Carabinieri arrestati a Piacenza, sostituito il comandante: indaga anche la procura militare

Giovedì 23 Luglio 2020
Carabinieri arrestati a Piacenza, indaga anche la procura militare

Dopo gli arresti dei carabinieri coinvolti nell'inchiesta su droga, festini e pestaggi in caserma, arrivano i primi provvedimenti. Due stazioni mobili e 8 carabinieri giungeranno nelle prossime ore a Piacenza dopo il sequestro della Stazione carabinieri di Piacenza Levante, voluta dalla procura. La decisione è stata presa dal Comando generale dell'Arma «nel rispetto dei provvedimenti adottati dall'Autorità giudiziaria» per «continuare a garantire senza soluzione di continuità la funzionalità del presidio al servizio di quella collettività e per la tutela della legalità».

SOSTITUITO IL COMANDANTE
A 24 ore dall'inchiesta che a Piacenza ha portato all'arresto per gravi reati dei carabinieri della stazione Levante, e alla sospensione immediata in quanto indagato dell'ufficiale comandante della Compagnia della città emiliana, il comando generale dei carabinieri ha subito nominato il suo sostituto. Si tratta del capitano Giancarmine Carusone, 34enne originario di Caserta, e che proviene dal comando di una Compagnia in provincia di Messina.

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IN TRE ANNI NESSUNO SI E' ACCORTO DI NULLA
Le indagini della procura di Piacenza che ruotano attorno alla caserma Levante, i cui carabinieri avevano messo in piedi quello che loro stessi in un'intercettazione definivano una «associazione a delinquere» nata attorno allo spaccio di droga, si stanno ora concentrando sulle eventuali mancanze nella catena di controllo e sulle possibili responsabilità nella gerarchia dell'Arma, per capire come sia stato possibile che dal 2017 a oggi - con i fatti più gravi concentrati tra gennaio e giugno 2020 - i militari indagati in servizio presso la stazione ora posta sotto sequestro probatorio abbiano potuto agire indisturbati con arresti illegali, pestaggi, estorsioni e spaccio, talvolta anche assentandosi durante l'orario lavorativo per esempio per trasportare la droga. E quanto si apprende da fonti investigative, che nei prossimi giorni procederanno anche a sentire le vittime delle violenze contestate ai carabinieri. Nessuno di loro ha mai denunciato gli abusi subiti e alcuni sono ancora da identificare. Tra domani e dopodomani si terranno invece gli interrogatori di garanzia dei sei carabinieri arrestati, cinque ora in carcere a Piacenza e uno ai domiciliari. 
 

INDAGA ANCHE PROCURA MILITARE
La Procura Militare di Verona ha aperto un fascicolo d'indagine sugli abusi contestati al gruppo di sei carabinieri. «Al momento si tratta di atti relativi al fatto», ha riferito il procuratore Militare, Stanislao Saeli, il quale ha aggiunto di aver «proceduto sulla base dei provvedimenti cautelari emessi dalla Procura della Repubblica di Piacenza, da cui sembrano già emergere estremi di reati militari. Agiamo in perfetta sintonia con i colleghi della Magistratura ordinaria per ottimizzare le attività di indagine». La Procura militare di Verona ha competenza sui reati militari commessi nelle regioni Valle d'Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia-Romagna.
 

 

INTERROGATORI TRA DOMANI E SABATO
Tra domani e sabato si svolgeranno gli interrogatori di garanzia dei carabinieri della stazione di Piacenza Levante, da ieri posta sotto sequestro, indagati nell'inchiesta della locale procura e accusati di aver eseguito arresti illegali, estorsioni, violenze, traffico e spaccio di stupefacenti. In totale sono dieci i militari indagati, cinque dei quali si trovano al momento in carcere a Piacenza e uno è ai domiciliari. Gli altri indagati civili per i quali è scattata la custodia cautelare in carcere sono stati portati nei penitenziari di Cremona e Parma.

UNO DEGLI ARRESTATI E' EX FORCONE
 Matteo Giardino, uno degli arrestati nell'ambito dell'operazione 'Odysseus' della Guardia di finanza di Piacenza coordinata dalla locale procura, era il portavoce dei 'Forconì piacentini. Giardino, da ieri ai domiciliari, è coinvolto nell'inchiesta insieme ai tre figli maschi, ora tutti in carcere con l'accusa di aver trafficato droga insieme ai carabinieri della stazione Piacenza Levante, ora posta sotto sequestro. Il principale fatto contestato a Giardino è quello di aver trasportato due chili di marijuana per conto di uno dei figli da Milano a Piacenza il 9 marzo scorso in cambio di 400 euro.

L'uomo, muratore, poteva infatti spostarsi nonostante il lockdown in quanto impegnato nella ristrutturazione di una casa nell'hinterland milanese. Nel 2013 Giardino e alcune altre centinaia di residenti piacentini si erano organizzati nel 'Comitato 9 dicembrè, nato sulla scia del movimento dei 'Forconì siciliani, e nel dicembre di quell'anno avevano organizzato diversi presidi e manifestazioni antigovernative in città. Tuttavia fonti investigative fanno sapere che non risulta che a oggi né lui né le altre persone coinvolte nell'inchiesta della procura piacentina, nonostante la propensione alla violenza dimostrata, siano affiliati a gruppi paramilitari o eversivi. 

 

Ultimo aggiornamento: 16:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA