Caritas: più della metà dei poveri non riceve il reddito di cittadinanza, va migliorato

Sabato 16 Ottobre 2021
Caritas: più della metà dei poveri non riceve il reddito di cittadinanza, va migliorato

«Oggi ancora più della metà delle famiglie in povertà assoluta non riceve il reddito di cittadinanza. Si tratta soprattutto di famiglie povere che tendono più di frequente: a risiedere nel nord, ad avere figli minori, ad avere al loro interno un richiedente straniero, ad avere un patrimonio mobiliare, risparmi, superiore alla soglia fissata come requisito di accesso». Lo sottolinea Caritas Italiana chiedendo un miglioramento del reddito di cittadinanza capace di intercettare la povertà assoluta. Più della metà delle persone in condizione di povertà, si sfiora quasi il 60% della popolazione, non usufruisce del reddito di cittadinanza, percepito quindi solo dal restante 40% dei nuclei poveri e soprattutto inoccupati che non percepiscono sussidi di disoccupazione o altre forme di sostegno al reddito. Dal reddito sono rimasti esclusi soprattutto i nuovi poveri della pandemia, in particolare coppie giovani con figli, e ci sono criticità nei percorsi di inclusione lavorativa.

Nonostante ciò, il reddito va mantenuto e “riordinato”. Ci sono proposte concrete su come fare per raggiungere tutti e renderlo più efficace. Superata l’emergenza, contro la povertà bisogna predisporre risposte strutturali adatte alla società attuale. Secondo i dati governativi circa 3,7 milioni di cittadini, di cui 1 milione e 350 mila bambini e ragazzi e 450 mila persone con disabilità, stanno usufruendo del reddito di cittadinanza. La cifra stanziata nel 2020 è oltre 8 miliardi di euro. Se ha funzionato sulle fasce di reddito molto basse ci sono però degli esclusi. Secondo il rapporto Caritas hanno risentito in misura maggiore della pandemia quei nuclei caratterizzati da un’età giovane con la presenza di figli minori e con la presenza di un reddito, seppur minimo. Perciò Caritas propone una vera e propria agenda per il riordino del reddito di cittadinanza

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Si tratta, dice Caritas, di «ampliare alcuni criteri di accesso: diminuzione del numero di anni di residenza richiesti. Di un innalzamento delle soglie del patrimonio mobiliare, innalzamento delle soglie economiche al nord, una scala di equivalenza non discriminatoria verso le famiglie più numerose e che non le sfavorisca rispetto ai nuclei con uno o due componenti. Si tratta di restringere alcuni criteri di accesso, di un abbassamento delle soglie economiche per le famiglie di una persona e di due persone potendo contare su altre risposte dedicate sulla base delle proprie esigenze. Per esempio, in caso di lavoratori sarebbe molto utile una maggiore offerta in sostegni per la conciliazione o di interventi che promuovano l'occupazione femminile».

Il Paese ha bisogno di una misura di contrasto alla povertà, soprattutto dopo il disastro economico causato della pandemia. Ci sono migliaia di persone che non possono fare a meno di un sostegno economico, che non possono lavorare o che, pur lavorando, restano inchiodati a situazioni di profondo disagio economico. L’identikit dei beneficiari racconta di persone molto deboli dal punto di vista lavorativo e in grandi difficoltà economiche, psicologiche e sociali. Non raramente sono persone che non hanno acquisito neppure il titolo di studio obbligatorio per legge, o giovani che non studiano né lavorano o in evidente ritardo con gli studi. Sono tutti dotati di smartphone, ma non sanno usarlo per effettuare ricerche su internet, non sanno redigere un curriculum vitae e, in alcuni casi, non conoscono la lingua italiana. I bisogni fondamentali: cibo, casa e bollette. Le condizioni di povertà ruotano attorno all’impossibilità di avere risorse adeguate per affrontare il soddisfacimento di tre bisogni fondamentali, la spesa per il mangiare, la casa e le bollette. Nonostante il reddito di cittadinanza le difficoltà persistono, in particolare, nei casi in cui l’importo riconosciuto è estremamente basso oppure non adeguato rispetto ai bisogni di vita. Una delle criticità più segnalate è stata la sospensione del contributo al di mese, per cui bisogna tornare alla Caritas o da altre organizzazioni del privato sociali per chiedere di nuovo aiuto.

 

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