Carabiniere suicida a 23 anni in caserma: si è sparato con la pistola d'ordinanza

Carabiniere suicida a 23 anni in caserma: si è sparato con la pistola d'ordinanza
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Un ragazzo di 23 anni, giovane carabiniere, si è suicidato nel bresciano con un colpo di pistola partito dalla sua arma di ordinanza. È successo nella caserma di Vobarno: il 23enne, carabiniere scelto operativo, si sarebbe sparato lontano dai colleghi, che hanno trovato il suo cadavere e lanciato così l'allarme.

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Sgomento tra i suoi colleghi militari: è stata aperta un'inchiesta interna da parte dei carabinieri di Brescia, che ora sono al lavoro per ricostruire le cause del gesto. Il giovane aveva iniziato da poco a prestare servizio a Vobarno dopo essere stato trasferito dal Sud Italia.

Secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni, scrive il Corriere della Sera, il giovane carabiniere, originario proprio del meridione, era in difficoltà per il peso dell’incarico e per alcuni richiami nei suoi confronti de parte dei superiori. Richiami di routine, che però lo avevano reso insicuro e non all’altezza del compito. Ai suoi colleghi non avrebbe però mai manifestato disagi così gravi da far pensare ad un tragico epilogo come quello avvenuto ieri mattina, quando il ragazzo ha preso la pistola e l’ha puntata contro se stesso.
Sabato 17 Agosto 2019, 12:42 - Ultimo aggiornamento: 18 Agosto, 08:42
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5 di 5 commenti presenti
2019-08-18 15:47:08
Mi appello ai suoi compagni di camerata e al plotone a cui apparteneva: Se mi state leggendo e SE sapete qualcosa, qualunque cosa, siete pregati di parlare affinché sia fatta luce su questa vicenda. Non abbiate paura e non siate omertosi. Ammesso che ci siano stati avvenimenti e dinamiche particolari, solo voi sapete e soltanto voi potete fare la cosa giusta. Prima che Carabinieri, siate uomini giusti, coscienziosi e rispettosi del ruolo che ricoprite.
2019-08-18 06:01:07
Accade anche tra gli ufficiali. Nella vita militare tutti sono sottoposti di qualcuno. Il fenomeno sembra che colpisca maggiormente le categorie inferiori semplicemente per una questione di numeri e percentuali, sono quelle più folte e perché quando avviene tra gli ufficiali spesso la notizia non trapela neanche. Nell’Arma in ogni comando Legione presso il servizio sanitario ci sono psicologi a disposizione del personale che può ricorrere al sostegno psicologico senza alcuna comunicazione a chicchessia, neanche allo stesso comandante diretto. Purtroppo i meccanismi che portano al gesto estremo sono talmente complessi e drammatici che sono difficili da comprendere ed anche da commentare. Mi auguro solo che la scelta di fare un lavoro così complicato sia stata libera e personale da parte del povero giovane e non sia stata un ripiego o peggio per assecondare la volontà dei genitori ai quali vanno le mie condoglianze. Per limitare i danni futuri, il comando generale dell’Arma dovrebbe cercare di abolire una pratica tutta italiana; la raccomandazione. Ma la vedo dura, durissima.
2019-08-17 16:17:19
Il fenomeno colpisce esclusivamente categorie inferiori perché
2019-08-17 14:46:11
Si può definire un continuo rimprovero dei superiori, a torto o a ragione, uno stalking psicologico? E questo accade quando un superiore non conosce minimamente il carattere e lo stato emotivo del sottoposto.
2019-08-17 14:06:42
Profondo dolore e costernazione, ma una piccola riflessione va esplicitata : Mi risultano visite psicologiche nell’iter concorsuale, forse varrebbe la pena di integrarle anche durante il corso e, soprattutto, preparare meglio i giovani alla vita militare affinché non sia solo la conquista di un posto di lavoro.

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