Carabiniere di giorno, spogliarellista di notte: militare sanzionato

di Angela Pederiva

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Dagli organizzatori alle spettatrici, dei suoi strip show erano contenti tutti. Tutti tranne una: l'Arma. Già, perché lo spogliarellista era (ed è) un carabiniere, che per quelle esibizioni non autorizzate ha ricevuto una sanzione disciplinare: una settimana di consegna, ribadita dal Tar del Veneto con una sentenza pubblicata ieri, secondo cui la condotta del militare è stata «idonea a ledere il prestigio dell'Istituzione».



Al netto degli omissis che coprono le generalità del protagonista, «carabiniere scelto presso il comando Interregionale Carabinieri», è lo stesso verdetto dei giudici amministrativi a riepilogare la vicenda. Un esposto presentato proprio ai carabinieri aveva segnalato che l'uomo «in più occasioni» aveva svolto spogliarelli «in alcuni locali del Veneto», tanto che «aveva alcuni account sui social network, attraverso i quali pubblicizzava tale attività». Le accuse erano accompagnate «da materiale fotografico a comprova di quanto dichiarato».

 
Perciò il 27 giugno 2016 era stato avviato un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Questa era stata la contestazione: «Aver tenuto in più occasioni, e in particolare all'interno di esercizio pubblico sottoposto a possibili controlli di polizia i cui titolari erano a conoscenza del Suo stato di carabiniere, un contegno caratterizzato da assoluta minore serietà e decoro. Tale comportamento oltre a condizionare l'esercizio delle funzioni di militare dell'Arma, ha leso in pubblico gravemente il prestigio dell'Istituzione». La procedura era culminata l'8 luglio nella sanzione disciplinare della consegna semplice, che consiste nella privazione della libera uscita fino al massimo di sette giorni consecutivi, confermata il 17 agosto all'esito del ricordo gerarchico promosso dallo stesso militare. 

LA DIFESA
Nel mirino era finita in particolare una serata del 2015, che lo spogliarellista aveva animato in un ristorante del Vicentino. Nel corso dell'istruttoria il carabiniere non aveva negato quell'episodio, ma ne aveva sminuito la portata, così come nel caso delle altre esibizioni pubblicizzate sui social. «Sui fatti rappresentati nelle fotografie aveva dichiarato preciso che si è trattato semplicemente di feste organizzate da amici senza scopo di lucro. Ho partecipato a tali feste a mero titolo di favore chiestomi da amici senza ricevere alcun corrispettivo o compenso. Purtroppo vi ho partecipato senza pensare che ciò potesse recare pregiudizio all'immagine dell'Arma ed al lavoro che svolgo». Una difesa ripetuta anche nell'impugnazione del provvedimento davanti al Tribunale amministrativo regionale, dove il militare ha sostenuto di aver «soltanto partecipato ad una festa privata, senza porre in essere comportamenti illeciti, né danneggiare e ostacolare il perseguimento dei fini istituzionali».

LE MOTIVAZIONI
Ma i giudici hanno stabilito che «la sanzione disciplinare è stata irrogata sulla base di presupposti di fatto oggettivi, adeguatamente accertati e verificati in fase istruttoria e non contestati dal ricorrente». Nelle motivazioni viene spiegato perché il ricorso contro il ministero della Difesa dev'essere ritenuto infondato: «Gli atti evidenziano il luogo e il contesto in cui si è verificato lo specifico episodio contestato, ovvero un pubblico esercizio alla presenza di più persone, alcune delle quali erano a conoscenza che il ricorrente era un carabiniere. Tali circostanze sono sufficienti a rivelare il disvalore, sotto il profilo disciplinare, della condotta posta in essere dal ricorrente». Quest'ultimo potrà proporre appello al Consiglio di Stato.
Sabato 16 Febbraio 2019, 08:48 - Ultimo aggiornamento: 16-02-2019 17:07
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