «Il ministro Speranza - ha detto il presidente Giani - mi ha telefonato per comunicarmi che dai dati la nostra è una zona arancione, che rimane per questa settimana. Vi è un addendum, ovvero una zona rossa provinciale, che è quella della provincia di Pistoia».

Peggiora il livello di rischio in 6 regioni

Si conferma per la quinta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. Sei Regioni (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lombardia e Marche) hanno un livello di rischio alto. Sono 14 (contro le 10 della settimana precedente) le Regioni e province autonome con una classificazione di rischio moderato (di cui nove ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e solo una (Sardegna) con rischio basso (contro le sei della settimana precedente).

Tutte le Regioni e province autonome, tranne due (Sardegna e Umbria), hanno riportato allerte di resilienza, ovvero fattori di allerta. Due Regioni (Campania e Lombardia) riportano molteplici allerte di resilienza.

La soglia di incidenza pari a 250 casi/settimana per 100.000 abitanti, che impone il massimo livello di mitigazione possibile, è stata superata questa settimana in cinque Regioni e province autonome: Provincia Autonoma di Trento (385,02 per 100.000 abitanti), Provincia Autonoma di Bolzano (376,99 per 100.000 abitanti), Emilia-Romagna (342,08 per 100.000 abitanti), Marche (265,16 per 100.000 abitanti) e Lombardia (254,44 per 100.000 abitanti). 

In presenza di varianti che possono parzialmente ridurre l'efficacia dei vaccini attualmente disponibili, le Regioni e province autonome sono invitate ad adottare, indipendentemente dai valori di incidenza, il livello di mitigazione massimo a scopo di contenimento, si legge nella bozza del monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità e ministero della Salute.

I contagi stanno pericolosamente risalendo in Italia. L'indice Rt medio nazionale ha raggiunto quota 1,06. L'Rt medio, calcolato tra il 10 e il 23 febbraio, sui casi sintomatici va sopra uno per la prima volta in sette settimane. È questo il dato all'esame della cabina di regia che sta effettuando il consueto monitoraggio settimanale Iss-Ministero della Salute che sarà presentato nel pomeriggio. Il dato della diffusione del Covid è preoccupante perché l'indice Rt arrivato a 1,06 la scorsa settimana era a 0,99. 

Brusaferro (Iss): nuova crescita dei casi

«La curva segnala una ricrescita dei casi in Italia, ma la ricrescita non è solo in Italia. Nelle ultima settimane c'è un dato di crescita in Italia e anche l'incidenza sta salendo», ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro.

 

Numeri da zona rossa

Se l'indice Rt non dà l'impressione di una recrudescenza, l'Iss fornisce un altro numero allarmante per comunicare che stiamo assistendo a una «netta accelerazione dell'epidemia». Il numero è l'incidenza nazionale che sfiora i 200 (194,87 per 100.000 abitanti) con una previsione di ulteriore peggioramento: nei prossimi giorni potrebbe raggiungere quota 250. Per capire: questa soglia è quella che fa scattare la chiusura delle scuole e la zona rossa. I dati sono relativi al periodo 22-28 febbraio.

Lockdown a Pasqua, zona rossa nei weekend e coprifuoco alle 20: il piano del governo se esplodono i contagi

L'incidenza nazionale nella settimana di monitoraggio, quindi, si allontana da livelli (50 per 100.000) che permetterebbero il completo ripristino sull'intero territorio nazionale dell'identificazione dei casi e tracciamento dei loro contatti e anzi si avvicina alla soglia di 250 casi per 100mila abitanti. 

Gli ospedali

Altro parametro che rappresenta una spia rossa è il livello di saturazione dei reparti ospedalieri. Sono sempre più sotto stress. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale è complessivamente in aumento (26% contro il 24% della scorsa settimana). Il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in risalita da 2.146 della settimana scorsa a 2.327 (il dato è riferito al 2 marzo). Aumenta anche il numero di persone ricoverate in aree mediche, passando da 18.295 (23/02/2021) a 19.570 (02/03/2021). 

Sardegna zona bianca, pronta l'ordinanza: test obbligatori per l'ingresso dei turisti

Scuole in Umbria: chiuse per altre 2 settimane. Variante inglese presente al 51%, 36% la brasiliana

I dati Istat sulla mortalità Covid: Lombardia +111,8% nella prima ondata

Dall'inizio dell'epidemia e fino al 31 dicembre 2020 il contributo dei decessi Covid-19 alla mortalità per il complesso delle cause è stato, a livello medio nazionale, del 10,2% con differenze fra le varie ripartizioni geografiche (14,5% del Nord, al 6,8% del Centro e al 5,2% del Mezzogiorno) e fasce di età (4,6% del totale nella classe 0-49 anni, 9,2% in quella 50-64 anni, 12,4% in quella 65-79 anni e 9,6% in quella di ottanta anni o più). Lo evidenzia il Rapporto Iss-Istat "Impatto dell'epidemia Covid sulla mortalità 2020". Nell’anno 2020 il totale dei decessi per il complesso delle cause è stato il più alto mai registrato nel nostro Paese dal secondo dopoguerra: 746.146 decessi, 100.526 decessi in più rispetto alla media 2015-2019 (15,6% di eccesso). Volendo dunque stimare l’impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità totale, è più appropriato considerare l’eccesso di mortalità verificatosi tra marzo e dicembre 2020. In questo periodo si sono osservati 108.178 decessi in più rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2015-2019 (21% di eccesso).

 

Il bilancio della prima fase dell'epidemia, in termini di eccesso di decessi, è particolarmente pesante per la Lombardia (+111,8%); per tutte le altre regioni del Nord l'incremento dei morti del periodo marzo-maggio 2020 è compreso tra il 42% e il 47%; solamente il Veneto e il Friuli Venezia Giulia hanno un eccesso di decessi più contenuto (+19,4% e +9,0%). Al Centro si evidenzia il caso Marche (+27,7%), regione che si distingue rispetto all'incremento medio (+8,1%). 

Nella seconda ondata, si rileva,si hanno cambiamenti negli eccessi di mortalità. In alcune regioni l'eccesso di mortalità dell'ultimo trimestre del 2020 supera quello della prima ondata Covid (marzo-maggio 2020): in Valle d'Aosta (+63,7% rispetto al +42,6% di marzo-maggio), in Piemonte (+53% rispetto al +47,5%), in Veneto (+44,4% rispetto al 19,4%), in FVG (+45,6% a fronte del +9,0%), nella PA di Trento (65,4% vs 53,1%). Al contrario, l'eccesso di mortalità ottobre-dicembre sulla media dello stesso periodo per 2015-2019, è più basso di quello della prima ondata in Lombardia (+37,1% contro al +111,8%), E-R (+25,4% sul +43,6%), Liguria (+33,9 contro +42,2%) e nella PA Bolzano (+39,1% rispetto a +45,4%). 

Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 12:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA