Ai domiciliari il Procuratore di Taranto Capristo: «Pressioni per perseguire ingiustamente una persona»

Martedì 19 Maggio 2020
Ai domiciliari il Procuratore di Taranto Capristo: «Pressioni per perseguire ingiustamente una persona»

Nicola Maria Capristo, Procuratore della Repubblica di Taranto, è agli arresti domiciliari con l'accusa di corruzione in atti giudiziari. Lo stesso provvedimento è stato eseguito a carico di un ispettore della Polizia in servizio nella Procura tarantina e di tre imprenditori della provincia di Bari. L'inchiesta, cominciata un anno fa, è portata avanti dalla Procura della Repubblica di Potenza. Indagato per abuso d'ufficio e favoreggiamento il Procuratore della Repubblica di Trani, Antonino Di Maio.

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Oltre a Capristo, sono agli arresti domiciliari l'ispettore Michele Scivittaro, in servizio presso la Procura di Taranto, e gli imprenditori pugliesi Giuseppe, Cosimo e Gaetano Mancazzo. Secondo l'accusa, gli indagati avrebbero compiuto «atti idonei in modo non equivoco» a indurre il pm di Trani, Silvia Curione, a perseguire ingiustamente una persona per usura facendo temere al magistrato ritorsioni sul marito, il pm Lanfranco Marazia, suo sostituto alla Procura jonica. Il magistrato, però, non solo si oppose fermamente, ma denunciò tutto. 

Capristo e Scivittaro, inoltre, sono «gravemente indiziati di truffa ai danni dello Stato e falso»: l'ispettore risultava presente in ufficio e percepiva gli straordinari, ma in realtà stava a casa e svolgeva «incombenze» per conto del Procuratore. Stamani sono state eseguite perquisizioni a carico di altre persone e anche di un altro magistrato, che è indagato per abuso d'ufficio e favoreggiamento personale.

Le accuse a carico di Di Maio si riferiscono agli atti da lui eseguiti dopo aver avuto una relazione di servizio dal sostituto Silvia Curione «in ordine alle pressioni ricevute da un ispettore di Polizia (Michele Scivittaro) a nome di Capristo». L'accusa di favoreggiamento - secondo la Procura della Repubblica di Potenza - si sostanziò nelle scelte di Di Maio di «procurare l'impunità di Carlo Maria Capristo», tenendo alcuni «comportamenti omissivi», cioè non verificando se il Procuratore di Taranto fosse coinvolto nella vicenda del processo a carico di una persona estranea all'accusa di usura.​

«È sempre una brutta notizia quando un magistrato viene arrestato e si è colpevoli solo a sentenza definitiva e pertanto non esprimo giudizi sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto oggi il procuratore capo della Repubblica di Taranto Capristo, ma c'è una questione che riguarda la necessità di garantire trasparenza e chiarezza in una città, come quella tarantina, che ha subito uno dei più gravi disastri sanitari e ambientali della storia italiana». Lo dichiara il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli in merito all'inchiesta della procura di Potenza che ha portato il Procuratore della Repubblica di Taranto, Carlo Maria Capristo, agli arresti domiciliari. «Il 7 luglio del 2019 - spiega Bonelli - avevo chiesto al Csm di valutare l'operato del procuratore della Repubblica di Taranto Carlo Mario Capristo in relazione ai rapporti con l'avvocato Piero Amara nella vicenda ex-Ilva». Il coordinatore dei Verdi sottolinea che «sia l'avvocato Amara, arrestato nel febbraio 2020, che il procuratore Capristo furono coinvolti nell'indagine sul depistaggio dell'indagine Eni, mentre il procuratore di Taranto rimase indagato per abuso d'ufficio. Nonostante le vicende giudiziarie di Amara fossero pubbliche, coinvolto nello scandalo delle sentenze pilotate del Consiglio di Stato, partecipò a delle riunioni in procura insieme all'ufficio commissariale per analizzare la vicenda del patteggiamento su Ilva». Bonelli chiede infine ai membri del Csm: «perché non siete intervenuti su Taranto?».

Ultimo aggiornamento: 18:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA